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Serie A

La catastrofe del calcio italiano è lampante: Milano e Torino fuori prima degli ottavi di Champions, mai successo!

Un’Atalanta contro tutti, Inter e Juve ai margini, il Milan «fantasma»: per la prima volta dal 2003-2004 manca il terzetto storico

INTER SERIE A - CRISTIAN CHIVU

INTER SERIE A - Cristian Chivu e i nerazzurri sono usciti dalla Champions League dopo la doppia sconfitta contro il Bodo Glimt

Il silenzio di San Siro al minuto 72 è il suono di una frattura. L’ennesimo cross respinto, una ripartenza nordica come una lama, Håkon Evjen che piega il corpo e firma lo 0-2. Sul tabellone: Inter–Bodø/Glimt 1-2, complessivo 2-5. Pochi chilometri più a ovest, la notte successiva, lo Stadium vibra sul 3-0: Locatelli, Gatti, McKennie. Ma al 105’+1 entra Victor Osimhen e spegne la rimonta; al 119’ la chiude Barış Alper Yılmaz. Risultato: Juventus–Galatasaray 3-2 dts, ma 7-5 nel totale. Contemporaneamente, a Bergamo, una sceneggiatura diversa: Atalanta forza 4-1 sul Borussia Dortmund, ribalta lo 0-2 dell’andata e agguanta gli ottavi con un rigore al 98’. È qui, in queste sequenze ravvicinate di 24–25 febbraio 2026, che nasce una statistica che è più di un numero: per la prima volta da quando esistono gli ottavi «moderni» (dal 2003-2004), nessuna tra Milan, Inter e Juventus figura tra le 16 rimaste in corsa. Una debacle su tutta la linea.

IL NUOVO FORMATO CONTA: MAGGIORI SCOGLI PRIMA DEGLI OTTAVI
La Champions di oggi non è più quella di ieri. Dal 2024-2025 si è passati alla League Phase: 36 squadre in un’unica classifica, otto partite per ciascuna, prime 8 direttamente agli ottavi; dalla alla 24ª ai playoff di febbraio; sotto il 25° posto si è fuori da tutto, senza «paracadute» in Europa League. È uno spartito che alza la competizione e accorcia le distanze: uscire agli spareggi non è un incidente isolato, è uno scenario statisticamente probabile per chi non entra tra le prime otto. E infatti: Inter (10ª), Juventus (13ª) e Atalanta (15ª) sono finite ai playoff; tra loro, solo la Dea ha superato lo scoglio.

INTER: DOMINIO IN A, BLACK OUT EUROPEO
L’eliminazione contro il Bodø/Glimt è uno shock misurabile: 2-1 al Meazza dopo il 3-1 in Norvegia, fuori agli spareggi. Il racconto delle cronache è eloquente: due siluri di Jens Petter Hauge e Evjen, palo di Akanji sullo 0-1, assalto tardivo con Bastoni. A fine gara Cristian Chivu parla di «energia» e «organizzazione» avversarie; la fotografia tecnica è quella di una squadra brillante in campionato ma in affanno nel doppio confronto europeo ad alta intensità. I numeri aiutano: il Bodø/Glimt è arrivato al tie con una striscia di exploit (battute anche Manchester City e Atlético nella League Phase) e, complice la sosta del campionato norvegese, un carico atletico diverso. Morale: la variabile fisica e la qualità del piano partita contano quanto il blasone.

JUVENTUS: CUORE, EPISODIO E DETTAGLIO
La Juventus ha sfiorato una rimonta che sarebbe entrata nella storia recente: dal 2-5 di Istanbul al 3-0 dopo 82’ a Torino, e tutto questo in 10 dal 49’ per il rosso a Lloyd Kelly. Poi i supplementari hanno restituito la crudezza di questa Champions: Osimhen al 105’+1, Barış Alper al 119’. Nel mezzo, anche un palo di Kenan Yıldız. È la plastica rappresentazione di come la micro-varianza (espulsioni, legni, decisioni VAR, gestione degli extra-time) pesi più che in passato su incroci tra squadre d’élite e sottovalutate.

MILAN, L'ASSENZA CHE NASCE IERI
Il Milan agli ottavi non c’è perché non è arrivato ai playoff: la radice è nella stagione 2024-2025, definita dagli stessi osservatori «complicata». Uscita europea con il Feyenoord e campionato sotto le attese, con un calo certificato dai confronti punti anno su anno. Il dato a consuntivo parla di un 8° posto in Serie A (63 punti), insufficiente per consolidare status, appeal e ranking. È da lì che si spiega l’assenza nell’elenco delle 16. Oggi, con il nuovo corso, il Milan sembra aver ritrovato rotta e rendimento, ma nel frattempo la Champions non aspetta.

ATALANTA: IDENTITÀ, CORAGGIO E GESTIONE DEI MOMENTI
La Dea è l’unica bandiera italiana agli ottavi. E ci arriva nello stile riconoscibile che ne ha forgiato l’identità europea: pressing organizzato, uso disinvolto della profondità, uomini tra le linee. La rimonta sul Dortmund è un compendio: 4-1 nel ritorno a Bergamo dopo lo 0-2 in Germania, con il rigore trasformato al 98’ e un match governato sulle onde emotive. La «fotografia UEFA» della loro League Phase dice W4 D1 L3, 10 gol fatti e 10 subiti, con 11 gol su 14 (considerando anche i playoff) arrivati nella ripresa: un dato che parla di gamba, letture e capacità di resettare. Ora, agli ottavi, ecco il Bayern: incrocio durissimo, ma la strada la conoscono. Date: 10–11 marzo andata, 17–18 marzo ritorno.

CONCLUSIONE: UN'ISTANTANEA CHE FA MALE MA NON È IRREVERSIBILE
La fotografia del 27 febbraio 2026 è severa: nessuna tra Inter, Juventus e Milan agli ottavi, Atalanta unica italiana rimasta. È un monito più che una sentenza. Il nuovo formato ha reso la Champions più densa, breve nei tempi di correzione e spietata con chi non entra tra le prime 8. In questo ecosistema, le grandi italiane possono tornare centrali se trasformano l’«anno zero» in cantiere permanente: alzare il livello medio, proteggersi dai dettagli, pianificare la curva energetica, colmare, per quanto possibile, il gap con l’élite economica. Nel frattempo, la Dea tiene accesa la luce. E a marzo, contro il Bayern, sapremo se basta per illuminare di nuovo l’Europa anche per gli altri.

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