La stanza è quasi vuota, sul letto una maglia biancorossa con il numero 10. Fuori, a Núñez, l’estate di Buenos Aires è pesante. Dentro, una decisione già presa: a 16 anni, Luca Scarlato lascia il River Plate. Non c’è un contratto da firmare, non c’è una cessione da registrare: c’è la “patria potestà” — in Argentina: “potestà genitoriale” — che consente ai genitori di trasferire il minore all’estero. Destinazione: Italia, con il Parma pronto ad accoglierlo. Nel frattempo, la Associazione del Calcio Argentino (AFA) annuncia una stretta: chi emigra così, d’ora in avanti, non verrà più convocato nelle selezioni giovanili. Una misura che fa discutere: è deterrente o ritorsione?
Cosa è successo, in breve
- Luca Scarlato, 16 anni (classe 2009), trequartista e capitano della Settima del River Plate, ha lasciato il club senza firmare il primo contratto, avvalendosi della “potestà genitoriale”, e si appresta a trasferirsi al Parma. La ricostruzione è stata riportata in Italia da Rivista Undici e da vari media argentini e italiani.
- Secondo quanto riferito dal quotidiano Clarín e ripreso da più testate, l’agente Martín Guastadisegno avrebbe avuto un ruolo decisivo nell’indirizzare la famiglia, arrivando a sostenere spese o pagamenti per convincerla ad attivare la “patria potestà” e a rifiutare altre offerte — tra cui una ipotesi legata al Betis. La cifra esatta circolata su alcuni siti non è verificabile in modo indipendente; resta il punto sostanziale del presunto incentivo economico.
- La AFA ha reso nota una nuova linea: i giovani che escano dall’Argentina sfruttando la “patria potestà” non saranno convocati nelle rappresentative Under. Decisione confermata pubblicamente dal dirigente Javier Méndez Cartier e destinata, secondo la stampa, a essere formalizzata in sede federale.
Una falla che diventa caso: il meccanismo della “patria potestà”
Per capire l’effetto domino, bisogna partire da una parola giuridica: “potestà genitoriale”. In Argentina, come in molti ordinamenti, i genitori possono decidere il trasferimento di residenza di un minore. Nel calcio, questo si traduce in una via d’uscita: se il ragazzo non ha ancora firmato il primo contratto professionistico, i genitori possono portarlo in Europa dove, se in possesso di passaporto comunitario o rientrando nelle eccezioni FIFA per i 16-18 anni all’interno dell’UE/SEE, il giovane può tesserarsi. La FIFA, all’art. 19 del RSTP, vieta in generale i trasferimenti internazionali di minori, ma ammette eccezioni precise per i 16-18enni all’interno dell’UE/SEE e sotto rigidi paletti. È un varco legale conosciuto da anni, che i club europei e gli agenti più spregiudicati sanno presidiare.
Nel caso Scarlato, la tempistica è stata decisiva: niente contratto a 16 anni, scatto della patria potestà, partenza per l’Italia. Il River perde così uno dei migliori 2009 senza indennizzo immediato. Lo aveva raccontato la stampa argentina in tempo reale — con versioni contrapposte tra famiglia e club — e lo ha ricapitolato anche Rivista Undici in Italia.
Le versioni in conflitto: club, famiglia, agente
- La posizione del River Plate. Il coordinatore del vivaio Gabriel Rodríguez ha spiegato che il club lavorava al contratto da marzo–aprile e ha puntato il dito contro il ruolo degli intermediari: “Non decide il bambino, ma ciò che concordano agente e genitori”. Il River sostiene di aver presentato più proposte e di essersi trovato di fronte a rifiuti sistematici.
- La posizione della famiglia. La madre, Lorena Cuervo, ha dichiarato che la decisione non è stata dettata dal denaro, ma da “mancanza di cura” e di un progetto chiaro: ha parlato di gestione medica non ottimale e ha difeso il rapporto con Guastadisegno, descritto come figura affettiva.
- Il ruolo dell’agente Martín Guastadisegno. È un nome noto quando si parla di “uscite per patria potestà”: tra i precedenti, la partenza di Matías Soulé dal Vélez alla Juventus a 15-16 anni. Anche qui, la narrazione degli ultimi giorni gli attribuisce un’influenza diretta sulla famiglia Scarlato; alcune testate riportano che avrebbe coperto spese o effettuato pagamenti per indirizzare la scelta, circostanza su cui la famiglia respinge l’accusa.
La verità giudiziaria — laddove ci saranno denunce, ipotesi di indagine o cause civili — è un altro capitolo. Ma il quadro d’insieme è chiaro: la “responsabilità genitoriale” diventa un grimaldello con cui aggirare l’asimmetria di forze tra club formatori sudamericani e mercato europeo.
Perché il Parma? Progetto, filiera e “finestra UE”
Il Parma ha maturato negli ultimi anni una visione precisa sul vivaio: pianificazione, rete territoriale, affiliazioni e un’Academy molto strutturata. Nel 2025, il club ha coinvolto circa 2.800 giovani nel progetto “Parma e Provincia”, 47 società affiliate nell’area allargata e oltre 900 atleti ospitati nelle attività del “Progetto Plus”. Numeri che raccontano un ecosistema in crescita e una filiera di sviluppo che rende credibile l’idea di inserire un talento 2009 in un percorso protetto, con prospettiva di sbocco tra i grandi.
Sul piano tecnico, Scarlato è un trequartista brevilineo, forte nella rifinitura tra le linee e nella gestione della palla nello stretto; in Settima è stato capace di numeri importanti. In Italia, diversi organi di stampa — da Goal.com a media locali — lo danno “vicinissimo” al Parma, con l’intesa in via di definizione. Ad oggi, non risulta un comunicato ufficiale del club crociato, ma le fonti convergono sul fatto che l’operazione sia a un passo. Prudenza sulle tempistiche, dunque, ma la direzione è tracciata.
Il nodo economico: cosa (non) incassa il River, tra “training compensation” e “solidarity”
Il punto più sensibile — oltre all’etica sportiva — è finanziario. La partenza con patria potestà impedisce al River di negoziare una cessione e di incassare una fee. Restano però i meccanismi FIFA:
- La “training compensation” (Annexe 4 RSTP): è dovuta quando il giocatore firma il suo primo contratto professionistico in un’altra associazione e, poi, ad ogni trasferimento internazionale fino alla stagione del 23° compleanno. L’importo si calcola in base alla categoria del nuovo club e agli anni di formazione, con una formula specifica per le età 12-15.
- Il “solidarity mechanism” (Annexe 5 RSTP): al trasferimento di un professionista con fee prima della scadenza contrattuale, il 5% va ai club formatori tra i 12 e i 23 anni, ripartito pro quota. Qui però serve un trasferimento a pagamento.
Tradotto: nell’immediato, il River non incassa. Potrà rivendicare la “training compensation” quando Scarlato firmerà il primo contratto in Italia; in seguito, beneficerà di “solidarity” solo se ci sarà una futura cessione a titolo oneroso. È il motivo per cui i club argentini percepiscono la patria potestà come uno squilibrio competitivo: investimento decennale, ritorno differito e incerto.
La risposta della AFA: deterrente o corto circuito?
La scelta della AFA di escludere dalle Nazionali giovanili chi emigra con patria potestà è una risposta rapida e politicamente forte. Nei dettagli pubblici, la linea è stata confermata dal dirigente Javier Méndez Cartier e rilanciata da più media nazionali. Per ora, si parla di indirizzo federale e di formalizzazione attesa con atto ufficiale; la comunicazione, però, è netta: proteggere gli investimenti dei club formatori e scoraggiare la “fuga” di sedicenni.
È una mossa che apre temi delicati:
- Sul piano giuridico-sportivo, va misurata con i principi FIFA in materia di trasferimenti, tutela dei minori e libera circolazione nell’UE/SEE per i 16-18enni. Il contrasto non è diretto — la AFA non vieta il trasferimento, ma esercita una scelta di convocazione — tuttavia chiama in causa una questione di opportunità e proporzionalità.
- Sul piano etico, il messaggio è chiaro: “Se te ne vai così, la Nazionale non è per te”. Resta da capire l’efficacia deterrente su famiglie e agenti che puntano su percorsi europei. E resta un paradosso storico evocato anche da Rivista Undici: se si applicasse retroattivamente, perfino Lionel Messi — partito giovanissimo per il Barcellona — avrebbe rischiato di non vestire l’albiceleste nelle giovanili.
Il precedente che ritorna: quando l’Argentina perde i suoi migliori sedicenni
Il caso Scarlato non nasce nel vuoto. Il nome che ricorre più spesso è Matías Soulé, passato dal Vélez alla Juventus ancora minorenne, tra polemiche e denunce di pressioni; oggi è protagonista in Serie A e in orbita Selección. C’è poi Tiago (Thiago) Geralnik, uscito dal River per il Villarreal nel 2018, che ha faticato a consolidarsi in Europa e oggi gioca nella Seconda Divisione del Qatar: due traiettorie opposte, a ricordare che il salto precoce può essere un trampolino o un boomerang.
Per i club argentini, ogni partenza è un duplice danno: tecnico (perdita di talento nel breve) ed economico (mancato trasferimento a pagamento). Per i ragazzi, una scommessa: allenarsi in strutture europee, accorciare il percorso verso l’élite, ma anche esporsi a un contesto competitivo e culturale che non perdona.
Il profilo tecnico di Scarlato e cosa può trovare a Parma
Chi è Luca Scarlato? Un “10” moderno, istintivo nell’ultimo passaggio, con buona qualità di ricezione tra le linee e capacità di rifinire in spazi stretti. È stato capitano e goleador in Settima al River, con cifre che hanno acceso l’attenzione degli scout. Il Parma lo vede come un investimento “di filiera”: ingresso nell’Academy, lavoro individuale su forza, coordinazione e visione in un sistema che negli ultimi 12 mesi ha potenziato affiliazioni e scouting territoriale, anche per intercettare i profili stranieri da crescere in casa.
La società ducale — reduce da un 2025 di consolidamento organizzativo, con iniziative che hanno coinvolto oltre 10.000 bambini sotto i 15 anni e progetti come “Parma e Provincia” e “Progetto Plus” — offre un contesto favorevole: staff dedicati, facilities, percorsi scolastici e di supporto extra-campo. È il tipo di ambiente in cui un 2009 può adattarsi al calcio italiano e, nel medio periodo, affacciarsi alla Serie A.
Etica, tutele e riforme possibili: oltre il caso
Il dibattito che esplode con Scarlato tocca almeno quattro snodi.
- Il ruolo degli agenti. La figura di Guastadisegno divide: per alcuni è il sintomo di un sistema che non protegge abbastanza i club formatori; per altri, è un professionista che massimizza le opportunità del ragazzo in un quadro normativo che lo consente. Il confine tra tutela e captazione aggressiva è sottile. La stampa argentina ha riferito di ipotesi di esposti e di denunce economiche evocate in ambienti River; saranno eventualmente i tribunali a stabilire i confini della liceità. Nel frattempo, l’opinione pubblica si polarizza.
- La tutela dei minori. Le istituzioni europee chiedono da tempo rigore nell’applicazione dell’art. 19 RSTP, mantenendo il divieto generale e vigilando sulle eccezioni per i 16-18enni nell’UE/SEE. La parola d’ordine è “ambiente stabile” — non solo tecnico, ma educativo e sanitario — e “prevenzione di abusi e sfruttamento”. È qui che i club europei devono dimostrare di essere non solo attrattori di talento, ma anche garanti del suo benessere.
- I correttivi economici. La training compensation e il solidarity mechanism restano strumenti cruciali, ma spesso tardivi. La FIFA negli ultimi anni ha ritoccato procedure e cornici, ma i club sudamericani continuano a chiedere meccanismi più rapidi ed efficaci per valorizzare la formazione, anche quando il ragazzo parte prima di firmare. Una riforma di sistema — magari condivisa tra CONMEBOL, UEFA e FIFA — potrebbe armonizzare tutele e libertà di movimento.
- La linea AFA. La scelta di escludere dalle giovanili chi sfrutta la patria potestà è un segnale politico forte, ma andrà misurata nei fatti: dissuaderà davvero famiglie e agenti? O rischia di “punire” il ragazzo — cittadino e minore — per una decisione formalmente presa dai genitori? La palla passa alla governance e alla sua capacità di unire deterrenza, dialogo con i club europei e programmi di fidelizzazione dei talenti.
Cosa resta oggi, cosa succede domani
- Per il River Plate: un vuoto tecnico immediato e la prospettiva di far valere training compensation in Italia quando Scarlato firmerà il primo contratto. Nel lungo periodo, eventuali quote di solidarity dipenderanno da future cessioni a pagamento. Nel frattempo, la dirigenza dovrà interrogarsi su tempi, contenuti e comunicazione delle proposte contrattuali per i 16enni più esposti al mercato europeo.
- Per l’AFA: la sfida di passare dall’annuncio alla norma — con i necessari passaggi negli organi federali — evitando contenziosi e garantendo coerenza rispetto ai principi FIFA. Un monitoraggio trasparente dei casi, con dati annuali sulle “uscite per patria potestà”, aiuterebbe a misurare l’impatto reale della misura.
- Per il Parma: l’opportunità di inserire un 2009 di profilo sudamericano in una Academy in piena espansione, mantenendo standard alti di tutoraggio scolastico, integrazione e pianificazione tecnica. È così che un “colpo di prospettiva” smette di essere slogan e diventa percorso.
- Per Luca Scarlato: comincia il tratto più difficile. L’Europa è una promessa e un esame quotidiano. La dimensione umana — lingua, scuola, equilibrio familiare — pesa quanto quella tecnico-tattica. La storia giudicherà se la scelta fatta a 16 anni sarà stata la migliore; oggi è soltanto la più coraggiosa, e la più discussa.
Conclusione: una crepa che chiede una riforma
Il caso Scarlato fa da lente su una crepa del sistema: club formatori sudamericani che investono per 10 anni, agenti che sfruttano le pieghe delle norme, famiglie che inseguono opportunità, club europei che offrono filiere di sviluppo più ricche. La risposta AFA — escludere dalle giovanili chi parte con patria potestà — è un freno politico, non una riparazione strutturale. Servono tavoli congiunti e incentivi più equi: garantire ai club formatori un ritorno certo e tempestivo, e ai ragazzi un cammino protetto. Nel mezzo, c’è la cronaca: un sedicenne con una valigia e una maglia nuova da indossare, e un calcio che, per crescere davvero, deve imparare a trattenere valore senza trattenere persone.