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L’architetto del gol che ha scelto la polvere per ricostruire un regno, trasformando il calcio di provincia nel centro esatto del mondo

Il ritratto di Paul Mullin, il bomber del Merseyside che ha scambiato la gloria facile per una scommessa impossibile, diventando l’anima ferita e orgogliosa di Wrexham

paul mullin

Paul Mullin

Litherland: dove il Nord ti insegna il peso del lavoro

Paul Mullin nasce a Litherland, nel Merseyside, il 6 novembre 1994. Non è un posto da cartolina, ma una riga d'anagrafe che sa di asfalto e di pioggia sottile. In quel pezzo di Inghilterra del Nord, il calcio non è un’ispirazione astratta; è una competenza che impari presto, come un mestiere che ti serve per stare al mondo. Mullin cresce lì, con l'idea che ogni pallone che entra in rete sia un modo per dire che esisti, in una terra che non regala niente a nessuno. È un ragazzo che si costruisce domenica dopo domenica, tra aree di rigore che si somigliano tutte e la voglia di trovare, finalmente, un posto che somigli a una casa.

La Scarpa d’Oro e il salto di traverso

Prima di diventare il simbolo di una rivoluzione, Mullin fa il suo dovere. Nel 2020-21, con la maglia del Cambridge United, vince la Scarpa d’Oro di League Two. Segna ovunque e in ogni modo. A quel punto, la carriera di un calciatore normale segue una linea retta: sali di categoria, cerchi il contratto della vita, ti godi il sole dei piani alti. Ma Mullin decide di fare un salto di traverso. Sceglie di scendere in National League, tra i dilettanti, per firmare con il Wrexham. Molti lo guardano come si guarda un pazzo o un mercenario, ma la verità è un'altra: Mullin non sta cercando una retrocessione, sta firmando un manifesto d’intenti. È un acquisto che alza il volume di una città intera, una scelta che sposta l'asse del possibile.

Wrexham: quando il gol diventa un’urgenza collettiva

Wrexham non ti misurano con il curriculum, ti misurano con la pelle che lasci sul campo. Mullin arriva e inizia a fare l'unica cosa che sa fare davvero: segnare. Trentadue gol il primo anno, trentotto il secondo. Numeri che sembrano usciti da un videogioco, ma che nel Galles del Nord pesano come pietre. Riporta il club nella Football League dopo quindici anni di esilio, di fango e di sogni interrotti. Diventa il riferimento emotivo di una tifoseria che aveva smesso di crederci. Non è solo "il centravanti"; è l'uomo che rende vero il progetto dei proprietari di Hollywood, quello che trasforma la sceneggiatura di una serie TV nel sudore di una promozione sudata fino all'ultimo respiro.

Quella notte americana: il polmone e la paura

Poi arriva l'estate del 2023, un tour negli Stati Uniti che dovrebbe essere solo vetrina e sorrisi. Durante un’amichevole contro il Manchester United, uno scontro con il portiere avversario trasforma la festa in dramma. Mullin esce dal campo con l'ossigeno: polmone perforato. È una ferita che sposta il racconto dalla "favola sportiva" alla "vita vera". In quel momento, il mondo scopre che sotto la maglia del bomber c'è un uomo fragile, che deve ricominciare tutto da capo. E lui torna, ma non lo fa da divo televisivo; torna da calciatore che ha capito quanto costi davvero restare, affrontando la convalescenza con la stessa cattiveria pulita con cui attaccava il primo palo.

Il gesto oltre la linea di fondo: Albi e la verità del padre

Ma la grandezza di Mullin non sta solo nel modo in cui calcia il pallone. C'è un dettaglio che lo rende un "santo laico" moderno: la sua apertura sulla vita fuori dal campo e sul figlio Albi, autistico. Quel pezzo di vita privata non resta chiuso in una stanza, ma diventa un messaggio, un simbolo, un modo per dare voce a chi spesso non l'ha. Mullin porta il nome del figlio sugli scarpini, nelle interviste, nella sua vulnerabilità mostrata al mondo. Non lo fa per diventare un santino, ma perché sa che la verità è più forte dell'immagine. È qui che il bomber del Merseyside diventa definitivamente un uomo del Galles, capace di legarsi a una comunità non solo per i gol, ma per la trasparenza della sua anima.

Il paradosso del globale che salva il locale

Wrexham oggi è una storia mondiale, un racconto che attraversa gli oceani grazie ai riflettori di Ryan Reynolds e Rob McElhenney. Ma il miracolo di Paul Mullin è stato non farsi accecare da quelle luci. Ha permesso al globale di amplificare il locale, restando lo stesso ragazzo di Litherland che sa quanto sia difficile segnare sotto la pioggia. Alla fine, il calcio funziona sempre allo stesso modo: ci sono attori e ci sono interpreti, ci sono promesse e ci sono fatti. Mullin è stato l'uomo capace di trasformare una città in una promessa mantenuta. Perché quando uno segna e un popolo si riconosce, la bellezza non ha più bisogno di spiegazioni.

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