Scuola Calcio
26 Marzo 2026
SESTO 2012 SCUOLA CALCIO • Alejandro Bravo, nome storico del calcio milanese, arriva al Boccaccio dopo le esperienze al Cimiano, all'Ausonia e i tanti anni in Perù
Tredici anni fa fra gli allenatori dell'Ausonia di Via Bonfadini spuntava un nome: Alejandro Bravo. Protagonista coi Giovanissimi '99, candidato anche al Pallone D'Oro di Sprint e Sport di quella stagione. Ne è passato di tempo: 678 settimane, 4728 giorni, 113958 ore. A separarci da quel momento, c'è una storia: quella di un allenatore che ha deciso di cambiare vita, di attraversare l'Atlantico fino alle porte dell'Estadio Julio Lores Colán, casa dell'Union Huaral, squadra di Serie B peruviana. Lì sarebbe diventato responsabile del settore giovanile e tecnico della Primavera. Poi il ritorno in Italia e quel richiamo al campo che ha portato l'ex Cimiano ad abbracciare un suo vecchio amico: Marco Sala. «Ci siamo incrociati e mi ha proposto di venire per un po' alla Sesto 2012». Portando esperienza e novità; e una simbiosi che non può che far bene a tutti.
«Si vede che a guidare gli allenamenti c'è una persona di esperienza» racconta Marco Sala. Non è solo una questione anagrafica, ma anche di percorso per Alejandro Bravo. Partito dalla Juventus Academy, avendo girato le piazze più importante del calcio milanese, fino poi all'avventura in Serie B peruviana. Da responsabile del settore giovanile e allenatore. Curriculum importantissimo, che si aggiunge a un tema caratteriale: «È un catalizzatore, lo vedi subito da come sono attenti i bambini. Non c'è un ragazzo fermo o distratto. Ma è così anche coi nostri allenatori, che stanno vedendo in lui un modo diverso di lavorare. E abbiamo notato fin da subito una crescita esponenziale. Ci ha proposto degli esercizi del tutto diversi: lavori a piedi scalzi che aiutano la sensibilizzazione, anche coi nastri. Quello che mi ha colpito è che un uomo con un cuore clamoroso».

Un passo fondamentale in quello che è il nuovo corso Sesto 2012, che con l'ex Cimiano al timone sta facendo passi da gigante: «In un anno di Milan Academy abbiamo fatto tantissimo, avvicinandoci al livello dei centri tecnici. A maggior ragione se guardiamo a ciò che poi è stato fatto in preagonistica. Vogliamo proseguire il nostro rapporto, sia a livello di formazione di allenatori sia con il loro scouting. Alejandro, in questo senso, si è mostrato molto disponibile».
«Quando ho visto che vicino casa c'era un campo da calcio, mi son detto che dovevo assolutamente andarci». E, quando è entrato nel centro di Via Boccaccio, Alejandro Bravo ha ritrovato un volto conosciuto, quello di Marco Sala: «Ci conosciamo da una vita, dai tempi del Crisostomo. E lo devo ringraziare per l'opportunità che mi ha dato, perché per una persona a cui piace allenare è bellissimo». Ma per guardare il quadro completo, bisogna fare un passo indietro: osservare il percorso che ci ha portato fin qui. «Nella mia carriera sono entrato in contatto con allenatori bravissimi, a partire da Alessandro Ramello, all'epoca direttore della Juve School e oggi al Bologna. Quel modo di lavorare me lo sono poi portato con me in Perù, dove sono arrivato ad essere responsabile del settore giovanile dell'Union Huaral. Lì per mantenere quella carica devi anche allenare una categoria, per cui mi è stata affidata la Primavera».

Nel mezzo? Cimiano e Ausonia. I tre anni in Via Don Calabria, le parole di Italo Galbiati: «Mi diceva sempre di crederci, perché il lavoro prima o poi paga. È un qualcosa che mi ha sempre spinto ad andare avanti». L'ultimo periodo, prima di volare dall'altra parte del mondo, fra le mura di Via Bonfadini: «Ho avuto grandi maestri: ho conosciuto e ho lavorato con tecnici del calibro di Mario Di Benedetto e Paolo Migliavacca. Il mio obiettivo è sempre stato quello di imparare qualcosa da loro: noi tecnici dobbiamo entrare nell'ordine di idee che possiamo sempre migliorare. E mi piace vedere che qui ci sono dei ragazzi giovani che vogliono crescere». Tasselli di un puzzle costruito nell'arco di due decenni e che arriva fin qui, alla Sesto 2012: «Spero di iniziare qualcosa di importante, perché mi sto trovando bene. Vedo che i bambini sono felicissimi, come i genitori. E anche io: non posso che ringraziare la società che mi ha aperto le porte e che mi ha dato il via libera. C'è rispetto e serietà, il tutto per il bene dei ragazzi». E alla base, la passione per ciò che si fa.

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