Cerca

Trendy news

Il ritratto del «Ragno Nero», più di 150 rigori parati e unico portiere della storia a vincere il pallone d'oro

Mosca, 1929 – 1990. Storia di Lev Jašin, il Ragno che usava l’hockey per allenare i riflessi e che, in un pomeriggio d’inverno, divenne l’unico portiere a rubare la scena agli dei del gol

Lev Jašin

Lev Jašin

Mosca, 1929: l’infanzia dove il freddo è un maestro
Mosca, 22 ottobre 1929.
Dovete immaginarvela quella città lì. Non è la Mosca delle luci al neon o degli oligarchi. È una città che non ti regala niente, e quando arriva la guerra ti chiede pure il resto. Lev Ivanovič Jašin nasce lì, in quel grigio che ti entra nelle ossa.
Da ragazzino lavora in fabbrica. Non è una cartolina da realismo socialista, è la vita vera. È l’infanzia di chi impara presto due cose fondamentali che poi si ritroverà tra i pali. La prima: resistere, sempre, anche quando le gambe tremano. La seconda: non sprecare movimenti. Perché in fabbrica, come in porta, l’energia è una risorsa limitata e preziosa.

Il dischetto da hockey: la scuola della paura
C’è un dettaglio che sembra inventato da uno sceneggiatore e invece è vero, e spiega Jašin meglio di mille analisi tattiche. Prima di diventare il Ragno, Lev gioca a hockey su ghiaccio. Vince pure una Coppa dell’URSS nel 1953.
Pensateci. Il dischetto non è un pallone. È un pezzo di gomma dura, piccolo, nero, cattivo. Non rimbalza, schizza. Arriva come un insulto. Se ti abitui a fermare quello, se ti abitui a buttarti sul ghiaccio senza protezioni, l’area di rigore diventa una passeggiata. L’hockey non è un aneddoto: è un allenamento mentale. È lì che Jašin impara il riflesso «corto», quel modo di esplodere e ricomporsi in un secondo, quel coraggio naturale di mettere la faccia dove gli altri non metterebbero nemmeno il piede.

Una riga sola: la fedeltà della Dynamo
La sua carriera di club è una riga sola sul passaporto. Dynamo Mosca. Per vent’anni.
Oggi sembra fantascienza, roba da matti. Ma nell’Unione Sovietica di allora, la fedeltà non è una scelta di mercato. È un modo di stare al mondo.
Vince cinque campionati sovietici, tre Coppe. Ma il palmarès non racconta la verità. La verità è che Jašin è la Dynamo. È la continuità fatta persona. Cambiano i segretari di partito, cambiano i compagni, cambia il clima politico, ma lui è lì. In piedi. Sulla riga di porta.

Il Ragno Nero: l’arte di occupare lo spazio
Quando lo immagini, non lo immagini in posa per una foto a colori. Lo immagini in bianco e nero. O meglio, tutto nero.
Lo chiamano il «Ragno Nero», anche se la maglia era di un blu scurissimo, quasi notte. Ma alla gente piace la leggenda.
Non è solo un soprannome. È una sensazione visiva. In porta sembra occupare più spazio del possibile. Allarga le braccia e la porta diventa piccola.
Soprattutto, Jašin fa una cosa che nessuno faceva: non aspetta. Esce. Comanda. Urla. Raddrizza le distanze come un caporeparto che mette in riga gli operai della difesa. In un’epoca in cui il portiere è un mobile di arredamento che si tuffa solo quando serve, lui è il primo regista difensivo.

Il mondo scopre che i sovietici sanno volare
Il mondo occidentale lo vede davvero quando il calcio entra nelle televisioni. Mondiali del ’58, del ’62, del ’66.
La nazionale sovietica, quella con la scritta CCCP sul petto che faceva paura solo a leggerla, non è una comparsa. Arrivano quarti nel ’66, vincono l’Europeo nel 1960 a Parigi, prendono l’oro olimpico a Melbourne nel ’56.
Jašin diventa una figura riconoscibile anche per chi non mastica il cirillico. È il gigante che legge il pericolo prima che diventi un tiro. È il portiere che accorcia la squadra come un libero aggiunto.

1963: l’anno in cui il portiere divenne Re
E poi arriviamo al punto. Il paradosso felice.
17 dicembre 1963.
Di solito, i premi personali sono la festa di chi segna. Di chi vende i biglietti. Di chi fa esultare la folla.
France Football annuncia il Pallone d’Oro. E lo vince lui. Lev Jašin. Un portiere.
L’unico. Ancora oggi.
In quel premio c’è un’idea rivoluzionaria, quasi filosofica: riconoscere che l’eccellenza non abita solo nel gesto che finisce in rete, ma anche in quello che la rete la nega. È come premiare il silenzio in un mondo che applaude solo il rumore. È la rivincita di tutti quelli che passano la vita a rimediare agli errori degli altri.

I numeri e l’addio delle stelle
La FIFA, quando deve raccontarlo, tira fuori i numeri mostruosi: circa 275 partite senza subire gol, più di 150 rigori parati.
Ma il numero più bello è un altro. È quello delle persone che si presentano al suo addio.
Pelé, Beckenbauer, Eusébio. I più grandi attaccanti del mondo vanno a Mosca per salutare l’uomo che, per definizione, ha sempre rovinato le loro domeniche. È una scena che vale più di mille targhe commemorative. È il rispetto dei nemici.

Marzo 1990: l’ultima uscita
Jašin muore a Mosca nel marzo 1990. Gli archivi litigano sulla data esatta, 20 o 21 marzo.
È un dettaglio simbolico. L’uomo che ha passato la vita a custodire il confine più sottile del gioco, quella linea bianca tra la gloria e la disperazione, finisce per restare anche lui, nell’ultima riga della sua storia, in bilico sul bordo di un giorno.
La sua eredità è semplice: ha spostato il portiere dal ruolo di vittima sacrificale a quello di padrone del destino. Ha insegnato che l’area di rigore non è una gabbia, ma un territorio da governare.
E ha lasciato un avvertimento che vale per sempre: se un portiere, una volta, ha vinto il Pallone d’Oro, allora non era un’eccezione. Era un fenomeno paranormale.

Scheda tecnica
Nome: Lev Ivanovič Jašin
Nascita: 22 ottobre 1929, Mosca
Morte: marzo 1990, Mosca (data riportata come 20 o 21 marzo a seconda delle fonti)
Ruolo: portiere
Club: Dynamo Mosca (carriera intera, circa 20 anni)
Titoli con club: 5 campionati sovietici, 3 Coppe dell’URSS
Nazionale URSS: 74 presenze (dato riportato da FIFA)
Risultati principali in nazionale: oro olimpico 1956; campione d’Europa 1960; finalista 1964; quarto posto al Mondiale 1966
Riconoscimento unico: Pallone d’Oro 1963 (unico portiere vincitore nella storia)
Primati ricordati da FIFA: circa 275 partite senza subire gol; oltre 150 rigori respinti

Le parate di Lev Jasin

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter