Cerca

La vergogna dei tornei

Basta spennare le famiglie: avete creato un mostro e ora fate pagare i bambini

Biglietti di ingresso che non hanno alcuna attinenza con quello che è lo "spettacolo", così si uccide quella poca credibilità che ancora è rimasta al sistema calcio

Basta spennare le famiglie: avete creato un mostro e ora fate pagare i bambini

Torneo Under 10: 9,00 euro l'ingresso

Questa non è più una “segnalazione”. Questa è una denuncia.
Perché quello che sta accadendo nello sport giovanile non è frutto del caso, non è una deriva improvvisa, non è nemmeno un errore di percorso: è il risultato diretto di scelte politiche sbagliate, di silenzi colpevoli e di una classe dirigente sportiva che ha preferito non disturbare il potere pur di non perdere la propria poltrona. E i presidenti di società hanno la loro bella responsabilità visto che vanno a votare dirigenti come quelli attuali.

La lettera del genitore che si è visto chiedere 9 euro per entrare a un torneo Under 10 a Torino è solo l’ennesima fotografia di una vergogna nazionale. Far pagare 9 euro per assistere alle partite dei bambini è una pratica indegna. Punto. Non è “organizzazione”, non è “copertura dei costi”, non è “sostenibilità economica”: è una tassa occulta sulle famiglie, un prelievo forzoso mascherato da biglietto.

Lo avevamo previsto. E chi governa il calcio dilettantistico avrebbe dovuto prevederlo.
La riforma dello sport, sbandierata come progresso, è stata in realtà un detonatore piazzato sotto le fondamenta delle società di base. Un carico di burocrazia, contributi, obblighi, costi e adempimenti che ha trasformato le associazioni sportive dilettantistiche in piccoli uffici amministrativi, con bilanci sempre più in rosso e margini sempre più risicati. Un sistema concepito da chi lo sport lo guarda dai palazzi romani, non dai campi di periferia.

Ma qui arriva il punto centrale: se il sistema è esploso, la colpa non è delle famiglie.
Se i conti non tornano, non potete chiedere ai genitori di pagare il prezzo della vostra inadeguatezza politica. Le società che oggi mettono il botteghino agli ingressi dei tornei dei bambini stanno compiendo una scelta miope. Ma la responsabilità vera è più in alto. Molto più in alto. Perché qualcuno avrebbe dovuto opporsi prima, quando c’era ancora margine per farlo. Qualcuno avrebbe dovuto alzare la voce, battere i pugni sul tavolo, costruire un fronte compatto contro una riforma che stava per travolgere il settore dilettantistico.

Invece niente. Silenzio. Acquiescenza. Obbedienza. I presidenti regionali della Lega Nazionale Dilettanti sono rimasti a guardare, preoccupati più di non disturbare gli equilibri interni che di difendere le società dei loro territori. Il presidente nazionale della Lega Nazionale Dilettanti ha scelto la linea della prudenza, che in politica sportiva equivale quasi sempre alla resa preventiva. E il vertice della Federazione Italiana Giuoco Calcio ha fatto finta di non vedere che la base del movimento stava per essere stritolata da un meccanismo insostenibile.

Avete creato il mostro. Ora non potete farlo pagare ai bambini. Perché di questo stiamo parlando: di bambini.
Bambini che giocano a calcio in palazzetti spesso freddi, in impianti che cadono a pezzi, su campi rattoppati. Bambini che non generano profitto, non hanno sponsor, non vendono diritti televisivi. Eppure qualcuno pensa sia legittimo trasformare i loro tornei in eventi a pagamento, come se si trattasse di spettacoli professionistici.

Questa è una distorsione etica prima ancora che economica.
È la dimostrazione plastica che il sistema ha perso il senso della propria missione: promuovere lo sport, non monetizzare sulla passione delle famiglie. Basta raccontarla come una necessità inevitabile. Non è inevitabile: è una scelta.
La scelta di non andare a chiedere conto a chi ha prodotto questo disastro. Che in parte, lo ripetiamo, è anche dei presidenti, quelli che mettono il biglietto d'ingresso a 9 euro e continuano dare il voto a dirigenti incapaci. La scelta di non aprire un conflitto politico con chi ha varato una riforma sbagliata. La scelta di non pretendere correttivi seri, fondi strutturali, agevolazioni reali per lo sport di base. Molto più comodo mettere un cartello “Ingresso 9 euro” e far pagare mamma, papà e fratellino.

Ma attenzione: così si scava la fossa allo sport dilettantistico. Perché più aumentano i costi, più famiglie rinunceranno. Più famiglie rinunceranno, meno bambini faranno sport. Meno bambini oggi significa meno atleti domani, meno dirigenti, meno allenatori, meno volontari. È un suicidio sistemico.

Il messaggio deve essere chiaro: le società devono smettere di colpire le famiglie. E le istituzioni sportive devono assumersi le proprie responsabilità. Subito. Con atti politici concreti, non con convegni, comunicati vuoti o promesse da tavolo istituzionale.

Perché lo sport giovanile non è un bancomat. E le famiglie non sono il vostro fondo di emergenza.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter