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19 Febbraio 2026
Leo Messi con la 2005/06 (foto: Attribution-ShareAlike 4.0 International/ Wikipedia Commons)
Pulite, precise. Che ti permettono di goderti al massimo i colori sociali. Vuote. Come se mancassero di qualcosa. Di una scritta che rende la maglia ancor più iconica. Il tema degli sponsor. Dagli sguardi di sospetto degli anni '70, quando Jagermeister comparì per la prima volta sulla divisa dell'Eintracht Braunschweig, dall'affetto che i tifosi interisti nutrivano e nutrono per Pirelli, solo per citare uno dei tanti esempi. Mediolanum per il Milan, Tamoil per la Juve. Sharp per il Manchester United. Fino ad arrivare ad oggi. Dove il dibattito tiene tutto sommato banco, perché è vero che la loro presenza è ormai assodata, ma è altresì vero che, secondo tanti, si è esagerato. Non si tratta delle livree della Formula Uno né delle camicie dei meccanici Nascar. Si tratta pur sempre di divise da calcio. E allora fa storcere il naso vedere un kit con ventitré pubblicità. Sì, 23. Il record del TSV Hartberg, che è riuscito a inserirne diciassette sulla maglia, cinque sui pantaloncini e persino uno sui calzettoni. Non che nelle precedenti stagioni il club austriaco avesse stupito per lo stile minimal, ma con il 2024 si sono superati. La peggior maglia dell'anno, perché la filosofia è sempre più less is more.
Stagione 22/23, l'Inter di Romelu Lukaku e la Roma di Tammy Abraham convergono verso DigitalBits, "colosso" delle cryptovalute che coi nerazzurri si era già preso lo spazio sulla manica nella stagione precedente e che l'anno successivo con l'uscita di Pirelli-Driver si era spostato a main. Ventidue milioni nelle casse del club milanese, dieci in quelle giallorosse. Nella realtà, però, non si vedrà nemmeno un euro. Un danno economico per le due società, un boost d'immagine per le due divise. L'Inter deciderà di lasciare per tanto tempo sia la home sia l'away "vuota" - con solo Ebay che comincerà a campeggiare sul braccio sinistro - la Roma ritira fuori quell'SPQR che tanto aveva scaldato i cuori nel 16/17.
Una casualità che, come dicevamo, ha fatto tutto sommato bene almeno ai fan. Innamorati di questo look retrò, a tal punto da cominciare in massa a richiedere di poter acquistare le maglie senza sponsor. Detto, fatto. Per tutti i kit del Biscione, esclusivamente per la divisa di casa per la squadra romana. Il successo, assicurato. Tanto che i milanesi hanno deciso di mantenere questa possibilità anche per il 23/24, nonostante l'arrivo di Paramount+ - che si era già visto in finale di Champions.
Se pensi a "blaugrana", pensi innanzitutto a Barcellona. Al Barcellona. Che in questa storia di sponsorizzazioni e loghi invadenti ha deciso fino al 2006 di non entrarci. Lasciando che le proprie jersey rimanessero pulite, classiche. Diciotto campionati, ventiquattro Coppe del Re, oltre a sette Supercoppe spagnole e due Champions League. Con maglie che, di anno in anno, son sempre rimaste iconiche; proprio perché non c'era niente che le sporcasse. Nel 2006/07 arriverà Unicef, ma da lì rimarrà la sensazione che questi sponsor siano sempre "ospiti" su una maglia che ha però altri protagonisti. Sicuramente con Fondo delle Nazioni Unite per l'infanzia - che rimarrà poi sulla schiena con l'arrivo di Qatar Airways - in parte anche con l'azienda aeronautica asiatica. Anche se con Rakuten prima e Spotify dopo la storia comincia a cambiare.
La più bella, però, rimane l'away 2003/04. Ed è strano sceglierne una da trasferta. Ma l'eleganza di quel kit è inarrivabile. Oro - non pacchiano, fine - righe sottili rossoblù a rompere la monotonia. Insieme ai dettagli blu e a un colletto che la trasforma in una polo indossabile tutti i giorni. Aggiungere all'equazione Ronaldinho, Xavi. Per citare Akinfenwa. «One word to describe? Pure class».
Saltando da un lato del Tevere all'altro, è la Lazio ad averci abituato a giocare senza un main sponsor. Nonostante l'avvicendamento dello sponsor tecnico, con l'arrivo di Mizuno - che rimarrà coi biancocelesti fino al 2027 - la solfa è rimasta la stessa. Sotto la presidenza Lotito, è la quindicesima stagione senza grandi pubblicità sul fronte della maglietta. Un male, probabilmente, per le tasche del club, un bene per il design. Che ha saputo mantenersi classico, regalandoci però delle chicche di assoluta bellezza. 16/17, con l'aquila in primo piano. Stupenda.
E se il nuovo logo della Juventus ha creato non poche polemiche - troppo minimal, troppo poco riconoscibile e "moderno" rispetto al suo predecessore, ma è un po' un mantra la critica al nuovo logo (leggasi per conferma le novità casa Inter) - la maglia con cui è iniziato il 24/25 meno. Righe irregolari che fanno storcere il naso, ma l'assenza di Jeep - con cui la società aveva appena concluso il rapporto - e di qualsiasi altra pubblicità. Non accadeva dal 1981 dalle parti di Torino, ma la soluzione piace. Da lì ci sarà prima Save The Children e poi il ritorno della casa automobilistica americana, di proprietà di Stellantis. Piccola nota a margine: l'away nera con il toro rampante no sponsor è incredibile.
Il Venezia ci ha abituato bene, davvero bene. Maglie classiche, senza eccessi. Che richiamano all'eleganza delle divise del passato. Aiuta anche un'iconografia che sfrutta la meraviglia della città e delle sue particolarità ed esalta un design che sembra essere sempre "coerente" con lo stile del suo ambiente. Dai canali alle gondole, la jersey si mischia alla perfezione con il contesto nel quale si inserisce. Mantenendo quel romanticismo che anche lo stadio evoca.
E in quest'emozione che va al di là di ogni risultato di campo, l'apice si raggiunge con la divisa di casa del 22/23. Semplice, ma d'impatto in maniera clamorosa. Tutta nera, righe arancioverdi. Nessuno sponsor - nonostante Cynar poi diventerà un cult, sempre integrato benissimo nei vari kit prodotti da Kappa prima e Nocta poi - solo la scritta "Città di Venezia" in oro, con lo Scudo del club. Uno stilema quasi classico, da palazzo di marmo. Da colonna dorica. Ripreso quest'anno - ci si è sbizzarriti con la terza, ma si deve anche notare quanto con una maglia più sgargiante la sensazione rimanga la stessa - nella home e nell'away. Lo Spritz si vede in campo, ma negli shop si può anche scegliere la più semplice opzione "Venezia".