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09 Febbraio 2026
Napoli, 24 febbraio 1968.
Francesco Baiano vede la luce in una città dove il calcio non è uno sport, ma una condizione esistenziale. Nasce tra i vicoli che pochi anni dopo avrebbero visto passare il più grande di tutti, ereditando quel controllo di palla "da strada" e quel baricentro basso che permette di girare su se stessi in un fazzoletto di terra. Ma se Napoli è la culla, è altrove che Baiano troverà la sua definitiva consacrazione, lì dove il vento del Tavoliere soffia così forte da cambiare la traiettoria della storia.
Il gradone che ti educa
Allo Stadio Pino Zaccheria il rumore non "arriva": sale dai gradoni come un’umidità ostinata, un respiro collettivo che ti si incolla alla pelle. La domenica, quando l’aria di Capitanata si fa pesante e la gente stringe la sciarpa rossonera come un patto di sangue, il pallone sembra diventare leggero solo per chi lo sa trattare con la saggezza di chi non ha paura di niente.
Baiano arriva a Foggia e capisce subito che quella non è una piazza qualunque. C'è una cattiveria pulita nel suo gioco, un misto di astuzia e ferocia agonistica che la provincia riconosce immediatamente. Non è teatro, è mestiere. È il saper stare al mondo quando il difensore ti alita sul collo e lo stadio intero aspetta solo un tuo scatto.
Foggia: Quando il calcio diventa febbre
Nel biennio d’oro del Foggia guidato da Zdeněk Zeman, Baiano entra in un’epoca che non ha bisogno di nostalgia per restare viva: basta nominare quei pomeriggi e qualcuno, ancora oggi, abbassa lo sguardo come davanti a una reliquia. È il calcio che corre, che attacca, che non accetta il compromesso del pareggio.
In quel disegno tattico estremo, Baiano è il terminale perfetto. Non è una semplice punta: è l'uomo che dà senso alla corsa sfrenata dei compagni, la presenza che trasforma ogni ripartenza in una promessa di felicità. La stagione 1990-91 è quella del timbro indelebile: il Foggia vince la Serie B e lui si laurea capocannoniere con 22 reti. Ventidue non è un numero, è una firma posta in calce a un contratto di fedeltà con una città intera.
La Serie A e il battesimo dell'Azzurro
La promozione nel massimo campionato non cambia la sua natura. Molti aspettavano il fallimento del "modello Foggia" contro le grandi potenze, invece Baiano risponde con 16 gol in Serie A, trascinando la squadra in una stagione che la consegna per sempre all'immaginario collettivo. Non era la solita favola della provinciale che si difende e spera; era una squadra che giocava a viso aperto, e Baiano era il centravanti che non chiedeva permesso ai difensori di fama mondiale.
Il calcio, quando ti riconosce, ti porta verso la maglia più sognata. Il 13 novembre 1991, a Genova, Baiano debutta con l’Italia contro la Norvegia. Poche presenze in azzurro, ma fondamentali per dire che quel miracolo rossonero era realtà, era livello assoluto, era l'eccellenza che partiva dalla periferia per conquistare il centro.
Firenze: Due re e una provincia nel mezzo
Poi arriva la Fiorentina. Un contesto diverso, più pressione, un pubblico esigente. Eppure Ciccio resta riconoscibile: un attaccante di ritmo, di letture, capace di sacrificarsi e di inventare. Con la maglia viola vince la Coppa Italia 1995-96, regalando a Firenze un trofeo che profumava di riscatto.
Forma una coppia leggendaria con Gabriel Batistuta, un binomio che mescolava la potenza pura dell'argentino con l'astuzia tattica dello scugnizzo napoletano. Anni dopo, Baiano riassumerà la sua carriera con una frase che è diventata un manifesto di umiltà e consapevolezza: «Diego Armando Maradona è stato il re dei marziani; Gabriel Batistuta quello degli umani». In mezzo a questi due mondi, c'era lui, capace di parlare la lingua di entrambi.
L'eredità di una stagione che non torna
Se cerchi un’immagine che definisca il calcio di frontiera, Baiano è l’uomo giusto: non è ricordato semplicemente per i gol fatti, ma per come ha fatto sentire le persone che lo guardavano. A Foggia, in particolare, non lo si cita come un ex calciatore, ma come il simbolo di una stagione irripetibile, un frammento di bellezza che non sbiadisce col passare degli anni.
Resta il ricordo di quel centravanti rapido e implacabile, capace di trasformare il vento del Sud in una spinta verso la gloria, lasciando dietro di sé il profumo di un calcio vero, fatto di sudore, gradoni e sogni realizzati.
FRANCESCO BAIANO
22 Gol in B | 16 Gol in A | Capocannoniere e Rivoluzionario
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