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Serie C

Terremoto nello storico club: si dimette la presidentessa, è rebus su chi la sostituirà

La numero uno che ha tenuto in piedi il club dal 2016 lascia: ora il cda dovrà sigillare la transizione e sciogliere i nodi sul futuro

PRO PATRIA SERIE C - PATRIZIA TESTA

PRO PATRIA SERIE C - Patrizia Testa è la proprietaria del club bustocco ormai dal 2016

L’inquadratura più sincera della crisi non è un comunicato, ma un frame dello stadio Carlo Speroni a fine partita: seggiolini vuoti, bandiere arrotolate, e quel brusio che non esplode più. In quelle curve, dove per anni il rito del calcio ha trovato casa, arriva l’annuncio che nessuno voleva leggere: Patrizia Testa lascia la presidenza dell’Aurora Pro Patria 1919. Dimissioni dichiarate, da formalizzare al prossimo Consiglio di Amministrazione, che segnano la fine di un ciclo iniziato nel 2016: un’era che ha garantito continuità societaria in tempi di bilanci ballerini, e che oggi si chiude mentre la squadra lotta per restare a galla. È un addio meditato, presentato come un passaggio ordinato di consegne, non una fuga: una distinzione che conta, e che apre inevitabilmente domande sulla rotta del club.

UNDICI STAGIONI: UNA CIFRA IDENTITARIA
La narrazione di Patrizia Testa alla Pro Patria comincia nel 2016 e attraversa undici stagioni, con un tratto chiaro: mettere in sicurezza la società prima ancora della classifica. È un impegno che l’ha resa una delle presidenze più longeve nella storia recente del club, sullo sfondo di una categoria, la Serie C, dove spesso le ambizioni corrono più veloci dei conti. A Busto, invece, l’orizzonte è stato pragmatico: sostenibilità, rigore, caparbietà. Nell’ultimo biennio, quel profilo si è intrecciato con un percorso accidentato: la retrocessione del 2024-2025, poi la riammissione tra i professionisti per il 2025-2026 deliberata dalla FIGC; un sollievo formale che non ha cancellato i problemi di campo.

IL QUADRO PROPRIETARIO: UN 51-49 CHE FA DISCUTERE
La cornice societaria dell’ultimo anno racconta un equilibrio delicato: 51% in mano a Patrizia Testa, 49% alla fiduciaria Finnat. Quella che molti hanno chiamato «coabitazione necessaria» nasce tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025, quando l’ingresso del socio di minoranza viene reso ufficiale e illustrato pubblicamente: «49 a Finnat, 51 a me», chiarisce la presidente, indicendo un progetto quinquennale a due mani per rilanciare il club. Un patto di intenti che punta su governance condivisa, criteri di trasparenza e gradualità, con Rosanna Zema in qualità di garante e riferimento operativo per il nuovo socio.Non sono mancati però passaggi spigolosi. La composizione delle quote e il deposito della relativa documentazione hanno generato anche un fascicolo disciplinare, concluso con ammende personali a Patrizia Testa e a Luca Bassi (indicato come «fiduciante» del pacchetto Finnat) e una sanzione pecuniaria per la società: un episodio che ha acceso il dibattito cittadino, più per quel che simboleggia, lo stress di una transizione, che per l’impatto effettivo sul bilancio.

IL CAMPO CHE NON PERDONA: UNA STAGIONE MOLTO DURA
La cronaca sportiva del 2025-2026 è stata severa. Dopo l’onda lunga dell’estate, con l’arrivo in panchina di Leandro Greco e la speranza di rimettere in moto i «tigrotti», i risultati sono scivolati via: fino all’esonero di dicembre e alla ricerca, invernale e affannosa, di un assetto tecnico capace di invertire la rotta. A gennaio 2026, il quadro s’è fatto ancora più cupo: serie di sconfitte, classifica che si increspa nel profondo, la sensazione di una squadra che fatica a portare a casa «partite sporche». Le otto battute d’arresto consecutive registrate alla fine del mese sono diventate il simbolo di una crisi da cui uscire è sembrato, settimana dopo settimana, sempre più complicato.

DIMISSIONI ANNUNCIATE: ATTO POLITICO, NON GESTO IMPULSIVO
Le dimissioni comunicate il 25 marzo 2026 sono la punta dell’iceberg di settimane complesse dal punto di vista relazionale. Patrizia Testa ha segnalato pubblicamente un clima di contestazione considerato «lesivo» della propria moralità, anticipando valutazioni anche in sede legale. Non uno strappo, ma un atto di responsabilità finalizzato, nelle intenzioni, ad accompagnare una nuova fase, con tempi e modi codificati: traduzione, passare dal simbolico all’operativo in Consiglio di Amministrazione, dove si sigla la transizione e si definisce chi guida cosa. È qui che il puzzle deve trovare allineamento tra quote, governance e deleghe.

GLI SCENARI: CHI PRENDE IL TIMONE?
Nel totonomi, gli addetti ai lavori hanno spesso associato il ruolo della minoranza Finnat alla figura di Luca Bassi, manager bustocco indicato come il referente sostanziale del 49% e già presente in più occasioni pubbliche legate al club. Non è un mistero che una parte della piazza consideri la progressiva crescita d’influenza della minoranza come un preludio a un cambio di baricentro proprietario. Ma al netto delle percezioni, il dato certo è che l’ingresso Finnat ha garantito risorse e un contrappeso decisionale, dentro un recinto statutario che ora, senza la presidente in carica, dovrà essere interpretato con pragmatismo. Rosanna Zema, già designata in Cda, è una leva naturale per la continuità operativa. Ogni altra ipotesi, compresa l’eventuale ascesa della minoranza a maggioranza, resta al momento un esercizio di finanza societaria da verificare nei documenti, non nelle curve dei social. Accanto a questo perimetro, la memoria bustocca conserva il nome di Roberto Vender, storico patron, tornato di recente in città per un incontro pubblico sulla storia della Pro. Il suo legame affettivo con i colori biancoblù è indiscutibile; ma da qui a leggere un suo ritorno operativo passa il confine tra nostalgia e programmazione. Ad oggi, non ci sono atti ufficiali che indichino un suo rientro nella governance; se emergeranno, sarà il club, non le indiscrezioni, a metterli nero su bianco.

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