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26 Gennaio 2026
Cristhian Stuani
Tala: dove la parola vale più della firma
Cristhian Ricardo Stuani Curbelo nasce a Tala, nel dipartimento di Canelones, il 12 ottobre 1986. Tala non è Montevideo. Non ci sono le luci della capitale, non c'è il Rio de la Plata che sembra un mare. C'è la terra. È uno di quei posti dell'Uruguay profondo dove non ti insegnano a «venderti bene» o a gestire l'immagine su Instagram. Ti insegnano a tenere la parola. Se dici che ci sei, ci sei. Se stringi la mano, vale come un atto notarile.
Il viaggiatore con la valigia sempre pronta
Prima di Girona, Stuani è un nomade. Un mercenario del gol, nel senso più nobile del termine. Da bambino gioca nell' Atenas de Tala, poi il debutto vero arriva con il Danubio. È il tipo di partenza che ti mette addosso un'idea semplice e incancellabile: il calcio è una cosa seria, ma la vita lo è di più. E nella vita, un uomo si misura da come si comporta quando le cose vanno male, non quando vanno bene. Fino all'estate del 2017.
Girona: l'innamoramento istantaneo Luglio 2017.
Il Girona è appena stato promosso in Liga. È una cenerentola. Cercano un bomber esperto. Arriva lui. Al debutto c'è l'Atlético Madrid del Cholo Simeone, la difesa più cattiva del mondo. Stuani ne fa due. Non è un dettaglio statistico. È un biglietto da visita sbattuto sul tavolo. Nella prima stagione chiude con 21 reti. Ventuno. In una neopromossa. Sono numeri da Real Madrid o da Barcellona. Stuani diventa l'idolo di Montilivi, lo stadio piccolo e caldo dove la gente capisce subito che quel ragazzo di Tala non è venuto lì per svernare.
2019: la telefonata che cambia la vita
Poi, come in tutte le storie d'amore, arriva la prova. Stagione 2018-2019. Il Girona retrocede. Dramma sportivo. Stuani ha 32 anni. Ha segnato caterve di gol. È nel mirino di mezza Europa. Si parla del Barcellona, che cerca un vice-Suarez. Si parlano di contratti milionari, di Champions League, di palcoscenici scintillanti. Per un centravanti in quella situazione, il mondo diventa un elenco telefonico di procuratori che promettono il paradiso. La logica del calcio moderno è una sola: se la nave affonda, i topi scappano e i capitani si cercano un'altra nave più grossa. Stuani no.
«Non me ne vado così»
In quel passaggio, Stuani si gioca la sua leggenda. Non «resiste» perché non ha offerte. Sceglie. In un'intervista chiarisce che non ha nessuna intenzione di andarsene «gratis» o di sfruttare la clausola per scappare via. Dice una frase che a Tala considererebbero normale, ma che nel calcio del 2019 suona rivoluzionaria: «Non me ne vado così». Non vuole lasciare il club nel fango. Firma il rinnovo. Il capocannoniere della Liga, l'uomo che spaventa le big, accetta di giocare in Segunda División. Accetta i campi di provincia, le trasferte scomode, l'anonimato televisivo. Accetta di diventare l'idolo storico del club, legando il proprio nome non ai trofei, ma alla permanenza. È qui che la provincia lo adotta per sempre: non perché segna, ma perché resta quando conveniva scappare.
L'inferno e il ritorno
La Segunda non è una passeggiata di salute. È una guerra di trincea. Ma Stuani non è un nobile decaduto che gioca con la puzza sotto il naso. È un guerriero. Segna. Segna sempre. Trascina la squadra nei playoff, perde, ci riprova. Diventa meno «punta tra tante» e più guida spirituale. Quando finalmente il Girona torna in Liga, non è più la stessa squadra. E lui non è più lo stesso giocatore. È il Capitano. È il Totem.
Il Totem moderno: decidere dalla panchina
Il Girona di oggi è un miracolo sportivo. Gioca la Champions, lotta ai vertici della Liga. Stuani ha qualche anno in più. Spesso parte dalla panchina. Ma qui sta la grandezza. Non fa la prima donna offesa. Entra. E quando entra, sposta l'inerzia. Segna nei minuti finali, decide le partite sporche, quelle che la tecnica non riesce a sbloccare. Nel 2024, mentre il Girona vive il sogno della qualificazione in Champions, lui è lì. A spiegare ai ragazzini come si vince, a mettere la testa dove gli altri hanno paura di mettere il piede. È la consapevolezza di vivere qualcosa di storico con un club che storico, fino a ieri, non era.
Il patto di sangue del 2025
Arriva il rinnovo fino al 2026. Non è un contratto di lavoro. È un patto di sangue. La formula con cui viene raccontato è semplice e definitiva: «Il Girona è Stuani. Stuani è il Girona». Non serve altro. Perché questa è una storia «impossibile»? Perché il calcio moderno ti educa a una sola traiettoria: salire, monetizzare, spostarsi verso il centro, dimenticare da dove vieni. Stuani ha fatto il contrario nel momento più delicato: quando il club scendeva all'inferno, lui ha preso una sedia e si è seduto lì, dicendo: «Io aspetto che risaliamo insieme». Così si diventa immortali. Non scegliendo la strada più grande, ma rendendo grande la propria strada.