News
27 Novembre 2025
“Prima guardi, poi paghi”: i tifosi pagano solo dopo la partita e decidono quanto pagare. Cos'è il FairPay
All’uscita dal Buniamshof, sabato pomeriggio, molti si fermeranno un attimo prima di infilare la banconota o avvicinare la carta. Non è un gesto automatico: è un giudizio. “Quanto è valsa davvero questa partita?”. Il 1. FC Phönix Lübeck ha scelto di capovolgere il rito più antico dello stadio — il biglietto pagato all’ingresso — e di chiedere ai propri tifosi di pagare soltanto dopo il fischio finale, scegliendo tra quattro cifre chiare e popolari: 5, 10, 15 o 20 euro. L’hanno battezzata “FairPay”, e non è uno slogan: è una prova collettiva di fiducia, e persino una piccola lezione di psicologia applicata al calcio. La prima edizione va in scena nel “classico” orario tedesco, sabato alle 14:00, per l’ultimo appuntamento casalingo dell’anno contro l’HSC Hannover.
In pratica: niente tornelli con tariffa prestabilita, nessun listino differenziato tra curve e tribune per chi acquista in anticipo. Entri, vedi la partita, poi valuti. Alla cassa, al termine, ti verrà chiesto di indicare quanto ti ha convinto quello che hai appena vissuto, scegliendo una delle quattro etichette pensate per essere intuitive e “umane”: “War okay” (5 €), “Solides Spiel” (10 €), “Hat Spaß gemacht!” (15 €) e “Richtig stark!” (20 €). La scala non è casuale: evita importi “spezzati”, rende il momento della scelta rapido e, soprattutto, lo ancora a una percezione emotiva più che a un calcolo freddo. È una versione regolata — e, per molti versi, più elegante — del classico “pay-what-you-want”.
A differenza di esperimenti precedenti, il club precisa che questa è la prima volta “in questa forma”: due anni fa a Lübeck si era tentata una formula parente, ma allora il contributo andava deciso prima del calcio d’inizio. Stavolta la valutazione arriva a posteriori, quando il tifoso ha visto gioco, intensità, impegno e — perché no — si è goduto il clima di tribuna. È un dettaglio cruciale. Lo spiega bene Fredrik Trumpler, responsabile dell’organizzazione gara del Phönix: senza un prezzo “ancora” sulla mente, molti finiscono per riconoscere un valore maggiore a ciò che hanno vissuto, e pagano di più. È la psicologia dei prezzi non ancorati applicata a un pomeriggio di calcio.
“FairPay” debutta in un momento particolare: l’ultimo impegno casalingo del 2025 è, per definizione, una partita che profuma di saluti e bilanci. La squadra, protagonista in Regionalliga Nord, sta vivendo una stagione solida, spesso citata per la tenuta difensiva e la continuità di risultati, e si presenta all’appuntamento in una zona di classifica medio-alta. L’avversario, l’HSC Hannover, naviga più indietro: negli ultimi mesi è stato spesso descritto come squadra da metà-bassa classifica. L’orario (14:00), la cornice del Buniamshof e l’aria di chiusura anno creano il setting perfetto per misurare la risposta del pubblico. I dati di affluenza dicono che, in media, al campo arrivano tra 300 e 600 spettatori: numeri «a misura d’uomo» che rendono l’esperimento gestibile e osservabile con precisione.
Il club ha scelto di estendere la logica della fiducia anche al momento più pop della pausa: il glühwein. Per l’occasione sono stati annunciati 150 litri di vin brulé, anch’esso venduto con la formula “paga quanto ritieni giusto”. È un messaggio coerente, quasi una “firma” dell’evento: FairPay non è un trucco di cassa, ma un piccolo ecosistema di scelte affidate al giudizio del tifoso. Anche qui, la semplicità delle opzioni dovrebbe consentire code rapide e un’esperienza senza attriti.
Parla la psicologia dei consumi: togli il prezzo fisso e, paradossalmente, molti si sentono più responsabili, dunque più generosi. Lo sottolinea Trumpler: «Quando non c’è un cartellino prestabilito, tanti sono disposti a riconoscere di più a ciò che hanno ricevuto». La scelta di quattro fasce non pretende la perfezione del “pagami esattamente quello che pensi”: offre, invece, una scaletta emotiva. Chi ha vissuto una gara tesa e combattuta potrà sentirsi “da 15”, chi ha visto un Phönix scintillante e vincente spingerà la mano verso i 20. Nella peggiore delle ipotesi — uno 0-0 grigio, errori e poche emozioni — restano i 5 “onesti”. È un modo per riconoscere che il calcio non è solo risultato, ma esperienza complessiva: atmosfera, intensità, connessione con la squadra.
Il precedente interno, due anni fa, aveva già testato il concetto “paga quanto vuoi”, ma chiedeva di decidere prima della partita: una differenza non banale. Anticipare il contributo, di fatto, neutralizza l’effetto memoria dello spettacolo e riporta tutti alle abitudini di una biglietteria tradizionale. Ora il club si affida all’onda lunga dell’emozione e all’onestà percepita: paghi ciò che hai visto, non ciò che hai immaginato di vedere. La curiosità, in società, è altissima — e la stessa dirigenza non esclude, se i numeri torneranno, di ripetere l’operazione in futuro.
Sul campo, il Phönix ha costruito la propria identità recente su organizzazione, disciplina e una difesa che in questa stagione ha spesso viaggiato ai vertici della categoria. Le cronache regionali sottolineano una classifica importante e un rendimento casalingo costante. L’HSC Hannover, avversario di sabato, ha vissuto passaggi complicati e risultati alterni: la sfida al Buniamshof sarà per loro un’occasione per misurarsi con una squadra che, numeri alla mano, ha fatto meglio lungo l’autunno. È uno dei tanti motivi che potrebbero spingere il pubblico verso le fasce “alte” di FairPay, se il campo offrirà ritmo e qualità.
La Regionalliga Nord è un laboratorio perfetto per iniziative di prossimità. Le dimensioni dei club e la relazione stretta con la città consentono di sperimentare con agilità. In media, il Phönix richiama 300–600 spettatori: abbastanza per avere un effetto economico misurabile, pochi per evitare che la macchina organizzativa si inceppi. In altre parole: qui la fiducia non è un’astrazione, è un patto civico. Se “FairPay” funzionerà — e i riscontri preliminari dagli ambienti del club sono positivi — non è escluso che possa diventare un appuntamento ricorrente nelle gare di richiamo o in periodi particolari della stagione.
La dirigenza, per voce di Trumpler, appare consapevole: l’obiettivo è testare una leva psicologica e sociale, non tanto rivoluzionare il modello di business in un colpo solo. Da qui la scelta di una singola partita “pilota” nel cuore del periodo natalizio, quando persino un bicchiere di glühwein può trasformarsi in gesto di partecipazione.
Chiamarla “FairPay” è stata una mossa di marketing sobria e felice. Dice tutto in sette lettere: equità, trasparenza, responsabilità. Anche le etichette delle fasce prezzo, brevi e quasi colloquiali, sono un invito implicito a valutare la prestazione con onestà. È un linguaggio che assomiglia a quello dei tifosi quando, uscendo dallo stadio, commentano: “È stato okay”, “Divertente”, “Proprio forte”. La comunicazione ha poi un compito pratico: ricordare con chiarezza che il pagamento avviene dopo, dove farlo, come funziona per abbonati, ridotti e famiglie. Il club ha attivato i propri canali ufficiali e social per spingere l’iniziativa e chiarire i dettagli logistici.
La società ha messo in conto un piano B in caso di pioggia o freddo intenso, con corridoi coperti e personale aggiuntivo nelle aree di pagamento. L’idea è che l’ultima impressione — quella che coincide con il pagamento — sia ordinata e positiva, coerente con l’immagine stessa di FairPay.
Il calcio tedesco non è nuovo a iniziative di biglietteria creative, ma raramente ha spinto così chiaramente sul post-pagamento. Più frequenti, altrove, le giornate promozionali a prezzo simbolico o i pacchetti famiglia. La forza di FairPay sta nel togliere il vincolo temporale del pagamento, spostando il peso della decisione sull’esperienza vissuta. Per un club di Regionalliga, è anche un modo per misurare l’elasticità del proprio bacino: quanta parte del pubblico è disposta a riconoscere più valore quando sente di aver ricevuto qualcosa “in più”? Se la media dovesse virare verso i 15–20 euro, sarebbe un segnale: può convenire più della classica tariffa “popolare” uniforme. Al contrario, una media bassa non decreterebbe il fallimento, ma aiuterebbe a capire quali elementi (qualità di gioco, coinvolgimento, servizi, storytelling) spingono davvero la percezione di valore.
Esperimenti come questo sono anche messaggi politici in senso alto: dicono che una società sportiva si considera parte di un ecosistema cittadino fatto di fiducia reciproca. A Lübeck, dove il Phönix convive storicamente con il più blasonato VfB, affermare un’identità fondata su prossimità, correttezza e innovazione sociale è una dichiarazione di intenti. Il calcio di base e semi-professionistico, oggi, vive di idee oltre che di risultati: costruire un racconto distintivo può valere quanto un paio di punti in classifica quando si tratta di avvicinare uno sponsor locale o convincere un gruppo di ragazzi a scegliere il Buniamshof per il sabato pomeriggio.
La società non esclude repliche nel 2026, magari legandole a giornate speciali — derby, sfide promozionali, iniziative benefiche — oppure a periodi di calendario in cui si registrano tradizionalmente flessioni di pubblico. “FairPay” potrebbe diventare, per il Phönix, una firma riconoscibile: un modo di dire “qui il tifoso conta” che va oltre i claim e si traduce in una scelta concreta. Il club potrà anche studiare i dati: distribuzione per fascia scelta, differenze tra settori, correlazione con risultato e qualità percepita del gioco, impatto degli annunci all’intervallo. Con qualche cautela metodologica, è materiale prezioso per tarare future politiche di prezzo.
Che cosa succede se la partita finisce male? La tentazione è pensare che la media sprofondi a 5 euro. Ma il calcio, lo sappiamo, non è aritmetica. Un 0-1 tirato, con squadra generosa e avversario cinico, potrebbe proiettare molti tifosi su 10 o 15: il contributo “per lo sforzo”. Una vittoria brillante, invece, spingerà facilmente la curva su 15–20. In mezzo c’è l’atmosfera: la curva che canta, il contatto tra calciatori e tribuna a fine gara, il saluto alla città nell’ultimo pomeriggio casalingo dell’anno. Sono dettagli che pesano, soprattutto in contesti dove la distanza tra giocatori e pubblico è minima.
Alla fine, “FairPay” è la somma di quattro scelte:
Se l’esperimento andrà nella direzione sperata, non stupitevi di ritrovare presto la stessa formula in altri stadi della Regionalliga o, perché no, nelle serie superiori con adattamenti mirati. Ogni tanto il calcio insegna che un’innovazione può essere tanto efficace quanto economica: basta cambiare il momento in cui si paga un biglietto.
Per il resto, che vinca il più meritevole — e che i 20 euro siano, per molti, una scelta naturale.