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10 Gennaio 2026
Martin Demichelis
Una risacca senza rumore, il mare apparentemente calmo di Laguna Escondida, un tratto di costa che invita al bagno ma in cui la linea fra relax e pericolo è spesso un’illusione ottica. È qui, a pochi chilometri da José Ignacio e dalla scintillante Punta del Este, che nel pomeriggio di Capodanno una forte corrente ha trascinato al largo Martín Demichelis e alcuni familiari. La scena – onde che coprono e riscoprono volti, richiami da riva, tavole da surf usate come zattere – dura pochi minuti ma pesa moltissimo: l’intervento di due surfisti, che sono anche guardaspiagge fuori servizio, fa la differenza tra uno spavento e una tragedia. Il video rimbalza sui media locali e internazionali nei giorni successivi, aggiungendo dettagli a un episodio che, per stessa ammissione dei coordinatori della brigata di salvamento, si consuma in un’area “complicata”, non abilitata alla balneazione e distante circa 400 metri dal primo posto di guardavidas (i bagnini uruguaiani).
Secondo le ricostruzioni della Brigada de Guardavidas de Maldonado, l’allenatore argentino – presente con due figli e una nipote – entra in acqua in un punto affascinante ma infido della costa, tra le frazioni di Edén Rock, San Vicente e Santa Mónica. Una corrente di ritorno – tipica delle spiagge oceaniche – lo trascina insieme ai ragazzi verso il largo, rendendo quasi impossibile il rientro con la sola forza delle braccia. In quel momento sulla spiaggia ci sono due guardaspiagge in pausa, arrivati con le loro tavole per surfare: quando sentono le grida e percepiscono la difficoltà, si tuffano e impostano un salvataggio “da manuale”, usando i surf come supporto galleggiante e corridoio di rientro. Nessuno dei coinvolti richiede cure mediche; la famiglia torna a riva sotto gli applausi dei presenti. Il tutto avviene il 31 dicembre, con le immagini che emergono e diventano virali tra l’8 e il 9 gennaio 2026.
Il frammento video rilanciato dalle tv argentine mostra i ragazzi aggrappati alla tavola, mentre un adulto li spinge per guadagnare metri preziosi verso la battigia. È un’immagine che racconta due verità semplici: l’acqua può ingannare, e il fattore tempo – la prontezza di chi sa cosa fare – è cruciale.
La chiave del lieto fine sta nell’insolito incrocio fra caso e competenza. A tuffarsi sono due guardaspiagge della Brigada de Maldonado, fuori servizio ma con addestramento specifico a correnti, frangenti e recupero con tavola. In Uruguay, e in particolare nel dipartimento di Maldonado, la brigata è una delle più strutturate del Paese: nel periodo estivo presidia decine di chilometri di costa con oltre 300 guardavidas e circa 80-90 postazioni operative a stagione. Il servizio è attivo quotidianamente nei mesi caldi, con orari estesi e un coordinamento che integra mezzi come moto d’acqua, quatricicli e una rete radio dedicata. Questo apparato, però, non copre ogni metro di spiaggia: esistono tratti non abilitati al bagno, segnalati come tali. Proprio come quello di Laguna Escondida.
Il coordinatore Marcelo Simoncelli – lo stesso che conferma le dinamiche del soccorso e la distanza dal posto più vicino – ricorda che i protocolli prevedono l’uso della tavola come strumento primario: consente di raggiungere rapidamente chi è in difficoltà, di offrire galleggiamento immediato e di manovrare in sicurezza nel canale della corrente senza farsi travolgere dall’onda di ritorno. È esattamente ciò che avviene a Laguna Escondida.
Il punto è di quelli che seducono l’occhio: mare blu profondo, fondali che diventano subito importanti, frangenti alternati a tratti di acqua apparentemente piatta. Ma è proprio dove il mare sembra “piatto” che in genere scorrono le correnti di ritorno: un nastro trasportatore che, tra due banchi di onda, riporta l’acqua verso il largo. Per chi non è allenato – o per chi, istintivamente, prova a lottare “contro” la corrente – può diventare una trappola. Le autorità locali lo ripetono da anni: attenzione alle zone non presidiate e alle aree segnalate come non idonee al bagno. Laguna Escondida rientra tra i tratti “complicati”, con un profilo di rischio che aumenta nei giorni di vento e con marea sostenuta.
I numeri di Maldonado aiutano a capire il contesto: in una stagione tipo, la brigata registra centinaia di interventi, con decine di salvataggi solo nelle prime settimane di alta stagione. Il coordinamento evidenzia come i picchi si concentrino nei weekend e in concomitanza con condizioni meteo-marine instabili. Più volte i responsabili hanno sottolineato che “dove non si formano onde visibili è spesso dove si crea il canale di risacca”: un paradosso che invita alla prudenza.
Il video del salvataggio, rilanciato da FM Gente e dai programmi tv argentini, diventa la chiave narrativa dell’episodio: fotogrammi che mostrano un Demichelis provato dalla fatica e i ragazzi sorretti dalla tavola, con l’arrivo a riva accompagnato dagli applausi di chi, dalla sabbia, segue il rientro metro dopo metro. Le prime cronache parlano esplicitamente di un “miracolo”, anche per la coincidenza della presenza di guardaspiagge proprio in quel tratto privo di postazione. In assenza di dichiarazioni ufficiali dell’allenatore, le versioni più attendibili convergono su tre punti fermi: area non abilitata al bagno; corrente molto forte; intervento di due guardavidas fuori orario che stavano per mettersi in mare con le tavole.
Sulle persone coinvolte, le testate uruguaiane e argentine concordano nel riferire di due figli e di una nipote al fianco di Demichelis in acqua, con altri familiari sulla riva. Nessuno ha avuto bisogno di cure. I dettagli diffusi nelle ore successive possono variare tra una fonte e l’altra, ma la sostanza, confermata dai coordinatori della brigata, è univoca.
Per il mondo del calcio, Martín Demichelis non è un volto qualsiasi. Ex colonna del Bayern Monaco e del Manchester City, da tecnico ha guidato il River Plate. A prescindere dallo status professionale attuale, l’episodio uruguaiano lo restituisce nella sua dimensione più umana: un padre in vacanza con la famiglia, un uomo che, come tanti, sottovaluta per pochi istanti l’insidia di un tratto di costa e si ritrova in balia di una corrente di ritorno. Anche per questo il racconto colpisce: perché scardina l’illusione che l’esperienza sportiva o la forma fisica bastino a domare l’oceano.
La costa di José Ignacio è splendida, ma non è uniforme. I tratti destinati alla balneazione sono chiaramente segnalati e coperti dalla Brigada de Guardavidas negli orari ufficiali; altrove, come a Laguna Escondida, l’assenza di postazioni e la conformazione dei fondali sconsigliano assolutamente l’ingresso in acqua. La stessa Intendencia de Maldonado ricorda ogni anno l’“alfabeto” della sicurezza: rispettare le bandiere (verde, gialla, rossa), informarsi sui turni dei bagnini, controllare l’app Info Playas per avere aggiornamenti su coperture, condizioni e zone interdette. È un sistema pensato per prevenire: funziona, a patto che lo si segua.
Per comprendere la scala del problema basta scorrere i report stagionali: in un’estate recente la brigata ha totalizzato oltre 500 interventi, con quasi 200 salvataggi e centinaia di persone coinvolte. E nonostante le coperture estese, capita che gli incidenti si consumino in aree senza bagnini, magari a poche centinaia di metri dalla prima torretta. È esattamente ciò che è avvenuto a Laguna Escondida.
Il caso Demichelis offre un’occasione preziosa per ripassare le basilari regole di comportamento in caso di corrente di ritorno:
Non a caso, i coordinatori della brigata sottolineano da anni lo stesso concetto: “La risacca non sempre si vede; spesso la zona ‘piatta’ è quella più pericolosa. Le onde possono sballottarti, ma ti riportano verso la riva. Il canale senza onde, invece, è il ‘nastro’ che ti porta fuori”. Un messaggio tanto semplice quanto vitale.
Il Dipartimento di Maldonado investe risorse ingenti per la sicurezza in mare, con mezzi e personale cresciuti negli ultimi anni. Nonostante ciò, i coordinatori lamentano un problema ricorrente: la scarsa osservanza delle indicazioni da parte di residenti e turisti. Le bandiere ci sono, i cartelli pure, ma non sempre vengono rispettati; e quando le temperature salgono, la pressione sulle spiagge aumenta, moltiplicando le situazioni a rischio. L’app Info Playas – aggiornata con coperture e condizioni – è uno strumento poco usato rispetto al suo potenziale, soprattutto da chi non conosce bene la zona. L’episodio di Laguna Escondida conferma questo scarto fra dispositivo pubblico e comportamento individuale.
Per chi vive di calcio, il nome Demichelis evoca marcature dure, duelli aerei, notti europee. Ma qui l’atleta lascia il posto alla persona. Un uomo che si ritrova improvvisamente piccolo davanti alla fisica del mare, grato a un paio di sconosciuti che scelgono di rischiare qualcosa per salvare qualcun altro. La scena finale – lo sfinimento che cede all’abbraccio, la sgridata nervosa e affettuosa al tempo stesso – è universale. E, forse, è proprio questo che ha reso virale il video: riconosciamo tutti la fragilità di quell’istante.
Il giorno dopo, le onde sono le stesse, le correnti anche. La sola variabile è la memoria dell’accaduto e la voglia di farne tesoro. Capodanno è passato, ma la stagione a Punta del Este continua: il messaggio, tanto per i locali quanto per i turisti, è chiaro. Scegliete tratti di spiaggia abilitati, con guardavidas visibili; chiedete sempre informazioni; evitate l’acqua dove il mare sembra inspiegabilmente “piatto” e non ci sono postazioni. Non è solo prudenza: è rispetto per un mare che merita contemplazione, non improvvisazione.
Nelle cronache restano i nomi “famosi”, ma i veri protagonisti sono i soccorritori. Il loro addestramento e la loro rapidità hanno trasformato un titolo tragico in una storia a lieto fine. Vale la pena ricordarlo ogni volta che si mette piede in una spiaggia uruguayana – o di qualsiasi altra latitudine: dietro una torretta di salvataggio ci sono turni, allenamenti, protocolli, decine di ore spese a prevenire più che a intervenire. E quando, come a Laguna Escondida, il destino vuole che due professionisti passino “per caso” al momento giusto, quel caso si chiama in realtà competenza.
Perché l’eco del video ha riacceso l’attenzione su un tema che spesso, in estate, scivola via fra un tramonto e un aperitivo: il mare non è un set fotografico. È una forza che va conosciuta, rispettata, letta nei suoi segnali minimi. Le correnti di ritorno sono invisibili se non sai cosa cercare; le bandiere sono la traduzione quotidiana di quelle forze in indicazioni semplici. La vicenda di Demichelis è un promemoria potente: può capitare a chiunque. E la differenza – sempre – la fanno scelte consapevoli, più che il coraggio.
In fondo, la vera notizia non è la paura in mare di un ex calciatore famoso. È l’istantanea di una costa bellissima e viva, che chiede rispetto e attenzione. È il racconto di due surfisti che, senza casacca né sirena, ricordano a tutti cos’è il mestiere di guardavidas. Ed è, soprattutto, il promemoria che ci portiamo a casa: la prossima volta che vedremo un tratto d’acqua “troppo tranquillo”, prima di tuffarci ci faremo una domanda in più.