Cerca

Serie B

La categoria tira fuori 323,5 milioni in stipendi, chi è primo in classifica lo è anche nella spesa

Tra ambizioni e ansie da retrocessione: la serie cadetta alza la posta anche se i soldi, da soli, ovviamente non bastano

VENEZIA SERIE B - GIOVANNI STROPPA

VENEZIA SERIE B - Giovanni Stroppa alla guida del lagunari ha 60 punti ed è al 1° posto alla pari con il Monza

Spogliatoio, tarda sera di inizio marzo. Nel silenzio di un centro sportivo di provincia, un team manager aggiorna un file Excel: accanto ai nomi dei nuovi arrivati di gennaio compaiono numeri in grassetto, voci «bonus» che pesano quasi quanto i contratti. Intanto, in sala stampa, un allenatore ammette sottovoce che «qualcosa andava fatto» per non farsi risucchiare giù. È l’immagine plastica della Serie B al 6 marzo 2026: un campionato che corre sul filo, dove la paura di finire in C spinge i club ad alzare il monte stipendi come mai nella stagione. Risultato? La spesa complessiva raggiunge quota 323,5 milioni, di cui 282,3 milioni in parte fissa e 41,2 milioni legati a bonus e variabili. Un’impennata di circa 18,5 milioni rispetto a ottobre: lievitano soprattutto i costi per gli allenatori (+4,2 milioni) e per i direttori sportivi (+2 milioni). Sono cifre ufficiali che la Lega B ha comunicato ai club e raccontano più di molte classifiche.

I NUMERI CHIAVE, COSA C'È DIETRO A QUEI 323,5 MILIONI
1) Il totale sale a 323,5 milioni: 282,3 milioni di parte fissa, 41,2 milioni di bonus. A ottobre erano 304,8 milioni (di cui 265 fissi e 39,8 variabili). L’incremento netto è di circa 18,7 milioni (arrotondato a 18,5). È l’effetto combinato del mercato di gennaio, dei cambi in panchina e di alcuni ritocchi contrattuali. 2) La spesa per gli allenatori (compresi gli staff) cresce di circa 4,2 milioni; quella per i ds di circa 2 milioni. Tradotto: nella frenata invernale molti club hanno provato a cambiare la guida tecnica o a irrobustire l’area sportiva, confidando in una sterzata immediata. Dietro a questi numeri, c’è un campionato che si gioca su un doppio piano: il campo e il bilancio. La B sa che un girone di ritorno sbagliato può costare una categoria. E siccome la matematica della salvezza è spietata, cresce il ricorso a bonus e incentivi per contratti modulari: non tutti saranno raggiunti, ma intanto entrano in previsione e muovono l’ago della spesa.

CHI SPENDE MAGGIORMENTE E CHI SPENDE DI MENO
In vetta alla graduatoria dei costi c’è il Monza con 33,5 milioni: i brianzoli hanno alzato la voce anche a gennaio (circa +0,8 milioni sul dato autunnale). Sul podio restano Palermo (30,4 milioni) e Venezia (30,3 milioni). In coda, la più «leggera» è il Pescara con 7,1 milioni. Quattro istantanee che restituiscono la geografia economica della categoria. Il primato del Monza non è un fulmine a ciel sereno: già in autunno il club era in testa alla classifica del monte ingaggi, davanti a Palermo e Venezia, come certificato dalle analisi di settore. E dai dati raccolti nei mesi scorsi, il divario dalla coda supera i 24 milioni: un solco che dice tanto sulla diversa potenza di fuoco dei roster.

SAMPDORIA, SPEZIA E LE ALTRE
La Sampdoria è l’esempio più evidente di come il mercato di gennaio possa cambiare il profilo economico di una stagione: +4 milioni rispetto a ottobre, con il costo-squadra a 29,4 milioni. La prestazione sportiva, però, non sempre segue il portafoglio: i blucerchiati, pur con un budget di vertice, restano impelagati nella lotta salvezza. Subito dietro, lo Spezia ha incrementato il monte stipendi di 2,9 milioni (da 23,6 a 26,5). Qui pesa soprattutto la panchina: l’arrivo di Roberto Donadoni e del suo staff si avvicina ai 2 milioni di costo, mentre per i giocatori l’extra di gennaio è stato poco più di 800 mila euro. Anche in questo caso, la scommessa è netta: investire sulla guida per cambiare rotta. Non mancano, d’altra parte, i club «virtuosi»: il Catanzaro riesce a tagliare 1,1 milioni dal monte ingaggi, mentre Juve Stabia (+2,4 milioni, di cui 600 mila sul ds), Mantova (+2,1, +400 mila il nuovo ds), Frosinone e Venezia (+1,9) e Bari (+1,7) spingono sull’acceleratore. È la fotografia di un torneo che cambia pelle tra settembre e marzo.

IL CONTESTO REGOLAMENTARE: ACCORDO AIC-LEGA A E BONUS RETROCESSIONE
C’è poi un fattore strutturale che inquadra gli investimenti dei club retrocessi dalla Serie A: dal 2025 i nuovi contratti di massima categoria prevedono una clausola standard di riduzione del 25% degli stipendi in caso di discesa in B, pattuita tra AIC e Lega di Serie A nel nuovo accordo collettivo quinquennale. Contestualmente sono stati aboliti i limiti ai bonus variabili e resi contrattabili, fino ad aprile, i premi collettivi a obiettivo. Per le società declassate esiste inoltre un «paracadute» economico, tra 10 e 25 milioni a seconda della permanenza recente in A: un cuscinetto che aiuta a reggere l’impatto ma non azzera i rischi. Tutto ciò influisce indirettamente anche sulla B, perché modella i conti delle retrocesse e la loro capacità di spesa nella stagione successiva.

MONZA, PALERMO, VENEZIA: IL PODIO CHE COINCIDE CON LA CLASSIFICA
C’è una regola non scritta nel calcio: «chi spende vince». In Serie B è meno ferrea che in A, ma in questo momento la fotografia è coerente: Monza, Palermo e Venezia sono in cima al monte stipendi e si ritrovano nella parte alta della graduatoria sportiva. È un allineamento non scontato, perché negli ultimi anni non sempre il «budget vincente» ha fatto premio. Alcune analisi di piazza avevano messo in guardia proprio su questo aspetto: spendere di più non garantisce risultati, se il progetto tecnico non è cucito sui giocatori e se il mercato di gennaio è solo un cerotto.

DOVE ANDRANNO I CONTI DA QUI A FINE CAMPIONATO
La finestra ormai è chiusa, ma i contratti corrono fino a maggio 2026: le prossime settimane diranno quali bonus si attiveranno davvero. I club che inseguono promozione e playoff hanno pacchetti premi sostanziosi; chi lotta per la salvezza ha spesso legato una quota significativa a obiettivi minimi (punteggio, piazzamento, salvezza diretta o tramite playout). Due scenari opposti, stesso effetto: i 41,2 milioni di variabili non sono un orpello contabile, ma una componente capace di spostare il valore finale della stagione sui bilanci.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Sprint e Sport

Caratteri rimanenti: 400

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter