Femminile
07 Gennaio 2026
Smilla Holmberg (credit: Arsenal Women Facebook)
La prima giornata di Smilla Holmberg all’Arsenal Women è iniziata con un paradosso: l’annuncio di un nuovo acquisto, il rito social del benvenuto, e subito dopo la scelta di chiudere i commenti per arginare un’ondata di insulti sessisti. Un silenzio digitale necessario, non per spegnere l’entusiasmo, ma per proteggere una ragazza di 19 anni al suo debutto pubblico con la nuova maglia.
È l’ora di pranzo di lunedì quando il profilo del club pubblica il video di presentazione. Holmberg entra nello spogliatoio dell’Emirates, sorride e saluta i tifosi con un semplice “Hey Gooners… non vedo l’ora di cominciare”. In pochi minuti, però, la conversazione deraglia. Una minoranza rumorosa trasforma il momento in un bersaglio di misoginia e offese. L’Arsenal interviene e disattiva i commenti: un taglio netto che interrompe la spirale e rimette al centro la tutela della calciatrice, non il rumore tossico che l’ha accompagnata.
Arrivata a Londra dall’Hammarby IF con un contratto a lungo termine, Holmberg è un profilo che il calcio europeo segue da tempo. Terzino destro capace di occupare più zone della linea, ha costruito a Stoccolma un percorso precoce e sostanzioso: 96 presenze e 10 gol in prima squadra, uno scudetto nel 2023 e due Svenska Cupen, nel 2023 e nel 2025. Numeri che, per una classe 2006, parlano di continuità e ambizione. Il suo è stato il primo movimento del mercato invernale dell’Arsenal Women, stabilmente in alto in WSL, alla ricerca di profondità e atletismo sulle corsie. Nel giorno della firma, Holmberg ha parlato di un sogno che si realizza; la nuova allenatrice Renée Slegers ha insistito su due parole chiave, versatilità e potenziale, che spiegano bene la direzione del progetto.
Anche a livello internazionale il suo percorso è già passato da prove vere. L’esordio in Nazionale maggiore è arrivato nel maggio 2025 e, pochi mesi dopo, l’Europeo. Tre presenze, un quarto di finale perso ai rigori contro l’Inghilterra e un errore dal dischetto che l’ha segnata per qualche giorno senza scalfire la fiducia dell’ambiente. In quei momenti è arrivato persino il sostegno pubblico di Zlatan Ibrahimović, simbolo del calcio svedese e legato a Hammarby come investitore.
La scelta dell’Arsenal di spegnere i commenti sotto il video di presentazione è la prosecuzione di una policy consolidata che prevede tolleranza zero verso abusi e discriminazioni, online e allo stadio, e una collaborazione strutturata con partner specializzati per mappare e segnalare le reti di odio. I numeri raccontano un lavoro di lungo periodo: nella stagione 2023/24 il club ha annunciato 24 ban per comportamenti discriminatori e abusivi, tre dei quali per episodi online, e ha registrato un aumento complessivo degli abusi digitali intercettati, compensato però da un crollo degli episodi riconducibili a membri del club grazie alle misure interne. In questo quadro, la chiusura dei commenti nel caso Holmberg è apparsa una decisione proporzionata e coerente con l’obiettivo di proteggere la salute mentale delle atlete.
Non è, purtroppo, un episodio isolato nella Women’s Super League né nel calcio europeo. Nell’ultimo anno si sono moltiplicati i casi di abusi sessisti e razzisti rivolti a calciatrici e familiari di giocatori, tanto che anche l’ecosistema dei grandi tornei ha dovuto reagire. All’Europeo femminile 2025, sotto l’egida della UEFA, sono state attivate in anticipo misure di moderazione potenziata: filtri, task force dedicate e procedure rapide che hanno consentito di rimuovere la stragrande maggioranza dei contenuti abusivi segnalati.