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L’Equilibratore del Tridente: Roberto Rambaudi e la corsia del cuore

Il ritratto dell’ala che ha trasformato il sacrificio in una geometria perfetta, completando il triangolo delle meraviglie e insegnando alla fascia destra la velocità del pensiero

Roberto Rambaudi

Roberto Rambaudi

Moncalieri, 12 gennaio 1966.

Roberto Rambaudi nasce alle porte di Torino, in una terra dove il calcio è spesso sinonimo di rigore piemontese e sobrietà. Cresce con l’idea che il talento, da solo, non basti: serve il passo, serve il fiato, serve la capacità di stare dentro un disegno più grande. Parte dalla gavetta del Nord, tra i polverosi campi di Serie C con l’Omegna e il Pavia, prima di approdare al Perugia. Ma è scendendo verso il Sud, seguendo il richiamo di una rivoluzione silenziosa, che Roberto smette di essere un’ala promettente per diventare un ingranaggio insostituibile della leggenda.

La riga bianca come ufficio

Allo Stadio Pino Zaccheria, la fascia destra ha un proprietario che non accetta intrusioni. Per Rambaudi, quella linea di gesso non è un confine, ma un binario. Mentre lo stadio ruggisce e il gioco di Zeman impone ritmi che tolgono il respiro, Roberto è l'uomo che non smette mai di correre. Ma la sua non è una corsa a vuoto: è una danza tattica fatta di tagli, sovrapposizioni e cross tesi che sembrano telecomandati.

In un calcio che stava scoprendo la zona totale, Rambaudi rappresentava l’equilibrio. Se Baiano era la profondità e Signori la classe pura, Roberto era il polmone e l'intelligenza. Era l'uomo che rendeva possibile l'impossibile, quello che rientrava a coprire quando la difesa tremava e un attimo dopo era già dall'altra parte del campo, pronto a chiudere l'azione.

Foggia: L’incastro perfetto del puzzle

Nella stagione della gloria, quella 1990-91, Rambaudi mette la sua firma su un’annata da capogiro: 15 gol in Serie B. Un bottino impressionante per un’ala destra, la prova che nel 4-3-3 di Zemanlandia gli attaccanti non erano tre, ma un’unica entità divisa in tre corpi. Quei 15 centri non furono solo numeri, ma mattoni pesantissimi posati sulla strada verso la Serie A.

Con il salto di categoria, molti pensavano che il suo calcio di fatica e inserimenti avrebbe pagato dazio. Invece, nella massima serie, Rambaudi si conferma un giocatore di livello superiore. Insieme ai suoi compagni di reparto, trasforma il Foggia in una macchina da gol che non guarda in faccia a nessuno. Non era solo un’ala: era l’equilibratore tattico di un sogno collettivo.

Roma: La conferma all’ombra del Colosseo

Il destino, per chi ha imparato la lingua di Zeman, porta spesso alla capitale. Nel 1994 Rambaudi segue il suo maestro alla Lazio. Roma è una piazza che non fa sconti, dove la pressione può schiacciarti o consacrarti. Roberto sceglie la seconda via. In biancoceleste diventa una certezza, un uomo spogliatoio capace di garantire costanza e affidabilità.

Con la Lazio vince la Coppa Italia, ma soprattutto entra nel cuore dei tifosi per quella sua capacità di non mollare mai, nemmeno quando le gambe urlano pietà. Non cercava la copertina, ma cercava il pallone, perché sapeva sempre dove farsi trovare. La sua carriera proseguirà poi tra Genoa e Treviso, portando ovunque lo stesso marchio di fabbrica: onestà, corsa e testa alta.

Il Triangolo delle Meraviglie

Se oggi chiedi a un tifoso che ha vissuto quegli anni di chiudere gli occhi e recitare una poesia, non ti dirà versi di poeti famosi. Ti dirà tre nomi: Baiano, Signori, Rambaudi. Un’unica parola composta da tre suoni. Roberto era il collante, l'uomo che permetteva agli altri due di splendere senza mai sentirsi un comprimario.

La sua grandezza stava nel rendere semplice la complessità. In un sistema di gioco dove ogni centimetro era calcolato, lui era il geometra che non sbagliava mai la misura del campo. Non era solo un giocatore di calcio; era la dimostrazione che l'ambizione della provincia può arrivare ovunque, se ha le gambe forti e il cuore rivolto all'attacco.

Di Roberto Rambaudi resta l’immagine di un uomo che ha dato tutto alla propria fascia, senza mai risparmiarsi. Resta il ricordo di quei cross pennellati e di quelle rincorse infinite sotto il sole di Foggia o le luci dell'Olimpico.

Nei racconti di chi c'era, Roberto è l'ala che non ha mai smesso di volare basso, vicino all'erba, per permettere a una città intera di volare alto, verso il cielo della Serie A. Perché nel calcio, come nella vita, per andare avanti serve qualcuno che sappia correre per tutti, con la stessa umiltà del primo giorno.

ROBERTO RAMBAUDI 15 Gol nella Promozione | L'Ala di Zemanlandia | 144 Presenze in Biancoceleste

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