Europa League
27 Febbraio 2026
LILLE EUROPA LEAGUE - Olivier Giroud nell'arco della sua carriera ha giocato anche in Italia al Milan dal 2021 al 2024
C’è un istante, nel gelo di Belgrado, in cui il tifo della Stella Rossa si strozza in gola. Il cronometro segna appena 4 minuti quando Olivier Giroud si stacca da terra con quella meccanica antica e affidabile: rincorsa breve, spalla aperta, colpo di testa secco sul primo palo. La rete vibra sotto la Sud del Rajko Mitić, il «Marakana», e l’Europa si ritrova di colpo a fare i conti con un paradosso: il giocatore più anziano in campo è anche quello che cambia l’inerzia della sfida, spezza l’incantesimo della casa più rumorosa dei Balcani e accende la rimonta del Lille. Da lì in poi è una partita di nervi, morsi e resistenza, fino al graffio nei supplementari di Nathan Ngoy al 100’: finisce 0-2, totale 1-2 per i francesi. Gli uomini di Bruno Génésio staccano il biglietto per gli ottavi di Europa League, dopo una serata in cui l’esperienza ha fatto la differenza.
LA RETE CHE SBLOCCA TUTTO: ESPERIENZA CONTRO RUMORE
La mappa emozionale del match è disegnata da quella prima, pesantissima iniezione di lucidità. Minuto 4, cross teso di Benjamin André, lettura perfetta della traiettoria e torsione di Giroud che batte Matheus: il Lille ribalta subito l’handicap dell’andata e rimette l’eliminatoria in equilibrio. Una giocata «vecchio mestiere», dentro un contesto già incandescente per il frastuono e per l’intensità della Stella Rossa. Il gol non ammutolisce lo stadio, a Belgrado non succede quasi mai, ma fiacca le certezze serbe. La squadra di casa prova a reagire, s’innervosisce, si distende di rado con qualità. I francesi, invece, serbano energie, gestiscono le onde. Dopo 90 minuti è ancora 0-1, e la resa dei conti scivola nell’extratime. Lì, quando la partita sfilaccia e il campo si allunga, ecco il contropiede orchestrato dai cambi di Génésio: palla a destra, conduzione verticale, e Ngoy scarica col destro un diagonale che vale lo 0-2 e l’abbraccio collettivo sotto il settore ospiti. Il Lille esce dal «Marakana» con una qualificazione costruita sul primo e sull’ultimo tocco pesante della serata.
UN RECORD DA LEGGERE BENE: DOVE STA L'ASTICELLA
La tentazione è titolare con la parola più semplice: «record». Ma l’Europa League ha memorie ostinate, e i numeri, se presi sul serio, raccontano che il primato assoluto di «più anziano marcatore nella storia della competizione» appartiene ancora allo spagnolo Joaquín (41 anni e 56 giorni, settembre 2022) e, alle sue spalle, al norvegese Daniel Berg Hestad (40 anni e 98 giorni, novembre 2015). In questa classifica generale Olivier Giroud si era già issato sul podio a 39 anni e 114 giorni segnando in trasferta contro il Celta Vigo lo scorso 22 gennaio 2026 (fase «league phase»). A Belgrado, a 39 anni e 149 giorni, il francese ha però spostato un’altra asticella: è diventato, secondo i dati ufficiali UEFA, il marcatore più anziano di sempre nella fase a eliminazione diretta dell’Europa League, superando il precedente limite di Edin Džeko (38 anni e 333 giorni, febbraio 2025). Distinzione cruciale, che rende il traguardo perfino più rilevante: non un semplice gol di calendario, ma una firma in una notte dentro-fuori.
GIROUD, NON SOLO ANAGRAFE
Un colpo di testa «alla Giroud», architettura semplice e raro tempismo. Ma la cifra della prestazione è stata la continuità dentro i 120 minuti: duelli aerei, appoggi spalle alla porta, capo cantiere nella gestione dei momenti bassi. Per una squadra giovane e a tratti discontinua, avere un riferimento che sa quando congelare e quando accelerare è differenza di categoria. Non a caso, la sua firma in Europa con il Lille è ricorrente sin dall’autunno: prima contro il Brann (settembre), poi lungo la «league phase» fino a Vigo a gennaio. Un percorso che ha riaffermato il francese come specialista delle notti continentali, top scorer della UEFA Europa League 2018-2019 con il Chelsea e uomo-coppa per vocazione.
GIROUD DENTRO L'EUROPA, UNA CARRIERA RISCRITTA DIVERSE VOLTE
Mettere in fila le sue tappe europee è un esercizio che restituisce la cifra del personaggio: Arsenal, Chelsea, Milan, adesso Lille. In Europa League ha già lasciato medaglie e firme: capocannoniere nel 2018-2019 con i Blues, gol in finale a Baku. Il ritorno in Ligue 1 nell’estate 2025, dopo il passaggio in MLS, era stato accolto con curiosità e scetticismo: avrebbe retto la doppia dimensione campionato-Coppa? La risposta è arrivata dove Giroud ha spesso prodotto il suo meglio: nelle notti da dentro o fuori. E con una specificità statistica che lo posiziona sempre più come caso di studio sulla longevità applicata alla funzione del centravanti.
LA SCENA MADRE: MINUTO 114, UN DATO CHE PESA
C’è un fotogramma che vale più di un’analisi: Giroud, piegato sulle ginocchia, respira a fondo nella sua area dopo l’ennesimo ripiegamento al 114’. Pochi secondi prima ha sprintato dall’altra parte per cercare un rigore, poi è tornato a difendere. È il momento in cui l’età pare bussargli alla porta. Eppure, dentro quello sforzo, c’è la sostanza dell’intera serata: governare il campo con la testa quando le gambe chiedono conto. È la stessa qualità che ha permesso al Lille di non disunirsi, di reggere gli urti, di scegliere i tempi. E di colpire quando l’Etoile Rouge si è scoperta. In archivio resterà dunque una notte in cui un’idea semplice, reggere, scegliere i tempi, affidarsi alla qualità dell’usato sicuro, ha battuto il rumore e l’inerzia dell’andata. Resterà, soprattutto, l’ennesimo capitolo di Olivier Giroud, che a 39 anni continua a dimostrare perché nel calcio certi meccanismi non invecchiano: il senso della porta, il rispetto dei momenti, la capacità di prendersi responsabilità.
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