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31 Marzo 2026
Lo stadio di San Siro è stato venduto dal Comune di Milano a Milan e Inter dopo anni di attesa
All’alba, le luci della Sala Alessi restano inspiegabilmente spente. Fuori, il vento taglia piazza della Scala; dentro, la conferenza sui restauri di Palazzo Marino salta all’ultimo. Non è un blackout. È l’irruzione del presente: la Guardia di Finanza bussa agli uffici del Comune di Milano, a quelli della società M-I Stadio e alle abitazioni di professionisti vicini ai due club. Obiettivo: mettere a fuoco i passaggi più delicati della vendita del Giuseppe Meazza e dell’area circostante, una partita da almeno 197 milioni di euro e da anni di carte, chat, bozze di delibere, audizioni e polemiche. Nel registro degli indagati finiscono in nove, tra cui gli ex assessori Giancarlo Tancredi e l’avvocata Ada Lucia De Cesaris; tra i nomi compaiono anche profili apicali del Comune e figure legate a Inter e Milan. Le ipotesi di reato: turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio. È il 31 marzo 2026: la vicenda San Siro entra in una nuova fase.
COSA È SUCCESSO OGGI
1) Perquisizioni e sequestri di dispositivi in Comune, in M-I Stadio e in più abitazioni private legate ai protagonisti dell’operazione Meazza. Gli accertamenti sono delegati al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della GdF di Milano e coordinati dai pm Giovanna Cavalleri, Paolo Filippini e Giovanni Polizzi. Secondo gli inquirenti, il meccanismo che ha condotto alla vendita del 2025-2026 sarebbe stato «indirizzato» verso i due club. 2) Gli indagati sono 9. Oltre a Giancarlo Tancredi e Ada Lucia De Cesaris, spuntano il direttore generale di Palazzo Marino Christian Malangone, l’ex dirigente comunale Simona Collarini, i consulenti legati ai club Giuseppe Bonomi e Marta Spaini (area rossonera), Fabrizio Grena (area nerazzurra), l’ex ceo corporate Alessandro Antonello e il procuratore interista Mark Van Huuksloot/Van Huuksloot.
IL MOTIVO PER CUI SI INDAGA
1) L’ipotesi di turbativa d’asta ruota attorno all’avviso pubblico del 24 marzo 2025 (chiuso il 30 aprile 2025) con cui il Comune di Milano ha raccolto «manifestazioni di interesse» ulteriori rispetto alla prelazione dei club: per la Procura, quell’atto «equipollente a un bando» sarebbe stato di fatto calibrato sui requisiti e sul cronoprogramma graditi a Inter e Milan, scoraggiando di fatto la presentazione di offerte alternative credibili in tempi così contenuti. 2) L’ipotesi di rivelazione del segreto d’ufficio riguarda almeno due episodi-chiave (uno del 5 novembre 2021, l’altro del 19 gennaio 2023) dai quali emergerebbero, secondo gli inquirenti, fughe di notizie e condivisioni di bozze interne a beneficio di consulenti e dirigenti legati ai club. Anche in questo caso, a parlare sarebbero soprattutto le chat e le mail sequestrate e incrociate con altri filoni dell’urbanistica milanese.
«AVVISO COSTRUITO SUI GRADIMENTI DEI CLUB»: LE CARTE CHE ORIENTANO L'INCHIESTA
Nel decreto che autorizza perquisizioni e sequestri, gli inquirenti ipotizzano un tessuto di interlocuzioni informali tra soggetti pubblici e consulenti privati che avrebbe inciso sulla definizione dell’«avviso pubblico». Il punto, per la Procura, non è se l’atto sia formalmente un bando, ma se, per effetto di «collusioni» e scambi informali, sia stato in sostanza idoneo a comprimere la concorrenza nella scelta del contraente pubblico, costituendo l’elemento materiale della contestata turbata libertà del procedimento. È una linea interpretativa severa, già affacciatasi nel novembre 2025, quando, nel giorno del rogito, trapelò l’iscrizione della notizia di reato per turbativa.
LE PARTI IN CAMPO: IL COMUNE, I CLUB, I COMITATI
1) Il Comune di Milano rivendica di aver rispettato la legge stadi e le proprie procedure interne, sostenendo che l’avviso pubblico fosse finalizzato a massimizzare l’interesse pubblico all’interno di un quadro normativo speciale, non assimilabile a una gara tradizionale. La linea difensiva dell’amministrazione, resa pubblica nei mesi scorsi, insiste sull’impossibilità di «competitors» credibili in tempi compressi, dati gli investimenti richiesti e la necessità di assicurare la continuità d’uso dello stadio. 2) I club, dal canto loro, hanno presentato il dossier di acquisizione e trasformazione dell’area con un piano di nuova infrastruttura sportiva (71.500 posti ipotizzati, disegno affidato a Foster + Partners e MANICA), finanziamenti strutturati e un perimetro di 281.000 mq per la rigenerazione urbana, ribadendo il rispetto dei passaggi istituzionali e la sostenibilità del progetto. 3) Sullo sfondo, le denunce e i ricorsi del Comitato Sì Meazza e l’esposto firmato, tra gli altri, dall’ex vicesindaco Luigi Corbani e dal promoter Claudio Trotta, che in audizione ai pm ha contestato l’effettiva contendibilità dell’operazione denunciando la «stretta temporale» per i potenziali interessati esterni.
LE POSSIBILI RICADUTE PER INTER E MILAN
Sul piano sportivo immediato, non cambierà molto: Inter e Milan hanno già perfezionato l’acquisto del compendio e procedono nella pianificazione del nuovo impianto e delle funzioni urbane collaterali. Ma un’eventuale riqualificazione giudiziaria di passaggi amministrativi chiave potrebbe incidere sul cronoprogramma di cantiere, sui rapporti con i finanziatori e sugli atti integrativi che ancora restano da perfezionare con il Comune di Milano e con le autorità competenti. Per ora, però, siamo all’istruttoria: carte, perizie, audizioni. E, come insegnano i grandi cantieri italiani, i tempi della giustizia e quelli delle opere raramente coincidono. Il calcio, in città, è sempre stato molto più che partite e trofei: è urbanistica, finanza, politica. Ed è su quel confine, spesso sottile, che oggi si gioca la partita più delicata.