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Serie B

L'uomo delle missioni impossibili arriva in città per salvare la squadra, ora fuori i dubbi e dentro i punti

Un tecnico navigato per rimettere in carreggiata i Lupi, contratto fino a fine stagione e opzione di rinnovo legata all’obiettivo

AVELLINO SERIE B - DAVIDE BALLARDINI

AVELLINO SERIE B - Davide Ballardini subentra a Raffaele Biancolino sulla panchina dei Lupi, ora al 14° posto in classifica

C’è una porta dello spogliatoio del Partenio che oggi pomeriggio si apre su un tempo nuovo. Dalla soglia entra un signore di Ravenna, passo misurato, sguardo che fruga silenzioso nel campo: è Davide Ballardini, il «risolutore gentile» del nostro calcio. La scena non ha bisogno di proclami: sola la ritualità di un fischietto, di un taccuino, di una squadra che si dispone. In mezzo a un inverno irpino che ha portato più dubbi che punti, l’arrivo di Ballardini suona come una bussola. Perché ad Avellino oggi non si inaugura un nuovo allenatore: si accende un metodo. E in Serie B i metodi, più ancora dei moduli, fanno la differenza.

FIRMA E PRIMA SEDUTA
1) È il giorno di Davide Ballardini: il tecnico è arrivato in città nella serata di ieri e, questa mattina, ha posto la firma sul contratto con l’U.S. Avellino 1912. L’intesa, secondo quanto trapela, vale fino al termine dell’attuale stagione, con un’eventuale opzione di rinnovo automatico al conseguimento dell’obiettivo salvezza fissato dal club. Nel pomeriggio è in programma la prima seduta di lavoro al Partenio‑Adriano Lombardi, occasione per un immediato primo contatto con il gruppo. 2) Da ambienti mediatici regionali e nazionali, nelle ultime 24‑48 ore si è susseguita la conferma dell’accordo (inizialmente dato come «in arrivo», poi sostanzialmente definito), dopo che la pista Guido Pagliuca era parsa in pole. Il club ha scelto l’esperienza dello «Zio Balla», preferendola ad altre candidature. 3) In parallelo, si registra l’uscita di scena di Raffaele Biancolino, sollevato dall’incarico all’indomani del pesante ko interno con il Pescara. Una decisione figlia di una classifica che s’è fatta sottile tra margine di sicurezza e zona a rischio.

IL CONTESTO, CLASSIFICA E CALENDARIO
La fotografia della graduatoria aggiornata a metà febbraio racconta un’Avellino in zona medio‑bassa, a quota intorno ai 28 punti dopo 25 giornate, con l’ultimo scivolone casalingo contro il Pescara firmato da Brugman all’85’. Numeri che spiegano il cambio in panchina e il timing dell’intervento. L’esordio di Ballardini è fissato per domenica 22 febbraio 2026 al «Città del Tricolore», contro la Reggiana (calcio d’inizio alle 17:15): gara cruciale, scontro diretto per ritrovare ossigeno e morale. A seguire, nel micro‑ciclo di fine mese e inizio marzo, tre tappe che diranno molto della traiettoria dei Lupi: Avellino‑Juve Stabia (sabato 28 febbraio, ore 19:30), la trasferta in Laguna contro il Venezia (martedì 3 marzo, ore 20:00) e il ritorno al Partenio contro il Padova (sabato 7 marzo, ore 15:00). Quattro appuntamenti in 14 giorni: serviranno gamba, idee chiare e, soprattutto, punti.

PERCHÈ PROPRIO BALLARDINI
1) L’allenatore ravennate, classe 1964, porta ad Avellino un bagaglio di panchine d’élite: Lazio, Genoa, Palermo, Cagliari, Bologna, Cremonese, Sassuolo tra le tappe principali. Con i biancocelesti vinse la Supercoppa Italiana 2009 a Pechino battendo l’Inter 2‑1: il suo unico trofeo da allenatore, ma soprattutto la traccia di una leadership sobria e pragmatica. 2) In carriera si è costruito la fama di «tecnico da subentro», capace di raddrizzare stagioni compromesse con pochi concetti chiari e una spiccata organizzazione difensiva. Una reputazione cementata nelle varie «missioni salvezza» al Genoa, al Cagliari e, più di recente, nel coraggioso (seppur infruttuoso) tentativo al Sassuolo nel 2024. 3) La sua ultima esperienza risaliva alla panchina del Sassuolo (marzo‑giugno 2024), dopo il passaggio alla Cremonese nel 2023: un biennio che, pur chiuso con un’amarezza sportiva, ha confermato l’attualità delle sue idee e la sua tenuta nel confronto con la massima categoria. A Avellino, la sfida cambia volto: gestione dell’ansia, rapidità d’impatto, ottimizzazione delle risorse nei «due terzi» di campo.

COSA PUÒ CAMBIARE SUBITO
1) Assetti preferiti. Lo storico di Ballardini racconta un allenatore duttile tra 3‑5‑2 e 4‑4‑2/4‑2‑3‑1, con frequenti declinazioni intermedie (linee compatte, densità centrale, ampiezza «a chiamata» sugli esterni). La priorità è ridurre i metri concessi tra reparti, abbassare l’indice di pericolosità concessa e aumentare la qualità delle prime uscite palla. È verosimile un’attenzione particolare alle palle inattive, «zona» in cui i suoi gruppi hanno spesso trovato risorse preziose. (Profilo tecnico dedotto dal percorso complessivo del mister; modulistica suscettibile di adattamento al materiale umano a disposizione). 2) Le urgenze. I numeri più recenti sottolineano due emergenze: la necessità di «sterilizzare» le seconde palle al limite e di governare meglio gli ultimi 20 minuti, fase in cui l’Avellino ha incassato reti pesanti (come l’0‑1 con il Pescara all’85’). La tenuta mentale, oltre che fisica, sarà un target di staff sin dalla prima settimana. 3) La rotta partita per partita. In B il calendario di fine inverno è spesso uno spartiacque: contro Reggiana e Juve Stabia servono punti «che pesano doppio»; la notte di Venezia misurerà la capacità di soffrire lontano da casa; con il Padova si chiude un ciclo che può rimettere i Lupi al riparo dalla risacca dei playout. Quattro partite, 12 punti possibili: farne almeno 6‑7 sposterebbe subito la narrativa.

IL RACCONTO ACCANTO A BALLARDINI
Nell’immaginario del nostro calcio, Ballardini è un «artigiano di alto bordo»: cura i dettagli, non alza mai la voce più del necessario, possiede un’abilità rara nel rimettere ordine dentro gruppi sotto pressione. Non è un esteta, è un funzionalista. Questa cifra ha generato, nel tempo, un rispetto trasversale, dai tifosi del Genoa che ricordano le sue «salvezze multiple», alla considerazione con cui viene trattato da media e addetti ai lavori quando c’è da affrontare «fiamme a bordo campo». Proprio quel profilo che oggi l’Avellino ha deciso di associare alla propria fase più delicata della stagione.

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