Cerca

Primavera

Mani addosso all'arbitro dopo l'espulsione ricevuta: ridotta di 3 mesi la squalifica al giocatore del Sassuolo

La giustizia sportiva ridisegna il periodo di stop del centrocampista, rientro anticipato al 30 settembre 2026 dopo il cartellino rosso

SASSUOLO PRIMAVERA - TROY LEO TOMSA

SASSUOLO PRIMAVERA - Troy Leo Tomsa in primo grado era stato squalificato fino al 31 dicembre 2026, ora potrà rientrare in campo 3 mesi prima

Un corridoio che si trasforma in imbuto emotivo, l’aria elettrica del post-espulsione, un gesto che non doveva mai accadere: il ritorno di Troy‑Leo Tomsa verso il direttore di gara, il contatto e il caos improvviso. Da quell’istante, l’asse della sua stagione, e di parte della prossima, si è inclinato. Oggi, però, c’è un capitolo nuovo: la Corte Sportiva d’Appello ha parzialmente accolto il reclamo del giocatore del Sassuolo Primavera, riducendo la squalifica originaria da «fino al 31 dicembre 2026» a «fino al 30 settembre 2026». Uno sconto di tre mesi che non cancella l’errore, ma ne rimodula il peso sportivo.

COSA HA DECISO LA CORTE: LO «SCONTO» E IL SUO SIGNIFICATO
La Prima Sezione della Corte Sportiva d’Appello ha valutato il reclamo di Troy‑Leo Tomsa (classe 2007) e ha stabilito che la sanzione, seppur grave per via del «contatto fisico» con l’arbitro successivo a minacce e ingiurie, potesse essere ridotta nella sua durata complessiva. Nella rimodulazione, la pena passa da fino al 31 dicembre 2026 a fino al 30 settembre 2026, un taglio di tre mesi. È una decisione che conserva il carattere esemplare della squalifica ma che, allo stesso tempo, riapre una finestra di rientro nella prima parte della stagione 2026‑2027, consentendo al giocatore di tornare disponibile (salvo diverse determinazioni interne del club) già in autunno 2026. Il messaggio della Corte è duplice: condanna ferma del gesto e della violazione dei doveri di rispetto verso il direttore di gara, ma anche gradazione della sanzione proporzionata all’insieme delle circostanze, tipica del diritto sportivo italiano, in cui le Corti d’Appello operano una verifica di merito sulla misura oltre che sulla sussistenza dell’illecito.

COM'ERA NATA LA SQUALIFICA «RECORD» DI PRIMO GRADO
L’episodio scoppia al 62’ di Napoli‑Sassuolo Primavera del 7 marzo 2026, finita 5-2 per i padroni di casa: Tomsa viene espulso per proteste. Nel rientrare verso gli spogliatoi, torna sui propri passi e, con atteggiamento veemente, si avvicina al direttore di gara Mattia Maresca: secondo il referto, proferisce gravi minacce e nuove ingiurie, arrivando al contatto fisico. È la miccia che innesca la mano durissima del Giudice Sportivo, che il 10 marzo 2026 irroga la squalifica fino al 31 dicembre 2026. La situazione in campo è tesa: alcuni giocatori provano ad allontanarlo per evitare che degeneri ulteriormente, dinamica descritta da più testimoni e riprese video circolate nelle ore successive. Si vede chiaramente l’intervento di compagni e avversari per placare il giovane centrocampista e portarlo via.

LE PAROLE (E I SILENZI) DEL SASSUOLO
La reazione del Sassuolo è immediata già il 7 marzo: il club condanna senza sfumature il gesto, definendolo «inaccettabile» e in contrasto con i valori di rispetto e correttezza che vuole incarnare nel proprio settore giovanile. Una presa di posizione netta, in linea con la sensibilità che le società professionistiche sono chiamate a mostrare quando si oltrepassa il perimetro della legittima protesta. Ora, con la riduzione disposta dalla Corte Sportiva d’Appello, il club dovrà bilanciare due piani:1) La gestione interna del percorso educativo e disciplinare del ragazzo. 2) La pianificazione sportiva, che, grazie allo «sconto», può riabbracciare il giocatore già entro fine settembre 2026, con tempo utile per inserirlo gradualmente nei meccanismi della nuova stagione.

IL PUNTO GIURIDICO ESSENZIALE: ARBITRO COME «BENE TUTELATO» DAL GIOCO
Nei procedimenti per condotte violente o minacciose verso i direttori di gara, la giurisprudenza sportiva tutela in modo rafforzato l’autorità dell’arbitro come condizione di esistenza della competizione stessa. È la ragione per cui i provvedimenti di primo grado possono essere molto severi, specie quando l’azione oltrepassa la soglia verbale e sfocia in un contatto fisico. Le Corti d’Appello intervengono, se del caso, per ritarare la durata senza ridurre l’intollerabilità del fatto, nel solco del Codice di Giustizia Sportiva e delle massime applicative pubblicate dalla FIGC.

COSA RESTA AL GIOCATORE: UNA SITUAZIONE DA RISOLVERE
Per Troy‑Leo Tomsa, lo «sconto» della Corte è soprattutto una seconda occasione. Ma il margine d’errore è zero. Le immagini e i resoconti di quelle ore non si cancellano: verranno citati ogni volta che il suo nome tornerà sotto i riflettori. Sarà la condotta futura, sul piano tecnico e comportamentale, a ricalibrare la percezione del pubblico e degli addetti ai lavori. In Primavera, dove i profili vengono valutati per talento, attitudine e maturità, la capacità di gestire le emozioni è componente decisiva tanto quanto un passaggio tra le linee. In questo senso, la riduzione al 30 settembre 2026 è una decisione che ribadisce la centralità della funzione educativa della sanzione: chi sbaglia paga, ma il sistema deve offrire un ritorno possibile per chi dimostra di aver compreso la gravità del gesto.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter