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Il battito dello Zaccheria: Giovanni Pirazzini e il primato dell’appartenenza

Il ritratto del libero che ha trasformato la difesa in una casa, legando il suo nome al record eterno delle 424 battaglie in maglia rossonera

Giovanni Pirazzini

Giovanni Pirazzini

Un treno taglia la pianura romagnola, scivola lungo l’Adriatico e punta dritto verso il cuore arso della Capitanata. A bordo c’è un ragazzo di ventitré anni con le mani grandi di chi conosce la terra e il silenzio tipico di chi sa che le parole vanno pesate. Giovanni Pirazzini non sta viaggiando verso una semplice destinazione sportiva; sta andando incontro a una metamorfosi. Il Foggia lo ha prelevato dal Ravenna per puntellare la difesa, ma la città sta per eleggere il suo custode. Quando scende alla stazione, l’aria è densa, carica di quell'odore di sansa e promesse che avvolgeva lo Zaccheria degli anni d’oro. In quel momento, il "forestiero" smette di essere tale. Inizia il cammino di un uomo che trasformerà il cuoio in una questione di famiglia.

La morale del sesto senso

Nel calcio degli anni Settanta, il libero non è un ruolo. È una postura metafisica. È l’uomo che abita il vuoto, quello che deve vedere l’errore prima che si compia. Pirazzini interpreta questa funzione con una pulizia che sembra quasi un insulto alla polvere del campo. Mentre intorno il gioco si fa materico, fatto di gomitate e marcature a uomo che sanno di zolfo, lui mantiene la calma del geometra.

Un passo indietro. Uno scatto laterale. La scelta del tempo che non è velocità, ma intuizione pura. Giovanni non urla per farsi sentire. Comanda con il posizionamento, chiudendo i varchi con la precisione di chi chiude a chiave la porta di casa prima di andare a dormire. In una squadra che, sotto lo sguardo di Tommaso Maestrelli, impara a sfidare le corazzate del Nord, Pirazzini diventa il paracadute d’emergenza. Il baluardo che permette agli altri di sognare, sapendo che alle spalle c’è chi non dorme mai.

La contabilità dell'anima: 424 battiti

I database moderni archiviano la sua traiettoria sotto la voce "fedeltà". I numeri sono un freddo elenco di domeniche: 374 presenze in campionato, 424 totali. Tredici stagioni senza mai voltarsi indietro. Ma per il popolo rossonero, il 424 non è un dato statistico. È una professione di fede quotidiana.

Pirazzini attraversa il tempo con la stessa maglia incollata ai pensieri. Vive le promozioni che sanno di riscatto collettivo e le retrocessioni che bruciano come il sole d'agosto sui campi di grano. Resta al suo posto quando il mercato offre palcoscenici più comodi o ingaggi più pesanti. Diventa il capitano di lungo corso, colui che porta la fascia non come un fregio, ma come un dovere civile. È l'unico punto fermo in un sistema che cambia allenatori, categorie e compagni, ma che trova in lui l'ancora capace di resistere a ogni tempesta.

L'approdo definitivo

C’è un dettaglio che sfugge ai tabellini ma che definisce l’uomo: Pirazzini, romagnolo di nascita, decide che Foggia non è una tappa, ma il traguardo. È un fenomeno che rompe la logica del professionismo: l’uomo del Nord che si fa specchio del Sud. Non sceglie solo di restare in campo, sceglie di restare tra la gente.

Il suo legame con lo Zaccheria non si esaurisce con l'ultima doccia. Resta in città, cammina tra i vicoli, diventa un cittadino tra i cittadini. Il "Capitano" anche in abiti civili. La sua non è una santità cercata, ma la naturale conseguenza della coerenza. In un calcio che cominciava a scoprire la mobilità dei mercenari, lui ha rappresentato la resistenza del luogo. L’idea che un uomo possa appartenere a un prato per sempre.

L'ombra lunga del numero sei

Se oggi cercate Pirazzini nel "frigorifero neutro" degli archivi digitali, troverete foto in bianco e nero e cronache ingiallite. Ma la sua vera eredità non è fatta di pixel. La troverete nel modo in cui i vecchi tifosi abbassano il tono della voce quando parlano di lui, con un rispetto che sa di antico. Lo troverete nel silenzio di chi sa che certi record sono destinati a restare lì, come monumenti a una stagione della vita che non tornerà.

Giovanni Pirazzini ha insegnato che la grandezza non si misura con i trofei alzati sotto le luci delle metropoli, ma con la capacità di farsi radice. Resta lì, nel cuore dello Zaccheria, un uomo silenzioso che ha protetto i sogni di una città intera. Il capitano che non se n'è mai andato, perché certi cuori, una volta trovata la propria terra, smettono di cercare altrove.

GIOVANNI PIRAZZINI 424 Presenze | 13 Stagioni | Il Capitano Eterno

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