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27 Gennaio 2026
SERIE B MODENA • Carlo Rivetti, presidente del Modena e mente di Stone Island per quasi quarant'anni
Hooligans, sostantivo inglese utilizzato in italiano al maschile: «Denominazione dei tifosi più violenti delle squadre di calcio, specialmente inglesi, organizzati in bande teppistiche giovanili». Facile, conciso, chiaro. Treccani dà una fotografia ben definita di cos'è, aldilà del mero tecnicismo, un "hooligan". Nell'immaginario collettivo, il termine fa rima con "caos": quella che negli anni '80 riempiva le strade di tutta l'Inghilterra. Messe a ferro e fuoco tanto da loro quanto dalla polizia che cercava di fermarli. E che li aveva in qualche modo "targettizzati". Chiunque vestisse i colori di una squadra, era in qualche modo un potenziale pericolo. In quella moltitudine di "tifosi", si provava a riconoscerli così. E quindi, l'obiettivo era diventato non brillare più, almeno prima dell'ingresso allo stadio. Con vestiti sobri. Da persona normale, con uno stile normale. Quelli che gli ultras identificarono in Stone Island. Rivoluzionando così la propria iconografia.
Dagli spalti degli stadi più caldi del mondo, alla campagna modenese. Ravarino, 6000 abitanti. Dove Massimo Osti mette alla prova un tipo di tessuto molto particolare, utilizzato per i teloni dei camion. La caratteristica principale? Essere clamorosamente resistente. E poi, divenire il marchio di fabbrica di quella che diventerà Stone Island. Richiamando ai romanzi di Joseph Conrad, evocando le immagini del mare e della marina militare. Perché, al fondo di tutto, c'è l'idea che un capo debba essere funzionale. Nell'anno successivo il fondatore decide di dedicarsi unicamente all'aspetto creativo del brand, lasciando così la gestione al Gruppo Finanziario Tessile di Torino e, in particolare modo, alla figura di Carlo Rivetti - che nel calcio ci entrerà coi vestiti e, nel 2020, anche con il suo nome, acquisendo il Modena.
Anche se, secondo qualcuno, bisognerà aspettare il 1984 prima di vedere il punto di contatto fra il marchio emiliano e il mondo Hooligans. Bisognerà aspettare la finale di Champions. Liverpool - Roma, all'Olimpico. I Reds esultano, ma a catturare l'attenzione dei tifosi inglesi sono anche gli outfit. La Rosa dei venti che campeggia sulle maniche di tanti persone accorse allo stadio per la finale. La breccia nel mercato d'oltremanica.
Paese che vai, abitudini che trovi e nel caso di Stone Island, non potrebbe essere più vero. Perché le direttrici che prende l'azienda modenese sono diverse: in Italia, dove i capi d'abbigliamento vengono indossati dai Paninari, che secondo Rivetti, «Hanno fatto la fortuna del marchio». Perché, alla ricerca dell'ultimo capo firmato, nel nome dello stile, di quegli outfit così anni '80 e così riconoscibili, La Rosa di Osti rappresenta l'alternativa vincente.
E così ha fatto anche molto più a Nord. In un'Inghilterra segnata dalla violenza del tifo ultras, dalle lotte in strada fra gli Hooligans e la Polizia. Dove la necessità, per i tifosi, era quella di confondersi fra la folla. E così, giacche e cappotti erano perfetti. Così la frangia più pericolosa del movimento diventava quella meno riconoscibile, quella che, esteticamente, corrispondeva allo stereotipo di "bravo ragazzo": e da qui, anche la filosofia del "vestiti bene, comportati male", che arriverà negli stadi, ma si solidificherà in quella subcultura British che poi vestirà - idealmente e letteralmente - anche i suoi esponenti più in vista. Come gli Oasis, con Liam e Noel Gallagher che salgono sui palchi di tutta Europa con i cappotti italiani indosso.
Ma, aldilà dei fratelli Gallagher, c'è anche una cultura calcistica di campo che ha vestito Stone Island, contribuendo a creare un rapporto che in realtà non c'è mai stato nel senso più naturale del termine. Perché, aldilà di quanto fatto da Dave durante la Santan Cup, Stone Island non è mai stato lo sponsor tecnico di nessuno (anche se la collaborazione con New Balance, con le Furon V8 che si sono tinte di beige e che sono divenute mezze inglesi e mezze italiane, qualche passo in quella direzione si è fatto). Eppure, il marchio ha una forte anima sportiva. Quella del suo Rivetti - che nel 2020 compra il Modena - quella anche delle sue icone. «Cantona giocava nello United, e compra la nostra merce in un negozio a Manchester che si chiama Flannels. Nota bene, noi non abbiamo mai fatto product placement, il nostro prodotto semplicemente piace agli sportivi. Così Cantona, che vestiva spesso Stone Island, ha fatto un paio di interviste con il brand addosso, e si è scatenato il finimondo. È stato un testimonial involontario straordinario, ed è partita questa cosa nel mondo del calcio» ha raccontato il Presidente dei Canarini.
Da un lato di Manchester, all'altro. Perché, in tempi più recenti - e prima della collaborazione fra il City e DSquared2 - Stone Island era diventato il marchio di fabbrica degli outfit di Pep Guardiola. Che al suo arrivo in Inghilterra non aveva mai fatto segreto dell'amore per il brand modenese, sfoggiandolo costantemente nelle conferenze stampa e in campo. Finché, appunto, i Citizen non hanno cominciato a essere vestiti dai fratelli Caten, e così anche l'allenatore catalano.
Dalle strade, ai cinema. Perché il giovane Charlie Humman - che poi si prenderà la scena con Sons of Anarchy quattro anni dopo - e un Elijah Wood in rampa di lancio - dopo il successo del Signore degli Anelli - mettono sugli schermi quello che diventerà un cult. Green Street o, come verrà poi presentato in Italia, Hooligans. La trama è complessa: un viaggio nella "brutalizzazione" e redenzione del suo protagonista, dopo l'espulsione dall'Università. Ma il nucleo fondativo è proprio nelle curve dell'Inghilterra della fine degli anni '90. Nella violenza degli scontri e nella struttura del tifo organizzativo d'oltre-manica. La GSE è, di fatto, la trasposizione romanzata dell'Inter City Firm, legata a doppio filo al West Ham. E, come nella vita vera, il fulcro diventerà poi la rivalità con il Millwall e con gli storici rivali. Il Derby della Working Class londinese, lo definisce qualcuno.
E Alexandra Caulfield e John Krausa curano un'immagine che si fa tipica e allo stesso tempo archetipa di quelli che sono gli ultras britannici. Sia nei modi, ma soprattutto nell'immagine. Pete non vestirà mai i colori degli Hammers, ma diventerà iconico con il trench beige che, ovviamente, ha il marchio Stone Island sulla manica. Mentre a Swill (Rafe Spall) toccherà il bomber grigio. Giacche di jeans, cappotti, felpe, nulla che però si potesse collegare alla squadra londinese. Perché quello era il mondo che aveva accolto - seppur indirettamente - Carlo Rivetti.