Cerca

Serie D

La Questura interviene: Daspo a 2 giocatori per minacce e offese all'arbitro in una partita di calcio Dilettanti

Dopo il 3-3 del 18 gennaio e le prime sanzioni del giudice sportivo, ecco la seconda puntata con i provvedimenti amministrativi

ACIREALE-IGEA VIRTUS SERIE D - DASPO MATTIA VITALE ALVARO IULIANO

La scena è un corridoio stretto del «D’Alcontres-Barone» di Barcellona Pozzo di Gotto. La terna arbitrale rientra negli spogliatoi scortata dalle forze dell’ordine, mentre alle spalle risuona un coro di urla e concitazione: volti tesi, maglie ancora sudate, la rabbia di una rimonta subita al 90’+10’. In quel convulso dopo-gara del 18 gennaio 2026, registrato nei verbali federali, si consuma l’antefatto che, qualche settimana più tardi, porterà ai provvedimenti della Questura di Catania: DASPO per due tesserati dell’Acireale, il difensore Mattia Vitale e il capitano Alvaro Iuliano. Un epilogo che spinge la vicenda oltre i confini della giustizia sportiva e la consegna alle cronache di ordine pubblico.

IL PROVVEDIMENTO DELLA QUESTURA
La notizia è stata resa nota nelle scorse ore dal quotidiano regionale La Sicilia: a seguito delle indagini della Digos etnea sugli incidenti a margine di Acireale-Nuova Igea Virtus, la Questura ha notificato due DASPO. Per Mattia Vitale, l’interdizione dalle manifestazioni sportive durerà due anni; per Alvaro Iuliano, un anno. È una misura amministrativa, distinta e indipendente rispetto alle sanzioni sportive, fondata su un quadro istruttorio che, secondo quanto ricostruito, richiama le tensioni e i tentativi di aggressione al direttore di gara descritti nel referto. I legali del club, riferisce la stessa testata, starebbero valutando gli spazi per chiedere una deroga finalizzata a consentire almeno lo svolgimento degli allenamenti, e un eventuale ricorso al TAR. Per comprendere la portata del provvedimento, vale ricordare che il DASPO (divieto di accesso alle manifestazioni sportive) è uno strumento di prevenzione previsto dall’art. 6 della Legge 401/1989: può essere disposto dal Questore in presenza di condotte ritenute pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica e ha una durata ordinariamente compresa tra uno e 5 anni, eventualmente accompagnato da prescrizioni come l’obbligo di presentazione in commissariato durante le gare.

LA MANO PESANTE DEL GIUDICE SPORTIVO
La coda disciplinare dentro i confini federali era già stata durissima. Con il Comunicato Ufficiale n. 71 del 20/01/2026, il Giudice Sportivo di Serie D ha inflitto all’Acireale la squalifica del campo per due gare da disputarsi in campo neutro a porte chiuse, oltre a un’ammenda di 4.000 euro. Nel medesimo provvedimento si registrano squalifiche per tre calciatori granata: Luis Sebastien Demoleon fermato per 5 giornate, Samuele Puglisi per 4, e, soprattutto, il capitano Alvaro Iuliano squalificato fino al 20 gennaio 2027. La motivazione riferita al brasiliano è netta: «al termine della gara, inseguito l’arbitro fino all’ingresso degli spogliatoi tentando di colpirlo reiteratamente con pugni e gomitate, non riuscendo nell’intento solo grazie alla presenza delle forze dell’ordine». Passaggi che saldano il quadro delle responsabilità sportive al successivo binario amministrativo. L’entità delle sanzioni federali è stata ampiamente ripresa da più testate locali e specializzate, che hanno sottolineato sia l’asprezza della stangata sul club sia l’eccezionalità della squalifica annuale comminata a Iuliano: un segnale, interpretato da molti osservatori, di «tolleranza zero» verso le aggressioni, anche solo tentate, agli ufficiali di gara.

LA PARTITA CHE HA INCENDIATO LA MICCIA DAL 3-0 AL 3-3
Per capire quanto incandescente fosse il clima, occorre riavvolgere il nastro della gara. Il 18 gennaio allo stadio di Acireale (gara della 20ª giornata, 3ª di ritorno del Girone I), i granata volano sul 3-0 dopo appena un quarto d’ora. La Nuova Igea Virtus accorcia al 45’ e costruisce una rimonta che si chiude su rigore al 90’+10’: un 3-3 pazzesco che ribalta l’inerzia psicologica del match. Dal tabellino risultano tra i marcatori granata Samb (doppietta) e Gagliardi, mentre per i giallorossi vanno a segno Vacca, Boubakar e Longo dagli undici metri. In distinta, tra i titolari dell’Acireale, figura il difensore Mattia Vitale. Al fischio finale si accende la miccia: nervi a fior di pelle, cartellini rossi, accuse contro la direzione arbitrale di Cosimo Papi. Il resto è diventato materia per verbali, comunicati e, oggi, DASPO. Nei documenti federali si legge di «una ventina di persone riconducibili alla società» entrate sul terreno di gioco rivolgendosi all’arbitro con espressioni offensive e minacciose; un quadro che spiega tanto la sanzione collettiva al club quanto le inibizioni individuali. Ricostruzioni confermate anche dalla cronaca regionale.

ALLENAMENTI, DEROGHE E RICORSI: I NODI APERTI
Il nodo più immediato riguarda il diritto al lavoro dei tesserati. Secondo quanto trapelato, i legali dell’Acireale intendono chiedere una deroga che consenta a Vitale e Iuliano di partecipare agli allenamenti. Per il capitano brasiliano, tuttavia, il quadro è ulteriormente complicato dalla squalifica sportiva fino al 20 gennaio 2027, che gli impedisce comunque di scendere in campo per un anno; l’eventuale deroga avrebbe dunque senso soprattutto in relazione alla vita di gruppo e alla preparazione individuale. Diverso il discorso per Vitale, che, pur colpito da DASPO biennale, non risulta destinatario di una squalifica sportiva di pari durata e, in linea teorica, potrebbe essere abilitato a giocare qualora il perimetro del provvedimento amministrativo e le eventuali misure accessorie (come l’obbligo di firma) glielo permettessero. Da qui l’ipotesi, non esclusa, di un ricorso al TAR per ridurre o cancellare il perimetro interdittivo. Prudenza, però: tempi e esiti in sede amministrativa non sono mai scontati.

COSA INSEGNA IL CASO IGEA VIRTUS-ACIREALE ALLA SERIE D
1) Che un risultato sportivo può cambiare il passo di una stagione, ma non deve cambiare le regole della convivenza agonistica: il 3-3 acciuffato al 90’+10’ dalla Nuova Igea Virtus è parte del gioco; il resto appartiene al codice delle responsabilità, individuali e di società. 2) Che il sistema ha oggi strumenti chiari per reagire: dal Giudice Sportivo al Questore, passando per le indagini Digos, la filiera sanzionatoria, sportiva e amministrativa, è in grado di rispondere con tempi rapidi e misure incisive, soprattutto a tutela degli arbitri. 3) Che le società sono chiamate a una governance più attenta dei «dopopartita»: percorsi di deflusso separati, vigilanza interna, formazione del personale e dei tesserati sulle condotte consentite sono investimenti necessari tanto quanto un centravanti da doppia cifra. In attesa dei possibili sviluppi in sede amministrativa, resta un messaggio che vale più di tante analisi: in Serie D – come in ogni categoria – il confine tra agonismo e violenza non è una linea sottile; è una barriera invalicabile. E quando viene oltrepassata, le conseguenze non si fermano a un turno di squalifica.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter