Championship
27 Marzo 2026
Roy Hodgson, 78 anni, torna in panchina: la scommessa (interim) del Bristol City per riaccendere una stagione che scivola via
All’Ashton Gate il vento di marzo porta una scena che nessuno, fino a poche settimane fa, avrebbe immaginato: un uomo di 78 anni, cappotto scuro e passo misurato, torna sul prato dove quarant’anni fa aveva lasciato una ferita sportiva mai rimarginata davvero. È Roy Hodgson, ex commissario tecnico dell’Inghilterra e manager di lungo corso in mezza Europa, chiamato dal Bristol City come allenatore ad interim per finire la stagione. Un gesto forte, quasi teatrale, che racconta tanto del presente dei Robins: squadra al 16° posto in Championship, in frenata dopo un inverno in altalena, e con la necessità di ritrovare una rotta tecnica e mentale quando il calendario concede ancora poche mosse.
La mossa arriva all’indomani dell’esonero di Gerhard Struber, tecnico austriaco arrivato a giugno con un contratto triennale e idee chiare di pressing, aggressività e lavoro sui dettagli. L’avvio del suo progetto, però, si è ingolfato nella fase cruciale: una sola vittoria nelle ultime nove partite ha svuotato la spinta costruita a inizio anno e riportato il City in una comfort zone pericolosa, lontana dalla zona playoff. I numeri – e le sensazioni – hanno imposto una decisione rapida: via l’allenatore, dentro un traghettatore di enorme esperienza, con il compito di blindare il gruppo, alzare il livello delle prestazioni e rimettere in carreggiata una squadra che, a febbraio, aveva ancora il profumo della top-six. Al momento della svolta, i Robins sono al 16° posto e distano in doppia cifra – intorno ai 12 punti – dal sesto posto, con il tempo che corre più veloce delle certezze.
Per capire l’impatto simbolico di questa nomina bisogna fare un passo indietro di più di quattro decenni. Roy Hodgson passò da Bristol City all’inizio degli anni ’80, in un periodo travagliato del club, e la sua parentesi fu brevissima. Da allora, il tecnico londinese ha attraversato mondi: Inter, Blackburn, Fulham, West Brom, Liverpool, fino ai recenti ritorni a Crystal Palace e all’esperienza con la Nazionale inglese agli Europei 2012 e ai Mondiali 2014. L’età dice 78, ma la memoria calcistica collettiva lo associa alla parola “stabilità”: poche promesse, tante letture tattiche, gestione degli spazi e delle energie. Ora il cerchio si chiude proprio qui, a Bristol, in un finale di campionato dove conta più l’arte dell’ordinario che l’ossessione per l’estetica.
Il City che eredita Hodgson è una squadra che a tratti ha mostrato gamba e volume, ma che ha pagato duro sia le lacune strutturali sia gli infortuni nei reparti nevralgici. Lo ha ammesso più volte lo stesso Struber nelle sue ultime settimane, fra difesa rattoppata e automatismi da ritessere: contro avversari diretti, i Robins hanno sofferto nella protezione dell’area e nella gestione delle seconde palle, due aspetti su cui la scuola di Hodgson insiste da sempre. Inoltre, alcune uscite stagionali hanno evidenziato un calo nella tenuta nei finali di gara e una difficoltà a “spostare” il baricentro dopo aver subito il primo colpo: segnali che un calcio più posizionale e prudente potrebbe contribuire a correggere già nel breve.
Con il 16° posto e una distanza dai Playoff che ha toccato la doppia cifra, il margine d’errore è ridottissimo: la priorità, prima ancora di sognare rimonte romantiche, è invertire l’inerzia e dare sostanza a un finale dignitoso. A febbraio i Robins hanno respirato aria di Playoff, ma la Championship è una macchina che non perdona pause prolungate. Un pacchetto da 10‑12 punti nelle prossime partite riporterebbe quantomeno il City in una zona di classifica coerente con le ambizioni di inizio stagione, ricostruendo fiducia e narrazione attorno al progetto.
Il City di queste settimane si muove dentro un campionato in cui ogni mini‑crisi costa tre posizioni, e ogni striscia di due vittorie accende un sogno. L’equilibrio è tale che parlare di “progetti” ha senso solo se supportato da una quantità minima di punti ogni mese: Hodgson lo sa e proverà a portare il City sul binario dei 1,6‑1,7 punti a partita, soglia che – in questo momento – non serve a scalare montagne, ma a riaprire una discussione con la classifica. Per riuscirci, serviranno scelte sobrie, partite “sporche” quando necessario, e un filo diretto di responsabilità fra veterani e giovani, perché ogni dettaglio – dal duello aereo al fallo tattico – potrebbe valere un gradino nella griglia.
Il ritorno di Roy Hodgson a Bristol ha il sapore dolce‑amaro delle seconde possibilità. Nessuno, dentro al club, si fa illusioni: serve un lavoro all’osso, settimana dopo settimana. Ma proprio qui, dove la stagione rischiava di annegare nelle ambiguità, l’arrivo di un “artigiano della normalità” può restituire al City un profilo nitido. A volte, per andare avanti, bisogna avere il coraggio di rallentare, mettere in fila i concetti, e tornare a chiamare le cose con il loro nome: marcatura, distanza, equilibrio, cattiveria nelle due aree. È il vocabolario di Hodgson. È, oggi, il bisogno del Bristol City.
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