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Il centravanti di Gualeguaychú che trasformò un reparto offensivo in una squadra di Profesores che pensava il calcio un secondo prima degli altri

Il ritratto di Alberto Zozaya: punta dell’Estudiantes, capocannoniere del primo campionato professionistico argentino nel 1931 con 33 gol in 34 partite

Alberto Zozaya

Alberto Zozaya

Gualeguaychú, la provincia e quella faccia da uomo già fatto

Ci sono attaccanti che sembrano nati per il clamore. E poi ce ne sono altri che portano addosso qualcosa di più severo: un’aria di disciplina, una serietà quasi adulta anche quando sono giovani, come se il calcio per loro non fosse mai stato soltanto un gioco ma già una professione prima ancora che il professionismo avesse un nome. Alberto Zozaya apparteneva a questa seconda razza.

Nasce a Gualeguaychú il 13 aprile 1908. Poi la sua storia si salda a La Plata, che è più di una città e meno di una capitale: è un luogo che nel calcio argentino ha spesso preferito l’intelligenza all’enfasi, la costruzione alla smorfia, il pensiero alla pura recitazione. Non è un caso che proprio lì, dentro l’Estudiantes, Zozaya trovi il suo posto vero.

Estudiantes, prima del mito: imparare a stare al centro

Con l’Estudiantes de La Plata, Zozaya attraversa tutti gli anni in cui il calcio argentino cambia pelle. Le fonti lo collocano in prima squadra tra il 1930 e il 1939, e già questo basta a restituire una continuità importante. Ma il punto non è solo la durata. Il punto è il modo in cui abita il ruolo. È un attaccante, un uomo d’area e di manovra insieme, uno che sta al centro senza essere rigido, che sa stare dove il pallone pesa di più ma non per questo rinuncia a pensarlo.

Con l’Estudiantes segna tanto. Gli archivi del club lo collocano ancora oggi tra i grandi marcatori della propria storia, e il dato che torna più spesso è questo: 216 gol in 243 partite ufficiali. Numeri che non servono soltanto a fare impressione. Servono a capire il suo peso specifico. Perché in quel calcio, dove la punta veniva giudicata ancora più brutalmente di oggi, segnare così tanto significava diventare struttura, non solo notizia.

Los Profesores, o il calcio quando diventa intelligenza collettiva

Poi arriva il dettaglio che lo consegna davvero alla memoria larga del fútbol argentino: Los Profesores. Così venne chiamata la celebre linea offensiva dell’Estudiantes formata da Miguel Ángel Lauri, Alejandro Scopelli, Alberto Zozaya, Manuel Ferreira ed Enrique Guaita. È uno di quei soprannomi che non sembrano inventati da un cronista in cerca di brillantezza: sembrano nati da una constatazione. Quella squadra dava davvero l’impressione di sapere qualcosa in più, di leggere il campo con un anticipo sottile, come se certe giocate le avesse già svolte in testa prima ancora di metterle in piedi.

In quel quintetto, Zozaya è il centravanti. Ma dire centravanti, nel suo caso, rischia di essere riduttivo. Perché non era il numero 9 inchiodato alla mattonella, non era il finalizzatore pigro che vive soltanto per l’ultima carezza. Era piuttosto il punto in cui la qualità degli altri trovava uno sbocco concreto. Il calcio passa, gira, si muove, ragiona; poi però, a un certo punto, qualcuno deve decidere. E molto spesso quel qualcuno era lui.

Il 1931: il primo gol del professionismo, e non è un dettaglio

Nel 1931 il calcio argentino entra ufficialmente nell’era professionistica. Questo è un passaggio storico enorme, e Zozaya ci mette sopra una firma che resta per sempre: segna il primo gol del professionismo argentino. Una frase del genere, se ci pensi bene, non è una semplice curiosità. È una porta che si apre. È il momento in cui una storia collettiva, vastissima, entra in una nuova epoca e il primo a lasciarci un segno sopra è proprio lui.

E come se non bastasse, nello stesso anno diventa anche capocannoniere del primo campionato professionistico argentino con 33 gol in 34 partite. Qui il ritratto si mette finalmente a fuoco da solo: non stiamo parlando di una buona punta di un bel reparto offensivo. Stiamo parlando dell’uomo che, nel momento in cui il calcio argentino cambia statuto, si prende insieme l’onore dell’inizio e il peso della supremazia.

Trentatré gol, ma soprattutto una maniera di stare nel tempo

I 33 gol del 1931 contano, eccome. Ma quello che conta ancora di più è la loro posizione dentro la storia. Perché Zozaya non li segna in un anno qualunque. Li segna nel primo anno in cui il calcio argentino decide di riconoscersi professionista, cioè adulto, strutturato, moderno. E lui, in quel passaggio, non è un uomo che si limita a galleggiare. È uno di quelli che lo rendono credibile.

La Plata, il gol e una specie di autorità silenziosa

Le fotografie d’epoca lo restituiscono con un’aria composta, quasi da funzionario severo del gol. Non è il tipo da posa barocca, non è l’artista che deve far capire a tutti di esserlo. Ed è forse questa una delle sue qualità più interessanti da raccontare oggi: la sensazione di un attaccante che non aveva bisogno di rumorosità aggiunta.

A La Plata il suo nome resta fortissimo proprio per questo. Non solo perché segnava. Ma perché dava l’impressione di appartenere a un calcio serio, di quelli in cui il gol non è uno scherzo o una decorazione, ma una forma di compimento. Gli archivi dell’Estudiantes lo tengono ancora oggi tra i grandi goleador del club, e non è semplice archeologia: è il modo in cui una società riconosce chi l’ha aiutata a scrivere il proprio lessico offensivo.

Dopo il campo: allenatore, e ancora Estudiantes

Finita la carriera da giocatore, Zozaya non sparisce dal calcio. Diventa anche allenatore, e guida proprio l’Estudiantes tra il 1945 e il 1949. Questo dettaglio, che in una scheda sembra secondario, in un ritratto invece pesa: significa che il suo rapporto con il club non è stato soltanto professionale nel senso freddo del termine. C’è una continuità, una fedeltà, quasi una cittadinanza calcistica. Prima uomo che segna, poi uomo che prova a trasmettere.

Muore a La Plata il 17 febbraio 1981. E anche questa ultima riga ha una sua coerenza: la città in cui il suo calcio ha trovato la forma più alta diventa anche il luogo in cui la storia si chiude.

Alberto Zozaya non è stato soltanto il centravanti dei Profesores. È stato l’uomo che ha avuto il privilegio e la responsabilità di mettere il primo punto esclamativo sull’era professionistica argentina. Ha segnato il primo gol, ha vinto la prima classifica cannonieri, ha abitato uno dei reparti offensivi più intelligenti che il calcio argentino ricordi.

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