Champions League
04 Febbraio 2026
LIVERPOOL - ARSENAL CHAMPIONS LEAGUE • Rio Ngumoha e Max Dowman sono fra i giocatori più giovani ad aver giocato in questa edizione della Champions (foto: Attribution 4.0 International/Haute.at)
«L'Italia non è un Paese per giovani», si sente dire fin troppo spesso. C'è persino un film. E così sembra essere anche nel calcio. Perché arriviamo a un'età media in campionato di oltre ventisei anni, perché le squadre del nostro Paese preferiscono affidarsi all'esperienza, a quello che spesso viene definito "usato sicuro", piuttosto che rischiare. Ma è una strategia che paga? Stando a quanto ci raccontano le notti di Champions, non del tutto. Perché è vero, tre squadre su quattro si prendono la zona playoff, ma senza riuscire a prendersi uno spazio tra le prime otto. E poi c'è la delusione della formazione di Antonio Conte, finita trentesima - pur con la "scusante" dei numerosi infortuni. Ma proprio gli azzurri hanno dimostrato che a volte si può tentare il passo. Quello che ha portato Vergara nell'undici tipo dell'allenatore leccese, quello che ha portato Bartesaghi a giocarsi costantemente una maglia da titolare nel Milan, visto il rendimento di Estupiñán. Eppure, c'è chi non ha aspettato la necessità, c'è chi ha voluto subito tentare. Mentre si lotta per la "Coppa dalle Grandi Orecchie". Palcoscenico importante, risultati altrettanto.
Cosa si deve provare a trovarsi, all'Eden Arena, davanti a ventimila persone, a soli quindici anni? Per conferma, chiedere a Max Dowman. Arteta chiude la pratica con lo Slavia Praga in meno di settanta minuti e decide di mandare in campo l'attaccante inglese. Nato "calcisticamente" al Billericay Town e cresciuto nell'Arsenal, il 2009 sostituisce Trossard e si posiziona sull'out di sinistra, confermando la sensazione di un'ala duttile, che "naturalmente" lavorerebbe sulla destra, ma che in realtà può spaziare su tutto il fronte offensivo. Ma in questa speciale classifica - come in realtà in quella della Champions - sono sempre i Gunners a prendersi la scena. Con Marli Salmon, che si prende l'argento con quello scampolo col Brugges. Sette minuti per il difensore centrale, quattordici per Brando Bailey-Joseph. Protagonista in Youth League e nel finale di match con il Kairat Almaty. La capolista si affida al suo vivaio per rimanere a punteggio pieno e volare direttamente agli ottavi.
E così fanno anche il Liverpool, il Tottenham e il Chelsea. Che nonostante le difficoltà si son prese terzo, quarto e sesto posto della superclassifica, nonostante le difficoltà in campionato. Ngumoha, arrivato proprio dai Blues nell'estate del 2024 ed entrato di diritto nelle rotazioni di Arne Slot. In campionato - otto presenze e un gol per il talento classe 2008 - e in Europa. L'esordio con l'Atletico Madrid, i venti minuti anche nello show Reds con il Qarabag nell'ultimo turno. Una settimana dopo l'approdo di Jun'ai Byfield nel palcoscenico continentale più importante. In un momento critico per gli Spurs, quattordicesimi in Premier, la Champions rappresenta un'isola felice. E la vittoria con il Dortmund, in cui il difensore centrale - settimo giocatore più giovane della competizione - contribuisce, nella mezz'ora finale, a tenere la porta inviolata anche contro Die Schwarzgelben. Dei dieci baby talenti che occupano le prime dieci posizioni, sei arrivano dall'Inghilterra. Cinque, da Londra: perché last but not least c'è anche Reggie Walsh. Che si fa mezz'ora nella manica con l'Ajax.
Con la nuova Champions, ci sono tante sorprese. Più squadre, più colpi di scena. E fra questi, la presenta di alcuni club "esotici" all'interno della competizione. Due esempi? Pafos e Kairat Almaty. Cipro e Kazakistan. Che non sono forse i primi "punti caldi" che vengono in mente quando si parla di calcio. Soprattutto internazionale. Ma che in questa classifica - e anche nella corsa per la "Coppa dalle grandi orecchie" - si prendono il loro spazio. E se poco ne trova Georgios Michail - un minuto con il Chelsea, ma tanto basta per prendersi l'ottava piazza - diverso è il discorso con Dastan Satpaev: oltre il 60% del tempo che i kazaki passano in campo, lo trascorrono con l'attaccante classe 2008 lì davanti. Cinque presenze, sempre da titolare, e un gol, nel match con il Copenaghen. Quello sbloccato da Viktor Dadason. Un metro e novanta di nueve - seppur sulle spalle indossi la trentanove - che si sblocca con il Dortmund e chiude il suo cammino europeo (per questa stagione) con il sigillo di Barcellona.
E in questo viaggio - come sono diventate le stesse coppe, viste le squadre che partecipano - si torna sempre a Monaco. Anche in questo caso, anche guardando a questi dati. Che ci danno un nome: Wisdom Mike. Che diventa presenza fissa fra i convocati di Kompany, e che col Brugge ha la sua occasione. Una decina di minuti con i belgi a risultato acquisito. Che forse non sono abbastanza per mostrare a tutti chi abbiamo davanti, ma che gli permettono di guadagnarsi comunque il quinto posto di questa lista.
Ma, andando al di là dei singoli, c'è anche da capire chi decide di investire tout court sul nuovo che avanza. Perché non sempre le due cose coincidono. Perché se il Chelsea è la rosa più giovane della competizione, l'Arsenal - che, come abbiamo visto, conta tre giocatori su dieci - si posiziona a metà classifica. E insieme ai Campioni del Mondo, sul podio ci finiscono anche i Campioni in carica del PSG. Un discorso che si è fatto spesso, prima e dopo la finale dello scorso anno. In contrapposizione rispetto all'Inter, che era e rimane una delle squadre "più anziana" della Champions League. E, guardando ai dati di questa stagione, la squadra più anziana in assoluto.
Ma tornando al podio del "Sottosopra" - almeno per come le nostre squadre sono costruite - insieme ai Blues e alla squadra di Luis Henrique ci finiscono i campioni belgi del Brugge. Che, con la loro Primavera, concluderanno terzi nel maxi-girone di Youth League, vincendo anche i sedicesimi con il Monaco. Davanti a corazzate come il Real e il Barcellona. E che, con la Prima, si giocheranno un posto agli ottavi con l'Atletico Madrid.
Giocatori su d'età. Questa è la situazione del nostro campionato. Lo dimostrano i dati: se si ribalta la classifica, le nostre squadre compaiono molto di frequente. E seppur sia vero che Kairat, Pafos e Bayern Monaco - che rischiano - si posizionano al secondo terzo e quarto posto, dietro solo al portiere dell'Ajax Remko Pasveer, è altresì vero che nei primi dieci posti compaiono tre interisti. Tre "co-titolari", come li definisce Giuseppe Marotta. Francesco Acerbi, che l'anno scorso era un inamovibile di Inzaghi, ma che quest'anno con Chivu sta trovando meno spazio. Yann Sommer, il titolatissimo, nonostante le critiche. Henrick Mkhitaryan, perno del centrocampo nerazzurro. Che anche con Zielinski si prende comunque il suo posto. Se su allarga lo sguardo sui trenta, si aggiungono Darmian (diciassettesimo), De Roon dell'Atalanta (ventiquattresimo) e Juan Jesus del Napoli (ventiseiesimo).
E l'età media delle rose ne è una logica conseguenza. L'Inter è di gran lunga la squadra più vecchia della Champions League. 29,1 di età media, quasi sei anni in più rispetto al Chelsea e al duo Paris Saint Germain - Brugge. E il Napoli di Vergara è la seconda. Un problema? Vedendo i risultati, e di Club, ma soprattutto della nazionale, sì. Come si diceva, manca quel coraggio che potrebbe cambiare un po' il corso degli eventi. Anche perché i fatti danno ragione a chi la pensa diversamente da quanto fanno le nostre: il PSG è campione in carica. I Blues sono campioni del mondo. E sono i due gruppi più giovani.