Serie B
23 Febbraio 2026
AVELLINO SERIE B - Davide Ballardini sulla panchina degli irpini è subentrato a Raffaele Biancolino
La scena che resta negli occhi arriva oltre il 90’: un rimpallo maldestro apre la porta a Gennaro Tutino, palla che sembra chiedere solo di essere spinta in rete. Invece no: conclusione troppo morbida, blocca Giovanni Daffara. È il fermo immagine che racconta la partita del 22 febbraio 2026 al Mapei Stadium-Città del Tricolore: occasione enorme, esito sospeso, equilibrio che non si spezza. Finisce 1-1 tra Reggiana e Avellino, nel giorno dell’esordio di Davide Ballardini sulla panchina biancoverde, un punto che pesa doppio per gli irpini: interrompe la striscia di 3 sconfitte consecutive e, soprattutto, tiene gli emiliani a distanza di 3 punti in classifica.
UN 1-1 CHE NON È SOLO UN PAREGGIO
1) L’Avellino arrivava da tre ko di fila contro Monza (1-2 l’8 febbraio 2026), Frosinone (1-3 l’11 febbraio 2026) e Pescara (0-1 il 15 febbraio 2026): fermare l’emorragia era il primo obiettivo del nuovo corso. 2) In classifica, il pari del 22 febbraio lascia gli irpini a 29 punti e la Reggiana a 26, esattamente quella «forbice» di tre che significa margine psicologico e pratico nella corsa salvezza. 3) Per Ballardini, nominato ufficialmente tra il 19 e il 20 febbraio dal club, al posto dell'esonerato Raffaele Biancolino, è il primo mattone di un progetto che chiede ordine, distanze corte e sfruttamento delle palle inattive.
LA PARTITA: BOTTA E RISPOSTA, POI GESTIONE E RIMPIANTI
La Reggiana parte meglio e al 5’ trova il vantaggio: palla a Manolo Portanova, controllo e destro che batte Daffara. Il 1-0 nasce da una pressione alta ben orchestrata e dagli strappi di Matteo Rover tra le linee, con la difesa irpina sorpresa nella transizione negativa. È il segnale di un primo quarto d’ora in cui gli uomini di Luca Rubinacci hanno più coraggio e verticalità. Scampato il raddoppio, l’Avellino prende campo e al 29’ pareggia: sviluppo da calcio d’angolo, seconda palla lavorata bene e conclusione a giro di Patrick Enrici dal limite, precisa nell’angolo. Per il difensore è il secondo centro nel giro di tre gare, una tendenza che racconta quanto le palle inattive siano diventate un’arma fondamentale per i Lupi. Il gol rimette la gara sui binari dell’equilibrio, ma è anche il manifesto di ciò che Ballardini chiede: sfruttare i momenti, non allungarsi, capitalizzare le situazioni sporche. Da lì in avanti, l’Avellino si muove in blocco più compatto, con Dimitrios Sounas a battere una serie di corner e Luca Palmiero a dare i tempi del possesso corto.
LA PRIMA DI BALLARDINI: PRINCIPI CHIARI E MOSSE MIRATE
Al netto del poco tempo a disposizione, l’incarico è arrivato in settimana, Ballardini ha riproposto un 3-5-2 pragmatico: Filippo Missori e Marco Sala larghi, Palmiero vertice basso, Sounas mezzala con compiti ibridi e davanti la coppia mobile Tommaso Biasci - Lorenzo Sgarbi a inizio gara. Nella ripresa, spazio alla qualità di Gennaro Tutino e poi alla fisicità di Cosimo Patierno, con Michele Besaggio e Alessandro Milani per dare gamba e ordine negli ultimi 15-20 minuti. Scelte che hanno ancorato la squadra, riducendo i metri tra i reparti e limitando le ripartenze granata. Nel post partita, il tecnico ha riconosciuto un avvio non all’altezza, «all’inizio non siamo stati squadra», per sottolineare poi la reazione e la maggiore compattezza dal quarto d’ora in avanti. Un’analisi lucida che fotografa bene andamento e umore della serata: umiltà, lavoro sulle distanze, aggressività da alzare e, soprattutto, disponibilità del gruppo nel seguire i principi.
COSA ASPETTARSI DA QUI IN AVANTI
Il cantiere Ballardini: 1) Identità: il 3-5-2 resta la base, ma con accorgimenti sulle altezze dei quinti (Missori e Sala) e sulla conduzione del primo possesso (Palmiero). 2) Rotazioni offensive: gerarchie aperte tra Biasci, Tutino, Patierno e Sgarbi, con la possibilità di vedere coppie «complementari» in base all’avversario. 3) Obiettivo: dare continuità ai principi visti da metà primo tempo in avanti e migliorare l’aggressività alla perdita del pallone, come sottolineato dallo stesso tecnico nel dopogara.
CHIOSA FINALE
In conclusione, il pari del Mapei dice che l’Avellino ha già assorbito alcune idee di Ballardini, compattezza, letture difensive, palle inattive, e che la Reggiana, per alzare l’asticella, dovrà osare di più dopo essere passata in vantaggio. La strada è lunga, i margini sono stretti, ma il messaggio mandato alla Serie B nella serata del 22 febbraio è chiaro: in basso la lotta è fitta e ogni dettaglio conta. Questo 1-1 non sposta montagne, ma cambia il vento: per i Lupi può essere la prima pietra su cui costruire una risalita fatta di misura, coraggio e idee.