Cerca

trendy news

L’uomo che diede il nome alla bellezza: Beto Infante e il segreto della Rabona

Il ritratto del bomber di La Plata che ha sfidato la geometria del corpo, trasformando un rimbalzo sbagliato in un’invenzione eterna che ancora oggi porta il suo marchio

Beto Infante

Nella foto in B/N Beto Infante con la maglia a righe dell'Estudiantes

La Plata, 21 giugno 1924.

Ricardo Alberto Infante, per tutti semplicemente "Beto", nasce a La Plata, una città costruita su angoli retti e prospettive precise. Ma il destino, spesso, si diverte a sparigliare le carte proprio dove tutto sembra ordinato. Beto cresce con il pallone incollato ai piedi, respirando l’aria di una provincia argentina che vive di calcio e di orgoglio. Non è un’apparizione folgorante, ma una presenza lunga, domestica, quasi rassicurante: un uomo che ha trasformato l’area di rigore nel suo ufficio personale, scrivendo la storia un gol alla volta.

La domenica in cui un gesto trovò un nome

C’è un momento, negli stadi veri, in cui capisci che la folla non sta guardando un’azione: sta aspettando una soluzione. La palla rimbalza male, il corpo è girato, l’appoggio è quello sbagliato. È il punto di rottura, quello in cui la giocata "corretta" finirebbe dritta in tribuna tra i fischi. Ed è proprio lì che arriva l’istinto, quella scintilla che separa i calciatori dagli artisti.

Il 19 settembre 1948, a La Plata, si gioca Estudiantes contro Rosario Central. Il clima è quello elettrico delle domeniche argentine, teso e polveroso. Sul punteggio di 2-0 per i padroni di casa, la palla arriva a Infante in una posizione impossibile: è sul piede sbagliato, col corpo sbilanciato. In un battito di ciglia, Beto fa l’impensabile: incrocia la gamba destra dietro la sinistra, colpisce il pallone con un colpo secco e lo spedisce sotto l'incrocio dei pali.

Lo stadio resta zitto per un istante eterno. Non è solo la bellezza del gol a colpire, ma la sua assurdità fisica. In quel tempo, un gesto del genere non si era mai visto. E, soprattutto, non aveva ancora un nome.

La nascita della "Rabona"

Quello che succede dopo è persino più affascinante del gol stesso. La lingua, nel calcio, è spesso più potente del cronometro. La celebre rivista El Gráfico pubblica la foto del gol con un titolo che gioca con le parole: "Infante se hizo la rabona". In Argentina, "hacerse la rabona" significa marinare la scuola, fare filone. L'idea è geniale: Infante ha "marinato" l'uso del piede sinistro ricorrendo a un trucco audace.

Da quel pomeriggio di settembre, quel gesto smette di essere un’improvvisazione solitaria e diventa la Rabona. Beto Infante non ha solo segnato un gol; ha regalato al vocabolario del calcio mondiale una parola nuova, fissando per sempre la sua gamba destra incrociata dietro la sinistra come un’icona universale.

Il mestiere del gol: 217 volte Beto

Ma Infante non è stato solo l’uomo della Rabona. È stato, prima di tutto, un lavoratore instancabile del gol. In maglia Estudiantes diventa un’abitudine settimanale: 180 reti in 329 partite. I suoi numeri non hanno bisogno di cornici dorate, perché sono essi stessi la cornice di un’epoca.

Il dato più sorprendente è che, nonostante i 217 gol totali nella Primera argentina (che lo collocano al sesto posto tra i marcatori di sempre), non ha mai vinto il titolo di capocannoniere stagionale. Qui sta la sua grandezza: Infante non era l'uomo della fiammata isolata o del record statistico cercato con ossessione. Era l'uomo della resa costante, del gol come lavoro ben fatto, della presenza che non aveva bisogno di alzare la voce per farsi sentire dai difensori avversari.

Lo strappo e il ritorno: Un legame oltre la maglia

Il suo percorso non è stato una linea retta. La storia racconta di uno strappo societario che lo porterà al Huracán nel 1953, dove continuerà a segnare con regolarità (31 gol in 94 partite). Ma chi appartiene a un posto, prima o poi, deve tornarci. Nel 1957 riabbraccia l'Estudiantes, perché certe città non chiudono mai davvero la porta ai propri figli.

L'ultimo capitolo della sua carriera è quello che brucia ancora nei derby di La Plata: nel 1961 chiude con il Gimnasia y Esgrima, passando "dall'altra parte". Segna 6 gol in 16 presenze, dimostrando che il fiuto per la rete non conosce confini o rivalità. La Nazionale lo sfiora appena: tre presenze, un gol all'esordio nello storico Santiago Bernabéu contro la Spagna, e una convocazione per il Mondiale del 1958 senza però scendere in campo. Ma il suo livello non è mai stato in discussione; in un calcio di ruoli rigidi, Beto era un’eccezione vivente.

Beto Infante si è spento a La Plata nel dicembre 2008. Eppure, la sua scena più famosa non ha bisogno di lapidi o commemorazioni ufficiali. Basta una palla che rimbalza male su un campo di periferia. In quel mezzo secondo, quando ogni ragazzo pensa "non si può fare", la sua ombra torna a incrociare le gambe e a colpire d'astuzia.

Nei bar di La Plata, quelli dove il caffè ha ancora il sapore della polvere dello stadio, la storia finisce sempre allo stesso modo: "Quella gamba dietro l'altra... e poi il silenzio. Prima di urlare".

RICARDO ALBERTO "BETO" INFANTE

217 Gol in Argentina | L'inventore della Rabona | 19 settembre 1948

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter