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Sanremo 2026

Gioca in Seconda Categoria, parteciperà a Sanremo: l’ascesa del calciatore-cantautore che ha ribaltato le regole

La storia di un 28enne che, tra check‑in ai turisti e scivolate a centrocampo, ha trasformato una canzone virale in un biglietto per il Festival

Dalla REAL PONTE MILVIO SECONDA CATEGORIA - EDOARDO IASCHI

Edoardo Iaschi, in arte Eddie Brock, è un attaccante del Real Ponte Milvio (foto FB Real Ponte Milvio 115)

La domenica sera, quando i riflettori della tv inchiodano l’Italia al divano, lui spegne il telefono negli spogliatoi. Il pallone è ancora sporco di fango, le tibie scricchiolano e in borsa c’è la maglia del Real Ponte Milvio da lavare. Poi, a partita finita, arriva un messaggio: «Sei tra i Big di Sanremo». La notizia rimbalza tra compagni e amici mentre il sudore del calcetto si asciuga nell’aria fredda di Roma Nord. È così che inizia la nuova vita di Edoardo Iaschi, in arte Eddie Brock, classe 1997: con una doppia identità che non chiede permesso ma si prende tutto, dal campo in Seconda Categoria al palco più famoso d’Italia.

UN PROFILO IN 3 ATTI: TURISMO, CALCIO, MUSICA
Di giorno, Edoardo Iaschi è un operatore turistico: gestisce case vacanza, si divide tra valigie, chiavi e check‑in, spesso insieme al cugino. È un lavoro imparato strada facendo, tra turni, orari elastici e responsabilità concrete, che lui rivendica come ancora di realtà in mezzo alla tempesta del successo. Gli appassionati di tv lo hanno ascoltato raccontarlo in un monologo, dopo che il brano virale ha illuminato la sua traiettoria. Il secondo atto scorre sui campi di periferia. Da quasi 10 anni, Iaschi gioca nel calcio dilettantistico laziale: ha cominciato nel Bravetta in Terza Categoria, quindi è approdato al Real Ponte Milvio, dove oggi milita in Seconda Categoria, spesso da attaccante. È quel calcio che si gioca tra docce fredde e marcature a uomo, dove la benzina la metti tu e il lunedì mattina timbri il cartellino. Ma è anche una palestra etica: correre, aiutare il compagno, soffrire. La base perfetta per tenere i piedi piantati a terra quando le luci si fanno accecanti. Il terzo atto, quello che ha preso il sopravvento, nasce nella musica. Eddie Brock è il suo pseudonimo, un omaggio al personaggio Marvel legato a Venom, scelto per raccontare la sua stessa dualità: l’ombra che diventa forza creativa, l’anti‑eroe che si guadagna il centro della scena. Dopo una gavetta cominciata nel 2018 tra contest come il Coca‑Cola Future Legend (team guidato da Annalisa) e serate nei locali, nel 2023 pubblica l’EP Roma dorme. Il grande salto arriva con l’album d’esordio Amarsi è la rivoluzione, uscito il 2 maggio 2025: dentro c’è Non è mica te, il brano che finirà per cambiare tutto.

«NON È MICA TE», QUANDO LA SINCERITÀ TROVA L'ALGORITMO
«Non è mica te» non è una trovata da laboratorio: è una ballata che mastica nostalgia, paura di rimettersi in gioco, quella ferita che resiste anche quando la vita ti spinge altrove. La canzone inclusa in Amarsi è la rivoluzione, in poche settimane accende TikTok, entra nella Viral Top 50 Italia di Spotify e macina milioni di stream. A fine novembre 2025, diverse testate segnalano il superamento della soglia degli 11 milioni su Spotify, con oltre 900 mila ascoltatori mensili: numeri che, per un progetto indipendente, valgono come una promozione in categoria superiore. Il fenomeno, però, non è solo statistica. È una strategia costruita in prima persona: video su video, ritornelli che si avvitano tra TikTok e Instagram, una comunicazione diretta che scardina i filtri e punta a un passaparola «artigianale». C’è chi storce il naso di fronte alla autopromozione martellante; lui risponde che è tutta «farina del suo sacco» e che non esiste un altro modo, per chi parte da zero, se non spingere con costanza. Un metodo faticoso, ammette, ma decisivo per trasformare un brano in un codice emotivo condiviso.

DALLA SALA PROVE AL PRIME TIME
Tra l’autunno e l’inverno 2025 succede l’inaspettato. Carlo Conti annuncia i 30 Big di Sanremo 2026 il 30 novembre 2025: tra i nomi c’è Eddie Brock, romano, classe 1997, l’outsider che fino a poche settimane prima si divideva tra turismo e Seconda Categoria. La notizia, racconta una clip di RaiNews, gli arriva «dopo la partita del calcetto»: l’immagine perfetta di un cortocircuito tra mondi. Per molti è il debutto assoluto di un «sconosciuto divo social»; per altri è la prova che il nuovo ecosistema musicale può spalancare porte un tempo impraticabili. A fine gennaio 2026, dalle prime prove con l’orchestra al Teatro Ariston, Eddie Brock confida di voler «portare gli amici» per combattere l’ansia del debutto. Il brano in gara, s’intitola Avvoltoi: titolo che promette una riflessione tagliente sulle dinamiche affettive e sociali, coerente con la sua scrittura schietta. I bookmaker lo indicano come possibile underdog del Festival: niente proclami, poca retorica, molto lavoro.

IL CALCIO COME GRAMMATICA DELLA TENUTA MENTALE
Chi gioca tra i dilettanti lo sa: la partita vera non è solo domenica. È l’intera settimana di vite parallele, di allenamenti serali, di ginocchia che fanno male salendo la scala dell’ufficio, di treni presi al volo per rientrare in tempo al lavoro. In questa liturgia, Edoardo Iaschi ha costruito una resilienza che oggi diventa risorsa artistica. Da una parte, il ruolo da mediano/attaccante in Seconda Categoria con il Real Ponte Milvio, dall’altra l’ostinazione di chi ha attraversato anche la Terza Categoria con il Bravetta. Due squadre, due geografie dello stesso carattere: farsi trovare sempre. La sua storia parla a un’Italia che cerca di conciliare passioni e sopravvivenza. Uno che, tra un ritornello e una scivolata, non ha mollato la presa quando le porte si sono chiuse: scartato per tre volte ai provini di Amici, è poi tornato da ospite nel 2025, accolto da un’ovazione. L’indie romano sembrava in apnea; Non è mica te”gli ha ridato ossigeno, raccontano i magazine musicali. E con una coerenza rara, lui ha continuato a dire: il lavoro non lo lascio. Perché la musica, a volte, ha bisogno di un ancoraggio per restare vera.

EPILOGO: UN NUMERO 10 SENZA CLAMORE
Se cercate il senso ultimo della favola di Eddie Brock, forse è tutto in una scena minima: una scalinata da discendere, un respiro trattenuto, un microfono che aspetta. E nello stesso istante, a chilometri di distanza, un campo di periferia con le righe disegnate storte, gli amici che ti scrivono «in bocca al lupo», l’odore di canfora che non va via. È lì, nel punto in cui queste due immagini si sovrappongono, che un operatore turistico di Roma, classe 1997, diventa il cantautore che molti aspettavano senza saperlo. Non per magia, ma per somma di disciplina, ostinazione e verità. Le stesse qualità che servono per stare al centro del campo quando l’avversario è più forte, e per cantare una storia d’amore quando tutti, intorno, gridano più forte di te.

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