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UAE First Division

È stato per una vita alla Juventus, ora sbarca negli Emirati Arabi: la nuova avventura dell'ex difensore

Un club giovane, in coda alla classifica, richiama un giocatore simbolo del calcio italiano e affida l’attacco a «Super Mario»

AL ITTIFAQ UAE FIRST DIVISION - PAOLO MONTERO

AL ITTIFAQ UAE FIRST DIVISION - Paolo Montero dopo l'esperienza alla Juventus Next Gen si dirige negli Emirati Arabi

All’ora del tramonto, nel piccolo impianto della North London School ad Al Mamzar - 550 posti, una tribuna ravvicinata al campo – qualcuno conta le file di seggiolini rimasti vuoti dopo l’ennesima sconfitta. Il club è giovane, appena nato nel 2020. La classifica è un macigno: ultimo posto, attacco asfittico, il fiato corto della retrocessione. Poi, improvviso, il contrappunto: uno striscione con un volto che a Torino conoscono bene e un nome capace ancora di accendere i riflettori. È l’istantanea della nuova scommessa dell’Al-Ittifaq: affidare la panchina a Paolo Montero e l’area di rigore a Mario Balotelli. Un’alleanza anomala, e proprio per questo intrigante, per restituire un’identità tecnica a un progetto che non può più permettersi di sbagliare. L’uruguaiano è in procinto di firmare, il centravanti italiano è già dentro lo spogliatoio, ha rotto il ghiaccio e ha cominciato a segnare. È il tentativo, dichiarato, di rimettere il club in carreggiata in First Division e tornare a respirare.

UN CLUB NUOVO CHE VUOLE CRESCERE IN FRETTA
1) Nato nel 2020, l’Al-Ittifaq è una realtà di Dubai che milita nella UAE First Division, la seconda serie nazionale dietro alla Pro League. Gioca «in casa» nel quartier generale scolastico di Al Mamzar, una scelta logistica che racconta ancora la dimensione «start-up» del club. Nel 2024-25 è salito in First Division anche grazie ai ripescaggi dovuti ai ritiri, consolidandosi poi come matricola. Dal gennaio 2025 il club ha visto l’ingresso di capitali e know-how internazionali con l’imprenditore australiano Ross Pelligra tra le figure apicali dell’organigramma. L’obiettivo dichiarato: crescere per gradi, strutturarsi e competere con stabilità. 2) Il presente, però, è duro: tra autunno 2025 e inizio 2026 la squadra ha sbandato. A metà gennaio 2026 era ultima con appena 6 punti in 11 partite e 2 vittorie in tutta la stagione; anche nelle rilevazioni più recenti la posizione resta critica, con l’Al-Ittifaq sul fondo della graduatoria o comunque impelagato nella zona rossa. Il margine di errore è ridotto a zero.

MONTERO, CARATTERE E IDEE CHIARE
Dopo l’addio alla Juventus Next Gen del 12 novembre 2024, l’ex difensore bianconero ha atteso il progetto giusto. In casa Juve, Montero aveva gestito l’Under 19, traghettato la Prima Squadra per le ultime due giornate del maggio 2024, poi preso il timone della Next Gen in Serie C con risultati altalenanti. Ora, secondo quanto riportato, l’uruguaiano è pronto a rimettersi in gioco da capo allenatore negli Emirati: il suo arrivo all’Al-Ittifaq è in via di definizione e viene letto come una sterzata di personalità in panchina per un gruppo giovane che ha bisogno di ordine e garra. La prima urgenza, per Montero, ha un nome semplice e un contenuto complesso: equilibrio. L’Al-Ittifaq ha concesso troppo, troppo in fretta. Le sequenze di gol subiti, soprattutto nelle seconde frazioni, raccontano un problema di compattezza, concentrazione e «distanze» tra reparti. L’uruguaiano, nella sua carriera di allenatore, ha sempre lavorato sulla riconquista «aggressiva» e sull’uscita pulita da dietro: pressing alto organizzato quando possibile, densità centrale e un uso mirato delle scalate sulle fasce. È un piano che richiede automatismi e lavoro quotidiano. Ma è anche il solo modo per dare protezione a una squadra che, se attacca «staccata», finisce per allungarsi e concedere transizioni fatali. Il compito è chiaro: ridurre le falle senza spegnere l’istinto offensivo dei nuovi innesti.

BALOTELLI, IL COLPO MEDIATICO PER SBLOCCARE L'ATTACCO
L’Al-Ittifaq ha alzato l’asticella d’inverno: a gennaio 2026 ha messo sotto contratto Mario Balotelli con un accordo di circa due anni e mezzo. Al momento della firma, la classifica era pesantissima; la chiamata a Super Mario serve per alzare qualità, peso specifico e leadership offensiva di una squadra che segnava col contagocce. L’impatto? Tangibile. Nel giro di quattro presenze, secondo gli aggiornamenti statistici più recenti, Balotelli ha già timbrato 3 reti, compreso il gol nel successo per 3-1 sul campo del Gulf United che ha dato ossigeno alla corsa-salvezza. Un segnale doppio: condizione fisica in ripresa e, soprattutto, capacità di essere ancora «decisivo» negli ultimi 30 metri, tra rifinitura e finalizzazione. Per una squadra che faticava a trovare il varco, è un upgrade evidente. Non è però mancato il lato amaro. Al debutto, l’azzurro ha denunciato episodi di razzismo subiti dagli spalti, stigmatizzando pubblicamente ogni comportamento discriminatorio. Un fatto grave che il calcio emiratino è chiamato a prevenire e sanzionare con fermezza, per proteggere i giocatori e la reputazione del campionato.

L'INCASTRO TECNICO
1) La lavagna, per Montero, parte da una certezza: dentro l’area, Balotelli è ancora una presenza ingombrante per le difese. La sua migliore versione, oggi, si vede quando può ricevere tra le linee o in corto appoggio, alzare la testa e scegliere se attaccare il primo controllo o innescare il compagno. Per questo, il sistema più naturale è un 4-2-3-1 «elastico», con una mezza punta di raccordo e due esterni «asimmetrici»: uno più verticale per sfruttare la sponda di Mario, l’altro più associativo per venire dentro al campo. In alternativa, un 3-4-2-1 con piazzamento preventivo dietro e libertà agli esterni di spingere, così da evitare di «rompere» la squadra al primo pallone perso.

LA TRAIETTORIA POSSIBILE
Se la terapia d’urto funzionerà, la traiettoria ideale è questa: rimettere la testa fuori dall’acqua nelle prossime 4-5 gare, capitalizzando il «fattore Balotelli», e usare la sosta o i micro-cicli per consolidare i principi difensivi di Montero. Sul medio periodo, il club ha già gettato semi di progettualità, nuova proprietà, visione internazionale, scouting «aperto», che possono fare la differenza in un campionato dove la competenza manageriale pesa quanto un grande nome in distinta. Ma prima ci sono da scalare gli ultimi gradini della classifica, uno alla volta.

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