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Dal sogno mondiale alla Coppa UEFA: oggi compie gli anni Gheorghe Hagi, il Maradona dei Carpazi

Non è solo il giorno di Cristiano Ronaldo: Carlitos Tevez, Neymar e il dieci passato dall'Italia e diventato grande a Istanbul

GHEORGHE HAGI •

Georghe Hagi, icona del Galatasaray e del calcio rumeno

Il 5 febbraio non è un giorno qualsiasi. Intorno a questa data c'è qualcosa di magico, qualcosa che nel calcio attraversa decenni di storia. Attraversa i continenti. Perché oggi compiono gli anni, nello stesso momento, Cristiano Ronaldo, Carlitos Tevez e Neymar. Come se un progetto divino abbia deciso che parte del talento - e dell'estro - che negli ultimi vent'anni ha infiammato i campi d'Europa e non solo dovesse concentrarsi qui. Un sette, due dieci. Seppur in realtà nessuno dei due ne sia archetipo. Eppure, in questa giornata che nel calcio si dovrebbe festeggiare, festeggia anche il Maradona dei Carpazi. Gica, Regele, il Re. Chiamatelo un po' come volete. Gheorge Hagi. Il calciatore rumeno più forte di tutti i tempi.

IL RE

Un’icona capace di travalicare confini e generazioni. Questo è George Hagi. Ma perché il Maradona dei Carpazi? Talento purissimo, istintivo, spesso anarchico. Che tanto ricordava El Pibe de Oro. Mancino naturale, giocava con la testa alta e il pallone incollato al piede, alternando lanci millimetrici a dribbling secchi e improvvisi, quasi irriverenti.

Ma se si cerca su Youtube o si chiede a chi questo fenomeno l'ha visto giocare, tutti ricordano una cosa in particolare. Il tiro dalla distanza. Ovunque, con qualsiasi maglia, in qualsiasi situazione. Da fermo - su punizione - ad azione in corso. 46 gol su punizione e 56 da fuori area. E così anche la personalità: Hagi si prendeva la squadra sulle spalle senza timore, soprattutto nei momenti decisivi. Non cercava la giocata semplice, ma quella risolutiva, anche a costo di sbagliare. In questo risiedeva la sua grandezza.

LE GRANDI NOTTI INTERNAZIONALI

La storia di Hagi si intreccia con quella della sua Romania: gli inizi con il club di Nicu Ceaușescu - figlio di Nicolae - nello Sportul Studențesc, i primi passi europei con il fratello Valentin (Ceaușescu) nella Steaua Bucarest. La punizione con la Dinamo Kiev, il percorso di una squadra rivelazione che porta il classe '65 al Real Madrid. Sono anni complicati, perché il talento rumeno alterna fiducia a panchina, grandi gol - come quello con l'Osasuna con Antic come allenatore - a periodi lontanissimo dall'undici titolare. Da lì il Brescia (che si merita un capitolo a parte, perché in Italia Gheorghe vive una vera e propria storia d'amore), poi il ritorno in Spagna, a Barcellona. Infine l'approdo, a ormai trentuno anni, in quella che si sarebbe pensata come la chiosa di una carriera brillante, al Galatasaray. Dove invece si vede il Re, quello da quasi sessanta gol in 132 presenze, quello che lascerà i suoi in dieci nella finale di Copenaghen, ma che festeggerà la Coppa UEFA 2000 ai danni dell'Arsenal. 

Ma, come detto, c'è un filo rosso fra Hagi e la sua terra natale. Quella che sognò a USA '94. Un Paese che stava risorgendo dalle ceneri della dittatura, e che negli States sfiorò l'impresa. Superando la fase a gironi, riuscendo a battere l'Argentina. Quel giorno mancava Maradona, ma c'era il Maradona dei CarpaziChe segna, che trascina i suoi alla fase successiva. Ai fatidici quarti dove però a esultare sarà la Svezia.

L'AMORE ITALIANO

Fra il Brescia e Hagi è una questione d'emozione. Quella che provi vedendo un giocatore che dopo aver fatto bene con la maglia Blancos, decide di entrare in un Rigamonti che si parla sempre più rumeno. C'è il tecnico Lucescu, ci sono Radicioiu, oltre a Sabau e Mateut. E c'è Il Maradona dei CarpaziIn quella che si rivelerà una squadra incostante, proprio come il suo dieci. Che alternerà perle di assoluta bellezza - si veda il gol da venticinque metri con la Fiorentina - a momenti difficili. Quelli che condurranno allo spareggio con l'Udinese, quelli che dopo il 3-1 marchiato Balbo, Orlando, Dell'Anno porteranno le Rondinelle in Serie B. 

«Non sono un codardo, qui ho riscoperto l'orgoglio». Quello di rimanere anche quando la barca affonda, di afferrare il timone e guidare la ciurma al di là della tempesta. Ciò che fece il Re, con nove gol in Cadetteria. Ritornando subito nella massima serie e vincendo anche la Coppa Anglo-Italiana. Alla fine di quell'anno Gheorghe tornerà in Spagna, al Barcellona, cercando la redenzione dai difficili anni di Madrid. 

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