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Serie C

Nessuna esclusione dal campionato, il club la sfanga e il presidente annuncia il «Vaffanculo Day»

La Corte respinge l’ipotesi estrema e conferma le penalizzazioni, la squadra resta tra i Professionisti ma la battaglia prosegue

TRAPANI SERIE C - VALERIO ANTONINI

TRAPANI SERIE C - Valerio Antonini, numero uno del club siciliano, ha abituato a colpi di scena durante la sua presidenza

Scena uno: un telefono vibra, scorrono storie e post. In sovrimpressione, un proclama destinato a dividere: «Manderò a tutti l’invito al “Vaffanculo Day”». Dall’altra parte dello schermo, faldoni, dispositivi, sanzioni. Da un lato la pancia dei social, dall’altro il lessico asciutto della giustizia sportiva. In mezzo, il destino del Trapani che, nel giro di poche ore, vira dall’incubo dell’eventuale esclusione all’ossigeno della permanenza nel calcio professionistico. La fotografia del 30 marzo 2026 restituisce un club che resta in Serie C: l’ipotesi più estrema è stata accantonata dalle sedi competenti. Ma il conto delle vicende amministrative non è stato annullato: le penalizzazioni pesano e continueranno a pesare. Lo dicono i dispositivi, non i commenti. Di «vittoria straordinaria» parla il presidente Valerio Antonini, che rivendica l’esito come uno spartiacque e agita la bandiera della polemica nei confronti di chi, a suo giudizio, avrebbe tifato contro. 

COSA HANNO DECISO I GIUDICI: I 5 PUNTI DEL 9 MARZO RESTANO, NIENTE ESCLUSIONE
Nel pomeriggio si è resa chiara la cornice: la Corte Federale d’Appello a Sezioni Unite ha fatto ordine sui reclami, prendendo atto e confermando quanto stabilito in primo grado dal Tribunale Federale Nazionale il 9 marzo 2026. In soldoni: al Trapani restano i 5 punti di penalizzazione e un’ammenda di 1.500 euro per violazioni di natura amministrativa; non c’è, però, alcun provvedimento di esclusione dal campionato. Il club resta quindi nel Girone C, con la classifica ridisegnata dalle sanzioni e l’obbligo di giocarsi sul campo la permanenza. È un responso che chiude, almeno su questo filone, settimane di incertezza alimentate da scenari estremi. La lettura dei canali ufficiali combacia: non si tratta di una «assoluzione», bensì di una conferma delle misure disciplinari già comminate con il dispositivo n. 155 del TFN. La «vittoria» evocata dal presidente è, a tutti gli effetti, la sopravvivenza nel perimetro professionistico.

IL PESO DEL PASSATO PROSSIMO: I -8 DEL 2025 E I -7 DELL'8 GENNAIO 2026
Per comprendere la complessità del caso Trapani bisogna allargare il frame oltre il 9 marzo. Nel mosaico delle sanzioni ci sono tasselli che precedono e seguono quella data. Il più ingombrante è la penalizzazione di 8 punti irrogata nel maggio 2025 per violazioni amministrative (tra cui profili legati a ritenute IRPEF e contributi INPS) e poi confermata dalla Corte d’Appello nel giugno 2025: un pacchetto da scontare a partire dalla stagione 2025-2026. Anche su questo fronte, i giudici d’appello hanno sbarrato la porta a ulteriori tentativi di revoca. Non è finita: l’8 gennaio 2026 un altro dispositivo del TFN ha inflitto 7 punti di penalizzazione e 6.500 euro di ammenda al club, oltre a 4 mesi di inibizione per Valerio Antonini e altre inibizioni ai dirigenti coinvolti. Un mese fa la Corte Federale d’Appello ha respinto i reclami, rendendo la sanzione definitiva sul piano sportivo.

ANTONINI, LA CONTRO-NARRAZIONE
Sul piano comunicativo, Valerio Antonini ha sposato una linea frontale. Dopo l’uscita odierna, «Manderò a tutti l’invito al “Vaffanculo Day”», il presidente ha definito l’esito come una «vittoria straordinaria», rivendicando l’assenza di ulteriori tagli in classifica e parlando di «addebiti azzerati». Va detto con chiarezza: questa è la versione del presidente, non quella cristallizzata nei dispositivi federali, che, al contrario, confermano le penalizzazioni. Non è un caso isolato. Nelle scorse settimane lo stesso Antonini aveva parlato di «persecuzione continua» dopo la «nuova stangata» in classifica, e più di recente, in tv, ha descritto la giustizia sportiva come una «pagliacciata», rivendicando l’idea di essere «solo contro tutti». Dichiarazioni che raccontano di una frattura profonda con pezzi della tifoseria, con parte dell’informazione locale e con chi ha firmato i provvedimenti.

IL CONTO SPORTIVO: LA SALVEZZA PASSA DALLE ULTIME PARTITE
Dentro il campo, la notizia che conta è semplice e tagliente: il Trapani c’è, si gioca le sue carte fino alla fine. Le penalizzazioni hanno inciso sulla graduatoria, la conferma dei -5 del 9 marzo e la cristallizzazione degli -8 e degli -7 precedenti hanno spostato la squadra nelle retrovie, ma il calendario offre ancora margine competitivo. La presidenza guarda alle «ultime quattro partite» come al sentiero per blindare la categoria «sul campo», facendo appello a un concetto chiave, la compattezza, che, in contesti del genere, vale più di un modulo. Sarà fondamentale ricostruire routine, leggerezza e concentrazione. Le squadre che si salvano in Serie C spesso non sono le più scintillanti, bensì quelle che limitano gli errori nelle aree e nelle transizioni, che difendono bene le palle inattive, che massimizzano i numeri minimi: tiri nello specchio, xG creati rispetto subiti, rimesse laterali e corner trasformati in pressione.

LA CHIOSA: IL BIVIO OLTRE GLI SLOGAN
La giornata del 30 marzo 2026 consegna al Trapani una certezza e una responsabilità. La certezza è che il club non verrà estromesso dal campionato: la Serie C resta il teatro della stagione fino all’ultimo minuto utile. La responsabilità è che da qui in avanti non si potrà confondere la sopravvivenza con la riabilitazione: le sanzioni restano, gli atti amministrativi parlano. Il resto, compreso un eventuale «Vaffanculo Day», appartiene alla sfera della retorica. Bella o brutta che sia, non sposta la classifica. Se il Trapani saprà trasformare un giorno di tregua in una rotta di rigore gestionale e sobrietà comunicativa, allora questa stagione potrà essere ricordata non come la fine di un ciclo, ma come l’inizio di una maturità nuova. La palla, adesso, torna al campo. E ai conti.

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