Westminster: il ferro, il fumo e le mani sporche
John Goodall nasce il 19 giugno 1863 a Westminster, Londra.
Il calcio codificato, quello che oggi ci vendono in 4K, non comincia con i poster, le veline o i procuratori. Comincia con il ferro. Comincia con le mani che lavorano, con l’odore acre delle officine, con un campo dove i palloni sono sfere di cuoio pesante che se ti prendono in faccia ti lasciano il segno per una settimana. I gol, in quel tempo lì, sono una forma di geografia: ti dicono chi sei e dove puoi arrivare.
John non è un londinese da salotto. Prima di diventare un nome, è un «iron turner». Un tornitore. Immaginatevelo. Un mestiere fatto di rumore costante, di trucioli di metallo, di giornate lunghe. È un dettaglio che non serve a fare poesia a buon mercato: serve a capire. Serve a capire perché, quando Goodall si mette davanti alla porta, non lo fa «per gioco». Lo fa con la stessa serietà con cui si piega una sbarra d’acciaio. Lo fa come chi ha imparato presto che le cose, nella vita, si conquistano col sudore e si tengono strette con i denti.
1888: la nascita della statistica
Poi, nel 1888, succede. Nasce la «Football League».
Non è una prova generale. È l’Inizio.
Fino a quel momento, il calcio era un racconto orale, una serie di sfide disordinate. Da quel momento, diventa archivio. E qui succede la cosa che ci interessa davvero: per la prima volta il gol smette di essere un dettaglio di cronaca locale e diventa una classifica. Una riga che si può leggere, contare, stampare. Una sentenza numerica.
Goodall gioca nel Preston North End. E chiude la stagione 1888–89 da capocannoniere. I registri, polverosi e sacri, dicono: 21 gol in 21 partite.
È un modo perfetto, quasi arrogante nella sua pulizia, di presentarsi alla storia. Il calcio che comincia a prendersi sul serio sceglie lui, l’ex tornitore, come primo nome da mettere in cima alla lista.

Gli Invincibili: vincere tutto senza chiedere scusa
Ma il punto, come direbbe qualcuno, non è solo «quanti». Il punto è «dove» e «con chi».
Quel Preston North End non è una squadra di calcio. È un marchio di fabbrica. Passerà alla storia come «The Invincibles». Gli Invincibili.
Perché? Perché attraversano l’intera stagione, campionato e coppa, senza perdere mai. Mai.
Completano il primo «Double» della storia: vincono la Lega e la FA Cup.
Goodall è il motore di quella macchina perfetta. Non è solo quello che la butta dentro. È quello che organizza, che lega i reparti, che dà un ordine logico a una furia che altrimenti resterebbe una rissa di paese.
Il 30 marzo 1889, al Kennington Oval, battono il Wolverhampton 3–0 nella finale di Coppa. In quel momento, il calcio inglese capisce una cosa fondamentale: da lì in avanti, nulla sarà più «solo sport». Sarà egemonia.
Il bomber che scriveva i libri
E qui entra la parte che spiazza.
Goodall non è un bruto che calcia nel fango. È un intellettuale del gioco.
Nel 1898, in un’epoca in cui i calciatori erano considerati poco più che manovali dello svago, lui fa una cosa impensabile: scrive.
Pubblica un testo intitolato «Association Football». Un manuale.
Non è un vezzo letterario. È il segnale che siamo davanti a uno dei primi uomini che capiscono di stare costruendo un linguaggio. E quel linguaggio, se non lo fissi sulla carta, scappa via, evapora come il fumo delle ciminiere. Il primo capocannoniere della storia non si limita a segnare: prova a lasciare le istruzioni per l’uso a chi verrà dopo di lui.
La Nazionale e il cuore dell’Isola
Tra il 1888 e il 1898, Goodall veste la maglia dell’Inghilterra. 14 presenze, 12 gol.
Oggi diremmo «efficienza». Allora era reputazione.
La Nazionale, in quel periodo vittoriano, è una cartina al tornasole. Ti chiamano se sei credibile nel cuore dell’isola, non se fai rumore sui giornali. E Goodall, in quel cuore pulsante, ci sta comodo. È uno dei volti che accompagnano la nascita del calcio internazionale britannico, quando le partite contro la Scozia o il Galles pesano come piccoli trattati d’identità nazionale.
Derby County: l’eredità e il passaggio del testimone
Poi c’è il trasferimento. Derby County.
Qui arriva la parte meno celebrata, ma forse la più umana. La carriera che non vive di un’unica istantanea.
Goodall invecchia, ma invecchia bene, come il ferro battuto. Diventa un riferimento. E nelle cronache dell’epoca emerge un dettaglio commovente: è lui che «aiuta a crescere» un ragazzino che si chiama Steve Bloomer.
Bloomer diventerà una leggenda assoluta del gol inglese. Ma la sua scuola è Goodall. È il passaggio di testimone più bello: il primo capocannoniere non resta una statua di marmo da ammirare; scende dal piedistallo e, nello spogliatoio, insegna i trucchi del mestiere al futuro.
Watford e le volpi: l’uomo intero
E infine, il finale. Quando molti avrebbero cercato la pensione, Goodall cambia pelle un’altra volta.
1903. Watford. Diventa il primo «player-manager» della storia del club.
Qui il calcio torna ad assomigliare al suo vecchio lavoro di tornitore: responsabilità, organizzazione, scelte, contabilità morale. Goodall è uno dei primi a vivere il calcio come mestiere totale, 24 ore su 24.
Ma le biografie, quelle vere, ci regalano anche il colore.
Goodall era un atleta polivalente (cricket, curling), ma soprattutto era un eccentrico. Si racconta che andasse a spasso con delle volpi addomesticate.
Attenzione: questi dettagli non devono distrarre. Sono il «colore», il margine. Ma ci dicono che Goodall era un personaggio libero, uno che apparteneva a una generazione di pionieri che il calcio lo ha costruito pezzo per pezzo, mattone su mattone, senza sapere che un giorno sarebbe diventato un’industria globale.
Perché raccontare John Goodall oggi?
Perché è l’Inizio. Non l’inizio vago delle leggende medievali. L’inizio misurabile.
È il primo nome che puoi scrivere in una casella precisa: capocannoniere della prima lega del mondo.
Attorno a quel nome c’è tutto: la squadra invincibile, la coppa, la stagione perfetta, la nazionale, il libro, l’allenatore. Se devi spiegare a qualcuno quando il calcio ha smesso di essere caos ed è diventato Storia, Goodall è la porta perfetta. Non perché la apre da solo, ma perché, se guardi attraverso di lui, riesci a vedere la stanza intera.
Scheda tecnica
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Nome: John Goodall
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Nascita: 19 giugno 1863, Westminster (Londra)
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Morte: 20 maggio 1942, Watford
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Club simbolo: Preston North End (anni 1880)
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Capocannoniere: Football League 1888–89 (prima stagione)
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Preston 1888–89: campioni di lega e vincitori FA Cup; stagione da «Invincibles»
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Nazionale: Inghilterra, 14 presenze e 12 gol (1888–1898)
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Libro: «Association Football» (1898)
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Watford: primo player-manager/manager del club (dal 1903)