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28 Gennaio 2026
Marco Magrini con Alessio Ermanni, centrocampista del Venaria Under 17
Esistono botteghe che hanno fatto la storia del calcio senza mai apparire in televisione. A Torino, quella bottega era quella di Marco Magrini. Con la sua scomparsa, a soli 64 anni, se ne va l'ultimo grande artigiano capace di trasformare il cuoio in uno strumento di precisione per i piedi più raffinati d'Italia.
La storia di questa eccellenza nasce a metà degli anni Sessanta, quando Angelo Magrini fonda una piccola realtà artigianale mossa da una convinzione profonda: «I piedi ci portano nel mondo. Sono il nostro viaggio quotidiano». Inizialmente dedicata all'atletica leggera, al bowling e alla guida professionale, la bottega capì negli anni Settanta che il calcio aveva bisogno di una rivoluzione. In un’epoca di scarpe rudimentali e pesanti, la famiglia Magrini introdusse i concetti di morbidezza, leggerezza, elasticità e stabilità. È da questa consapevolezza tecnica che Marco ha raccolto l'eredità del padre, portando il laboratorio a diventare il punto di riferimento per chiunque cercasse non solo una scarpa, ma lo strumento perfetto per vivere la propria passione.
Il prestigio di Marco Magrini non era legato a una bandiera, ma alla qualità assoluta del suo lavoro. In un'epoca in cui le scarpe da calcio erano ancora una questione di sensibilità e non di marketing, i campioni degli anni '70 facevano la fila nel suo laboratorio. In una sua intervista Marco Magrini aveva raccontato che campioni di Juventus e Torino, protagonisti degli anni di quella magica Serie A, come Fabio Capello, Marco Tardelli, Oscar Damiani: atleti che cercavano l’eccellenza tecnica e che nel proprio artigiano di fiducia trovavano un interlocutore alla pari, un uomo che conosceva l'anatomia del piede e le insidie del terreno di gioco meglio di chiunque altro.

Il nome di Marco Magrini e le sue scape restano inevitabilmente intrecciate agli anni dell'ultimo scudetto del Torino. Era il 1976, e in quel calcio fatto di scontri duri e campi pesanti, le scarpe erano l'unico vero legame tra il talento del giocatore e l'erba del Comunale. Mentre il Toro di Gigi Radice marciava verso il titolo, campioni come Renato Zaccarelli e Ciccio Graziani si affidavano alle sue mani. Non cercavano un talismano, cercavano la perfezione tecnica: la scarpa di Magrini, realizzata in morbidissimo pellame di vitello o di canguro a tomaia intera, garantiva quella calzata avvolgente necessaria per fare la differenza nei novanta minuti. Magrini non "tifava", Magrini costruiva. E costruiva con una perizia tale da rendere le sue calzature il pezzo pregiato dell'equipaggiamento di chi, quel tricolore, lo vinse davvero.
Marco Magrini apparteneva a quella generazione di artigiani torinesi che parlavano poco e lavoravano molto. Restando fedele ai principi della qualità artigianale, sapeva gestire ogni particolarità morfologica, realizzando scarpe su misura per piante larghe o strette, garantendo un servizio post-vendita e riparazioni che aggiungevano valore al rapporto di fiducia con i clienti. Oggi che le calzature dei calciatori sono prodotte in serie e pesano pochi grammi, l'eredità di Magrini ci ricorda un tempo in cui il calcio era, prima di tutto, un mestiere nobile. Un mestiere che lui ha onorato fino all'ultimo, restando per sempre l'uomo che ha dato forma ai passi di una delle epoche più gloriose del calcio italiano.
I funerali di Marco Magrini si terranno venerdì 30 gennaio alle 13:30 a Rivoli in via Cuorgnè, un'occasione per dare l'ultimo saluto a un'artista che nel suo campo è stato per oltre 50 anni un mito del calcio torinese a tutti i livelli e a tutte le latitudini, dai Campioni ai giovani calciatori che sognano di diventarlo.