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12 Febbraio 2026
Francesco Graziani
Francesco Graziani nasce a Subiaco, 16 dicembre 1952, tra i monti Simbruini, in una terra di roccia e tenacia che sembra avergli forgiato il carattere prima ancora dei muscoli. Arriva nel calcio che conta con la spavalderia di chi non ha nulla da perdere e tutto da conquistare. Ma è sotto l’ombra della Mole, sponda granata, che quel ragazzo dai modi diretti e dalla generosità infinita trova la sua vera patria elettiva. Non entra nel Toro per essere un semplice impiegato dell'area di rigore; entra per diventarne l'anima, il polmone e il ruggito.
Il riverbero del Comunale e l'odore dell'erba tagliata
Ci sono pomeriggi in cui il sole scende di taglio sulle tribune del vecchio Comunale, trasformando l'erba in un tappeto dorato e sollevando dai gradoni un calore che sa di attesa. L’aria è ferma, carica dell'odore del caffè e del tabacco dei vecchi tifosi, e ogni scatto dei giocatori solleva una sottile polvere che brilla contro luce. In quell'atmosfera sospesa, la palla arriva in area come arrivano le cose serie: senza chiedere scusa e senza troppi ricami.
Ciccio Graziani ci va incontro con la testa prima ancora che con il corpo, sfidando il riverbero accecante del tramonto. Se il difensore prova a “sentirlo”, capisce subito che non sta marcando un semplice movimento, ma una volontà d’acciaio. La curva lo chiama come si chiamano gli amici veri, quelli che non fanno scena ma fanno danni: «Ciccio». In quel nome c’è l’affetto di un popolo che si riconosce nella sua fatica, in quel modo di buttarsi su ogni pallone come se la polvere del campo fosse l'unica cosa che conta davvero.
Torino come casa lunga: I Gemelli del Gol
Le otto stagioni trascorse con il Torino, dal 1973 al 1981, sono molto più di un’esperienza professionale: sono una geografia dell’anima. Graziani resta in granata abbastanza a lungo da farsi riconoscere da tutti: dal magazziniere a chi vende le caldarroste fuori dallo stadio. I suoi numeri sono memoria certificata: 289 presenze e 122 gol.
È in questi anni che nasce qualcosa di unico nel panorama calcistico italiano: la coppia con Paolo Pulici. Per tutti diventano i "Gemelli del Gol", un binomio che la gente sintetizza in una frase sola, perché i pomeriggi di allora volevano parole brevi e fatti pesanti. Erano due facce della stessa medaglia: la potenza acrobatica di Pulici e l’altruismo fisico di Graziani, una forza della natura capace di abbattere qualsiasi difesa sotto il sole cocente o nel crepuscolo di Torino.
1975–76: Lo scudetto della luce
La stagione dello scudetto 1975-76 non ha bisogno di ombre per brillare. Graziani chiude il campionato con 15 gol, ma il punto non è solo il tabellino. È il modo in cui quel Torino torna campione d'Italia, ventisette anni dopo Superga. La città capisce che certe cose, a forza di inseguirle con i denti stretti e la fronte alta, tornano possibili. In quella squadra, Ciccio è il centravanti che non si tira indietro quando la partita chiede contatto, spigoli e cuore. È l’uomo dei gol pesanti, quelli che nascono dalla mischia e dalla testardaggine, celebrati mentre il sole cala dietro le Alpi.
L’anno successivo, nel 1976-77, il suo mestiere diventa titolo ufficiale: Graziani è capocannoniere della Serie A con 21 gol. È un numero che racconta una verità assoluta: Ciccio segnava tanto, e lo faceva in un calcio dove ogni centimetro di area di rigore era una trincea difesa con i coltelli tra i denti.
Düsseldorf: I guantoni e il coraggio puro
C’è una scena che sembra uscita da un film d’avventura e invece è storia: Coppa dei Campioni, trasferta contro il Borussia Mönchengladbach. Espulsioni, caos, il portiere Castellini è fuori. In un momento di totale emergenza, tra i pali ci finisce lui, Ciccio. Si infila i guantoni non per eroismo da copertina, ma per necessità. Vedere il proprio capocannoniere difendere la porta con la stessa foga con cui attaccava è l’immagine definitiva del suo spirito: prima viene la squadra, poi tutto il resto.
Azzurro: L’operaio dei sogni mondiali
Con la Nazionale mette insieme 64 presenze e 23 gol, ma il timbro che sposta la sua vita nell'eternità è quello del 1982. Campione del Mondo in Spagna, sotto il sole rovente del Bernabéu. In quel gruppo pieno di fuoriclasse, Graziani è l’attaccante che porta la fatica vera: la pressione sui difensori, i duelli aerei, il lavoro sporco che permette agli altri di brillare. Come dicono ancora oggi nei bar, parlando di quell'estate di luce: «Non era leggero. Era necessario». Senza di lui, quel meccanismo non avrebbe girato nello stesso modo.
Di Ciccio Graziani non resta una posa plastica o un'esultanza costruita. Resta una sensazione precisa: quando la palla vola alta verso l'area e la domenica si fa "cattiva", sai che lui non si sposterà di un millimetro, incurante del sole o della stanchezza.
Ancora oggi, se chiedi di lui a chi ha frequentato il Comunale negli anni settanta, la risposta è priva di retorica ma carica di rispetto: «Se c’era da prenderla di testa, prima o poi la prendeva lui». E per un centravanti del popolo, non esiste complimento più grande.
FRANCESCO "CICCIO" GRAZIANI 122 Gol in Granata | Capocannoniere 1976-77 | Campione del Mondo 1982