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Insulti al papà di un ragazzino e urla contro una dirigente: succede nel torneo di classe 2014

Prima un diverbio tra i calciatori in campo e poi vengono coinvolti anche dirigenti e spettatori

Insulti al papà di un ragazzino e urla contro una dirigente: succede nel torneo di classe 2014

Insulti al papà di un ragazzino e urla contro una dirigente: succede nel torneo di classe 2014

Urla contro una dirigente e insulti al papà di un ragazzino. È quanto si è verificato in un torneo con protagonista l'annata 2014. Un diverbio tra ragazzini che arriva a coinvolgere anche genitori e dirigenti, per un altro episodio che va perfettamente in contrasto con i valori di cui abbiamo parlato giusto venerdì scorso nel nostro talk dedicato al Fair Play in collaborazione con TOradio in quel di Parco Dora.

Il racconto della vicenda ci è pervenuto attraverso una mail indirizzata alla redazione, il cui contenuto è stato poi confermato da parti vicine ai diretti interessati. Non riportiamo i nomi di persone e società coinvolte per tutelarne l'immagine ed evitare possibili riconoscimenti, ma pubblichiamo la lettera per rendere noto a tutti l'episodio.

IL RACCONTO

«Stavo guardando la partita di mio nipote nel campo in erba, quando ho sentito delle urla provenire dal campo in sintetico, dove si era appena svolta una partita del torneo.

La partita è terminata e in campo un bambino sta piangendo. La dirigente della sua squadra e il dirigente di quella opposta stanno discutendo. Dagli spalti la scena è già raccapricciante: vedere un uomo avvicinarsi in modo minaccioso e urlando ad una donna, in un momento storico come quello in cui stiamo vivendo, dove ogni giorno si sente parlare di stalking, violenze e femminicidi, davanti agli occhi di ragazzini che saranno i futuri uomini delle prossime generazioni, è già a dir poco ripugnante e diseducativo.

Mi avvicino, pertanto, per cercare di comprendere ciò che sta accadendo e sento alcuni genitori parlare di quanto sta accadendo.

A partita terminata, un calciatore avrebbe detto al bambino che avevo visto piangere, un insulto verso il padre del ragazzo, certamente non sapendo che l'uomo è deceduto e scatenando, pertanto, il pianto del figlio. La dirigente della sua squadra sarebbe andata a spiegare all'allenatore avversario la situazione familiare del giocatore e quanto accaduto a fine partita, ma questo l'avrebbe indirizzata verso il padre del ragazzo del Settimo, l'altro dirigente in questione. Quest'ultimo avrebbe iniziato a urlare contro il ragazzino di essere un bugiardo e contro la dirigente di aver posto la questione solo poiché la sua squadra ha perso l'incontro.

Sentire ciò mi ha inorridito ancor di più di quanto lo fossi già. Queste scene non giovano alla crescita dei nostri ragazzi. Insegnano l'odio al posto della sana competizione, che prendersela con le persone più fragili è lecito e normale, che è meglio accusare piuttosto che ammettere di aver sbagliato. Il calcio deve unire i nostri ragazzi, non schierarli gli uni contro gli altri».

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