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23 Gennaio 2026
ALIANZA LIMA • Luis Advincula e Paolo Guerrero
Una vicenda giudiziaria avviata in Argentina, una decisione disciplinare interna presa in Perù e un contesto sportivo internazionale fanno da cornice a quanto sta coinvolgendo l'Alianza Lima e tre suoi tesserati. Carlos Zambrano, Miguel Trauco e Sergio Peña sono stati separati in maniera indefinida dal gruppo principale del club peruviano dopo una denuncia presentata da una giovane argentina di 22 anni, che li accusa di un presunto episodio di violenza sessuale. I fatti, secondo quanto riportato nella denuncia, sarebbero avvenuti a Montevideo, durante la recente trasferta uruguaiana della squadra, impegnata nella Serie Río de la Plata 2026. La notizia ha avuto una rapida diffusione nel panorama calcistico sudamericano, generando reazioni sia sul piano istituzionale sia tra i tifosi. L'Alianza ha comunicato ufficialmente l'avvio di un procedimento disciplinare interno nei confronti dei tre calciatori, precisando al contempo la propria disponibilità a collaborare con le autorità competenti. Parallelamente, le indagini giudiziarie seguono il loro corso in Argentina, dove la denuncia è stata formalizzata e sono state disposte le prime misure istruttorie. Nel frattempo, il club ha ribadito che le decisioni adottate in ambito sportivo sono motivate da fatti disciplinari interni, distinti dal procedimento penale, mentre uno dei calciatori coinvolti ha diffuso una dichiarazione pubblica per respingere le accuse. Un caso complesso, che intreccia aspetti legali, sportivi e gestionali, e che continua a evolversi, visto che nelle ore successive alla pubblicazione della notizia alcuni sostenitori del club hanno fatto irruzione nel centro sportivo dove la squadra si stava allenando, aggredendo due giocatori estranei ai fatti.
Secondo quanto emerge dalla documentazione giudiziaria, l'episodio oggetto della denuncia si sarebbe verificato presso l'hotel Hyatt Centric di Montevideo, struttura che ospitava la delegazione dell'Alianza Lima durante la permanenza in Uruguay. La squadra, guidata dall'allenatore Pablo Guede, si trovava nel Paese per partecipare alla Serie Río de la Plata 2026, torneo amichevole internazionale che coinvolge club sudamericani in preparazione alla nuova stagione.
La giovane argentina che ha presentato la denuncia ha riferito di aver conosciuto previamente Carlos Zambrano e di aver condiviso con lui una cena. Successivamente, sempre secondo il suo racconto, sarebbe stata invitata, insieme a un'amica, nell'hotel dove alloggiavano i giocatori. La denuncia indica che, in quel contesto, sarebbero sopraggiunti anche Miguel Trauco e Sergio Peña e che si sarebbe verificato un presunto abuso sessuale con accesso carnale.
La denunciante ha dichiarato di non aver sporto immediatamente denuncia in Uruguay, spiegando di trovarsi in uno stato di shock e di aver deciso di rientrare quanto prima in Argentina. Solo dopo il rientro nel proprio Paese, la giovane ha formalizzato l'accusa presso le autorità competenti, dando avvio all'iter giudiziario.
La denuncia è stata presentata formalmente il 21 gennaio presso il Hospital Muñiz di Buenos Aires e il caso è stato assegnato al Juzgado Nacional en lo Criminal y Correccional N°14, sotto la competenza del giudice Rabbione. L'imputazione provvisoria è quella di abuso sessuale con accesso carnale, secondo la classificazione del codice penale argentino.
Tra le prime misure disposte dall'autorità giudiziaria figurano l'intervento della División Delitos de Violencia Sexual, il sequestro degli indumenti che la denunciante ha dichiarato di aver indossato durante l'episodio e la richiesta delle cartelle cliniche dei centri sanitari nei quali la giovane è stata visitata dopo il rientro in Argentina.
Sono state inoltre ordinate perizie mediche secondo il protocollo previsto per questo tipo di reati, comprendenti esami fisici e la raccolta di campioni biologici. Alla denunciante è stato anche fornito un botón de pánico, un dispositivo di sicurezza progettato per inviare un allarme immediato e silenzioso a una centrale di monitoraggio, alle forze dell'ordine o a contatti di emergenza in caso di pericolo imminente, come rapine, aggressioni o emergenze mediche. Sono state, inoltre, attivate misure di accompagnamento e assistenza attraverso il Programa 137 de Violencia Sexual.
A seguito della diffusione della notizia, il Club Alianza Lima ha pubblicato un comunicato ufficiale nel quale ha informato di aver separato in maniera indefinita, del gruppo della prima squadra, i tre calciatori coinvolti. La società ha specificato che nei loro confronti è stato avviato un procedimento disciplinare interno, in conformità al regolamento del club.
Nel comunicato, l'Alianza Lima ha inoltre ribadito la propria disponibilità a collaborare con le autorità durante lo svolgimento delle indagini giudiziarie. La dirigenza ha sottolineato l'importanza della trasparenza e ha riaffermato i valori istituzionali che guidano l'attività sportiva e sociale del club, richiamando principi come il rispetto, la disciplina e l'integrità.
Secondo quanto comunicato successivamente, i tre giocatori non prenderanno parte a eventi ufficiali imminenti, tra cui la Noche Blanquiazul 2026, e la misura resterà in vigore fino a nuova valutazione da parte della società.
Intervenendo nel programma televisivo «Vamos al VAR» dell'emittente RPP, il direttore sportivo Franco Navarro ha fornito chiarimenti sulla decisione del club. Navarro ha precisato che la sospensione indefinita dei calciatori è legata a una violazione disciplinare interna e non direttamente alla denuncia penale.
Secondo quanto riferito, dopo una partita disputata contro il Colo Colo, la squadra sarebbe rientrata in hotel in tarda serata per poi ripartire verso l'aeroporto nelle prime ore del mattino. In quel contesto, la dirigenza sarebbe stata informata di un episodio ritenuto incompatibile con le regole della concentrazione: l'ingresso di donne nella struttura alberghiera.
«Non è per la denuncia, perché quello è un tema legale e deve seguire il suo corso. Bensì per l'indisciplina: far entrare donne in hotel, un luogo sacro per la concentrazione», ha dichiarato Navarro. Il dirigente ha aggiunto che la decisione è stata presa congiuntamente dall'area sportiva, dallo staff tecnico e dal team legale del club.
Sergio Peña Flores ha diffuso un comunicato pubblico nel quale ha negato in modo categorico qualsiasi partecipazione ai fatti denunciati. Nel testo, il calciatore ha affermato di respingere «categoricamente» le accuse, dichiarando al contempo il proprio rispetto e la propria empatia nei confronti della denunciante e condannando ogni forma di abuso o violenza contro le donne.
Peña ha espresso fiducia nell'operato della giustizia e ha manifestato la propria disponibilità a collaborare con le autorità per chiarire quanto accaduto. Ha inoltre chiesto rispetto per la propria privacy e per quella delle persone coinvolte mentre le indagini sono in corso.
Nelle ore successive alla pubblicazione della notizia, un gruppo di ultrà identificati come tifosi «blanquiazules» (colori sociali dell'Alianza) si è recato presso lo stadio Alejandro Villanueva, noto come Matute, sede degli allenamenti dell'Alianza Lima. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, i simpatizzanti sarebbero riusciti a forzare i dispositivi di sicurezza, accedendo illegalmente all'impianto e raggiungendo il campo di gioco, dove la squadra stava svolgendo una seduta di allenamento agli ordini del tecnico Pablo Guede.
Una volta entrati, i tifosi avrebbero iniziato a rivolgersi ai calciatori presenti con insulti e minacce, in un clima di forte tensione. L'obiettivo dichiarato del gruppo, secondo quanto emerso successivamente, era quello di cercare i tre giocatori denunciati. Tuttavia, né Zambrano, né Peña, né Trauco si trovavano all'interno del centro sportivo al momento dell'irruzione. Nonostante ciò, la situazione è degenerata rapidamente, coinvolgendo altri membri della squadra e dello staff presenti sul terreno di gioco.
Secondo le informazioni diffuse dal giornalista sportivo Michael Succar durante il programma «Denganche», l'irruzione degli ultrà avrebbe avuto conseguenze fisiche per alcuni tesserati di Alianza Lima. Succar ha riferito che, oltre alle aggressioni verbali, sarebbero stati colpiti fisicamente i calciatori Paolo Guerrero e Luis Advíncula, presenti in quel momento all'interno dello stadio. Le aggressioni sarebbero avvenute direttamente sul campo di gioco, durante l'allenamento.
Nel corso della trasmissione, il giornalista ha riportato una dichiarazione in cui si condanna l'episodio di violenza: «Tra le persone colpite da questo atto di violenza, che respingiamo in modo categorico, figurano Luis Advíncula e Paolo Guerrero. Alcuni membri della tifoseria dell'Alianza sono entrati con la forza e hanno aggredito componenti della squadra». Oltre ai due calciatori, un altro soggetto coinvolto negli episodi di violenza sarebbe stato Franco Navarro Mandayo, figlio del direttore sportivo Franco Navarro. Al momento, non sono state fornite comunicazioni ufficiali sulle condizioni di salute delle persone aggredite.
Durante lo stesso intervento, Succar ha lanciato un messaggio volto a richiamare alla calma e alla riflessione: «L’indisciplina è responsabilità del club, e i tifosi hanno pieno diritto di esprimere il loro malcontento, fischiare, smettere di sostenere o chiedere l’allontanamento dei giocatori. Ciò che non è assolutamente corretto è entrare nel club e aggredire le persone. Per quanto riguarda l’altro caso, sarà la giustizia a dover intervenire». Le autorità e il club continuano a monitorare la situazione, mentre i procedimenti disciplinari e giudiziari seguono percorsi distinti.