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Milano Cortina 2026

Le Olimpiadi sono a un passo e la presenza dell'artista fa discutere la scena politica

Milano Cortina 2026 si avvicina e ora ci si concentra sulla cerimonia d'apertura: ci sarà Ghali

Ghali Amdouni

OLIMPIADI MILANO-CORTINA • Ghali Amdouni

A pochi giorni dalla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano–Cortina, in programma il 6 febbraio, il dibattito pubblico italiano si è acceso attorno a un nome che arriva dal mondo della musica. Ghali, rapper milanese tra i più noti del panorama nazionale, è finito al centro di una controversia politica e istituzionale legata alla sua presenza artistica all’evento inaugurale. Una discussione esplosa prima ancora che il programma ufficiale della serata venisse definito nei dettagli e che, in breve tempo, ha superato i confini culturali per trasformarsi in un confronto tra posizioni politiche contrapposte. Da un lato, richiami alla necessità di preservare il carattere simbolico e unitario delle Olimpiadi; dall’altro, accuse di censura preventiva e di strumentalizzazione dell’arte. Nel mezzo, l’artista, che al momento non ha rilasciato dichiarazioni, mentre attorno a lui si moltiplicano prese di posizione, comunicati e reazioni.

CHI È GHALI E PERCHÉ LA SUA FIGURA È CENTRALE NEL DIBATTITO PUBBLICO

Ghali Amdouni, nato a Milano nel 1993 da genitori tunisini, è uno degli artisti che più hanno segnato la musica italiana degli ultimi dieci anni. Cresciuto nel quartiere di Baggio, ha costruito il proprio percorso partendo dalla scena rap underground, fino a imporsi nel mainstream come uno dei nomi più ascoltati e riconoscibili del Paese. Il suo stile mescola sonorità urban, pop e influenze internazionali, mentre i testi raccontano spesso temi legati all’identità, all’appartenenza, alla periferia e alle contraddizioni della società contemporanea.

Nel corso della sua carriera, Ghali ha collezionato numeri rilevanti in termini di vendite, streaming e presenze live, diventando un punto di riferimento soprattutto per una generazione cresciuta in un’Italia sempre più multiculturale. La sua figura ha assunto nel tempo un valore che va oltre la dimensione musicale: per molti italiani di seconda generazione, Ghali rappresenta un simbolo di riconoscimento e visibilità, un esempio di successo costruito senza rinnegare le proprie origini.

Un passaggio chiave nella sua esposizione pubblica è stato il Festival di Sanremo 2024. In quell’occasione, dal palco dell’Ariston, Ghali pronunciò parole molto forti sul conflitto in Medio Oriente, parlando apertamente di «genocidio a Gaza». Un intervento che suscitò reazioni immediate e polarizzate, portando il suo nome al centro di un dibattito nazionale che travalicò i confini della musica e investì il terreno politico e mediatico. Da allora, ogni sua apparizione pubblica è stata osservata con particolare attenzione, soprattutto quando legata a eventi di forte rilevanza istituzionale o simbolica.

È anche per questo che la sua possibile partecipazione alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano–Cortina non è stata letta soltanto come una scelta artistica, ma come un segnale dal peso culturale e sociale. In un contesto come quello olimpico, che per definizione ambisce a rappresentare valori universali e inclusivi, la presenza di un artista come Ghali assume significati molteplici, indipendenti dalle intenzioni dichiarate o presunte.

OLIMPIADI, POLEMICHE E REAZIONE POLITICHE

La cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano–Cortina, prevista per il 6 febbraio, rappresenta uno dei momenti più esposti e simbolici dell’intero evento. È su quel palco che il Paese ospitante si presenta al mondo, attraverso immagini, performance artistiche e messaggi valoriali. In questo contesto si inserisce la discussione sulla presenza di Ghali, che ha innescato una serie di reazioni da parte della politica e delle istituzioni.

Il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, è intervenuto sottolineando come la cerimonia sarà «centrata sul rispetto» e priva di ambiguità sul piano ideale, culturale ed etico. Abodi ha chiarito che la scelta degli artisti è legata anche alle performance previste e che, indipendentemente dal vissuto o dalle opinioni personali degli interpreti, sul palco non ci saranno messaggi che possano prestarsi a interpretazioni controverse. Allo stesso tempo, ha affermato che un Paese deve essere in grado di reggere il confronto con artisti che hanno espresso in passato pensieri non condivisi da tutti, precisando che tali posizioni non troveranno spazio nella cerimonia olimpica.

È seguita la reazione della Lega, che ha attaccato duramente l’ipotesi della presenza di Ghali, definendolo con toni molto critici e sostenendo che i Giochi meritino un artista privo di connotazioni politiche considerate divisive. Anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, attraverso la presidente Noemi Di Segni, ha espresso l’auspicio che all’artista siano state fornite indicazioni chiare sul ruolo da svolgere durante la cerimonia, rimarcando l’importanza del contesto e del suo valore simbolico.
Sul versante opposto, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle hanno parlato apertamente di «censura preventiva»Irene Manzi, capogruppo PD in commissione Cultura della Camera, ha criticato sia le parole del ministro Abodi sia gli attacchi della Lega, sostenendo che l’arte non debba essere condizionata o strumentalizzata politicamente. Analoga la posizione del M5S, che in commissione Cultura ha denunciato il rischio di un intervento governativo volto a stabilire in anticipo cosa un artista possa o non possa esprimere. In questo quadro, Ghali non ha rilasciato dichiarazioni, mantenendo il silenzio mentre il dibattito prosegue.

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