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Un portiere, un centrale e un bomber: tre gemelli nella stessa squadra che «vogliono essere unici»

Tommaso, Gabriele e Alberto Grilli: fondamentali fra i 2013 della Freccia Azzurra, fra chi attacca e chi difende

Tommaso, Gabriele e Alberto; FRECCIA AZZURRA ESORDIENTI

FRECCIA AZZURRA ESORDIENTI • Tommaso, Gabriele e Alberto tre gemelli per una squadra

Tre storie che partono dallo stesso punto, ma che si sviluppano in modo diverso. In campo si cercano, si aiutano, a volte si scontrano. Perché essere fratelli non basta per capirsi, soprattutto quando di mezzo c’è la voglia di emergere. E allora ogni partita diventa qualcosa di più: non solo una sfida contro l’avversario, ma anche contro chi ti conosce meglio di chiunque altro.  È la storia di Tommaso, Gabriele e Alberto Grilli, i tre fratelli gemelli che giocano per il Freccia Azzurra. La società che li ha seguiti fin da piccoli, in grado di far crescere ogni giorno la loro passione per il calcio. 

FRATELLI, COMPAGNI, RIVALI

Alberto e Tommaso hanno iniziato per primi, a sei anni, spinti da una passione che chiedeva solo di essere messa in campo. «Dopo un annetto e mezzo si è aggiunto anche Gabriele, che a furia di vederli da fuori si è convinto», racconta Ilaria Minions, dirigente dei 2013 della Freccia Azzurra e mamma dei gemelli. Da allora il loro percorso è sempre stato condiviso, ma mai identico. Perché se il calcio li unisce, allo stesso tempo li mette uno contro l’altro. «Sono in competizione su ogni cosa, soprattutto Alberto e Tommaso». Una rivalità che non resta fuori dal campo. In alcune situazioni emerge anche durante allenamenti e partite, quando il legame familiare si intreccia con la voglia di primeggiare.

Nel tempo, anche i ruoli hanno contribuito a definirli. Gabriele ha trovato la sua dimensione tra i pali, una posizione che lo rappresenta anche caratterialmente. «È meno competitivo degli altri ed è l’anello di congiunzione. Riesce a trovare l’equilibrio, sia come portiere che come fratello». Diverso il percorso di Alberto e Tommaso, per anni su linee opposte del campo. Difesa e attacco, due mondi diversi che oggi si sono avvicinati. «Con il nuovo allenatore Alberto è stato spostato più avanti. È stata una grande soddisfazione per lui, perché tutti i ragazzi vogliono segnare». Ora si trovano spesso a giocare fianco a fianco, a cercarsi davvero durante le azioni. Un cambiamento che li porta a collaborare, oltre che a confrontarsi.

UN EQUILIBRIO SOTTILE

Essere fratelli nella stessa squadra significa anche portare un peso diverso. «Avere tre figli in squadra è una responsabilità: quando mancano loro, manca mezza squadra». Eppure, al di là delle dinamiche interne, c’è una costante che li definisce. «Non hanno mai mollato. Anche nei momenti difficili, tra risultati negativi o incomprensioni, sono sempre andati avanti». Vivono una doppia dimensione continua: compagni e rivali, sostegno e confronto. Una tensione silenziosa che non viene mai dichiarata apertamente, ma che esiste da sempre. «Sono fratelli, ma a volte sembra quasi che si capiscano meno degli altri, perché pretendono sempre il massimo l’uno dall’altro». E forse è proprio questo il punto. Non diventare uguali, ma imparare a crescere dentro questa differenza. Tre percorsi distinti, un unico legame: «Combattono per essere unici».

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