Un duello a distanza fra epoche e stili: cosa dicono i dati e perché il confronto accende Roma prima di Roma-Juve
Cinque. Sono le reti segnate da Donyell Malen nelle sue prime apparizioni in giallorosso a febbraio, una striscia che a Roma non si vedeva dai tempi di Gabriel Batistuta. È la miccia che fa scattare un altro numero, questa volta più emotivo che aritmetico: il “14” stampato sulla schiena, lo stesso che racconta un’idea di attaccante totale. E poi c’è una frase, pronunciata con la naturalezza di chi ha attraversato le due sponde della rivalità più antica del calcio italiano. «Azzardo a dire che somiglia a Vialli», dice Zbigniew Boniek. Un azzardo? Forse. Ma alla vigilia di Roma–Juventus del 1 marzo 2026 all’Olimpico, gara che vale per la corsa alla Champions League, la domanda è inevitabile: quel paragone, letto con i numeri, regge?
Che cosa vede Boniek quando dice “somiglia a Vialli”
Dietro quel «somiglia» ci sono due concetti-chiave: la capacità di smarcamento e la varietà di soluzioni offensive. Sono tratti che definivano l’attaccante evoluto secondo gli allenatori degli anni ’80-’90 e che oggi, ricalibrati su ritmi e pressioni moderne, restano moneta pregiata. Boniek conosceva da vicino Vialli: ne ha affrontato il carisma in campo, ha visto da rivale la sua trasformazione da punta di movimento a leader tecnico capace di segnare e far segnare. Oggi osserva Malen con la stessa lente: attacco della profondità, controllo orientato, uso del corpo per ricevere spalle alla porta e girarsi, continuità nei tagli a mezzaluna tra centrale e terzino. È questa somiglianza funzionale, più che fisica o “romantica”, a ispirare il paragone.
Malen, l’impatto misurato: cifre, ruolo, dove colpisce
Il trasferimento. Il 16 gennaio 2026 la Roma annuncia Donyell Malen dall’Aston Villa: formula di prestito con diritto (o condizione) di riscatto intorno ai 21,6 milioni di sterline, maglia n. 14. Operazione calibrata e tempestiva, anche alla luce del lungo stop di Artem Dovbyk.
Il rendimento immediato. Nelle prime uscite, l’olandese produce un impatto da prima pagina: prima il debutto vincente a Torino, poi una striscia che lo porta a 3 gol nelle prime 4 gare — primato condiviso in giallorosso — fino a toccare 5 reti in 5 partite di Serie A a metà febbraio. Numeri “caldi”, ma che raccontano soprattutto l’adattamento istantaneo a un sistema che lo mette al centro dell’area e al centro del discorso tecnico.
Le caratteristiche. Nei report della Bundesliga il suo profilo è tracciato con precisione: attaccante moderno, capace di agire su tutto il fronte ma devastante quando riceve sul centro-destra per convergere o quando attacca il varco lasciato dal braccetto avversario; a Dortmund ha sommato assist e rifinitura (oltre 20 in tutte le competizioni con il BVB), ma il salto a Roma lo vede soprattutto come riferimento da 9 fluido, che riceve, pulisce il pallone in uno-due tocchi e ribalta la linea difensiva con lo scatto breve.
La collocazione tattica. Con Gasperini il compito è duplice: fungere da sbocco verticale nelle uscite “lunghe” e diventare terminale di combinazioni corte tra trequarti e mezze ali. È qui che il suo primo controllo e la qualità di coordinazione “a freddo” rassomigliano a qualcosa di già visto in Vialli.
In una parola: produttività. Non soltanto per la cifra cruda dei gol, ma per la percentuale di ricezioni utili nello spazio e la capacità di “far salire” il blocco, due indicatori che spiegano perché, appena liberato al centro dell’area, Malen stia traducendo la sua velocità in incisione.
Vialli, il riferimento necessario: che cosa dicono i numeri di carriera
Le stagioni simbolo. Con la Sampdoria, Gianluca Vialli tocca il vertice realizzativo in Serie A nel 1990-91: 19 gol e scudetto. È l’atto supremo di una parabola iniziata con i primi passi alla Cremonese e maturata in una squadra che ruota sul suo dinamismo e sull’intesa con Roberto Mancini.
Il conto in Serie A. In massima serie, Vialli chiude con 123 gol in 325 partite: una media di 0,38 a gara in contesto a bassa inflazione offensiva.
I trofei e il peso specifico. Alla Juventus alza la Champions League nel 1995-96 e, complessivamente, è uno dei pochissimi calciatori ad aver vinto le tre principali coppe europee per club. Traduzione: oltre al dato realizzativo, Vialli è un moltiplicatore di rendimento nelle partite ad alta soglia.
Sul piano tecnico, Vialli è stato l’antesignano del centravanti totale in Italia: smarcamenti continui, attacco del primo palo, corpo che “schermava” il difensore per poi sprigionare la corsa, gioco aereo e una naturale propensione a far respirare la squadra spalle alla porta. In questo senso, la somiglianza funzionale con Malen non è forzata: parliamo di attaccanti che migliorano i compagni perché aprono linee di passaggio e di tiro.
Malen e Vialli a confronto: convergenze e divergenze
Mobilità e smarcamento. Entrambi costruiscono vantaggio con il movimento senza palla: Vialli nella Serie A a marcature più individuali e tempi lenti; Malen nella Serie A del 2026, fatta di pressione coordinata e raddoppi sulle corsie. Cambiano gli scenari, ma la logica è la stessa: partire dentro-fuori per rientrare sul lato cieco del difensore.
Primo controllo e finalizzazione. Vialli “preparava” il tiro con due tocchi essenziali, spesso anticipando l’uscita del portiere; Malen tende a liberare il destro al termine di conduzioni brevi oppure a tagliare il tempo d’intervento sul cross teso. La qualità del primo contatto (“piede dolce”, ha sottolineato Boniek) è un elemento comune.
Fisicità e gioco aereo. Qui il confronto diverge: Vialli era più strutturato nel duello aereo e nei corpo a corpo spalle alla porta; Malen compensa con esplosività sul breve e una gamma maggiore di cambi di direzione.
Playmaking offensivo. Al BVB, Malen ha sommato una dote di assist e “hockey assist” che in carriera hanno dato sostanza alla sua reputazione di rifinitore esterno. Vialli, nelle stagioni del picco, rifiniva con sponde e appoggi di prima; lo faceva però in un calcio meno interconnesso sul piano delle tracce di passaggio.
In sintesi: il paragone regge se pensiamo a cosa fa un 9 moderno per rendere migliore la sua squadra. Regge meno se proviamo a sovrapporre biografie e pesi storici: lì Vialli resta un unicum, per densità di trofei e per l’impronta data a due cicli vincenti, Samp e Juve.
I numeri che aiutano a capire
Finestra giallorossa di Malen. Dal 16 gennaio 2026 all’11 febbraio 2026, Malen tocca il dato-simbolo: 3 gol nelle prime 4 (primato condiviso con Batistuta), diventati 5 in 5 entro metà mese. Nel frattempo, Gasperini pubblicamente sottolinea: «Segnerà ancora tanto».
Il precedente in Bundes. Nell’annata 2023-24 a Dortmund Malen tocca il suo miglior score in Bundesliga con 13 gol, dentro una produzione complessiva che include oltre 20 assist in 132 gare con il BVB: la base statistica che spiega perché, se collocato stabilmente al centro, l’olandese possa alzare la sua frequenza realizzativa.
Il benchmark Vialli. Il 1990-91 resta la pietra di paragone: 19 gol-scudetto con la Sampdoria. La sua carriera di Serie A racconta 123/325; il totale carriera supera le 250 reti in competizioni ufficiali, dentro un palmarès europeo unico.
Questi dati chiedono prudenza e contesto. La finestra campionaria di Malen è corta e “calda”; i numeri di Vialli sono consolidati e pesano in annate piene. Eppure la traiettoria che disegnano — produttività immediata quando il sistema lo mette al centro, capacità di coabitare con un trequartista dominante (oggi Paulo Dybala, ieri Roberto Mancini) — giustifica l’azzardo di Boniek.
Lo sguardo degli allenatori e degli ex: perché il coro cresce
Non è solo Boniek. Il 9 febbraio 2026 è Gasperini a “certificare” la somiglianza «nei movimenti», mentre l’11 febbraioGiuseppe Giannini insiste sul tema: «Mancava un attaccante così». La controvoce arriva da Paolo Di Canio, che mette sul tavolo un’ovvia — e utile — distinzione: «Vediamo se farà metà di ciò che ha fatto Vialli». È la polarità perfetta per mantenere il discorso sui fatti: oggi il confronto si gioca sui fondamentali tecnici; domani, se Malen stabilizzerà le sue medie, si potrà parlare anche di eredità.
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