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Serie A

Dopo il successo al 92' la frase choc dell'allenatore: «Non so neanche io perchè sono rimasto qui»

In uno stadio svuotato dalla protesta, la zampata nel recupero vale 3 punti pesantissimi, ma le parole del tecnico lasciano il segno

LAZIO SERIE A - MAURIZIO SARRI

LAZIO SERIE A - Maurizio Sarri è tornato la scorsa estate alla guida del club capitolino che aveva già allenato dal 2021 al 2024

C’è un istante, al minuto 90+2, in cui il vuoto fa rumore. La Curva Nord è deserta, i seggiolini azzurri disegnano vuoti irreali nell’Olimpico. Su un cross teso dalla destra, l’uscita del portiere neroverde è incerta e la traiettoria resta lì, sospesa. Allora Adam Marušić si avventa come un pendolo che torna allo zero, incornando il pallone e spezzando un equilibrio che sembrava destinato all’oblio. La Lazio batte il Sassuolo per 2-1 nel posticipo di Serie A di lunedì 9 marzo 2026, e lo fa nel modo più paradossale: con un gol che fa esplodere i pochi presenti in un impianto praticamente vuoto per la protesta dei tifosi contro la Società. La scena è potente, quasi teatrale, e racconta più di mille analisi: una squadra in ricerca d’identità, un allenatore in bilico interiore, un pubblico lontano eppure centrale.

IL GELO DELL'OLIMPICO E LA PROTESTA DEI TIFOSI
La cornice del match è il primo elemento che colpisce. Le immagini mostrano spalti insoliti per una grande di Serie A: una protesta organizzata della tifoseria biancoceleste contro la dirigenza ha portato a un’assenza massiccia sugli spalti, trasformando il posticipo in una partita quasi «a porte socchiuse». Secondo stime circolate dopo la gara, i presenti sarebbero stati intorno alle 5.000 unità, un dato che restituisce la dimensione del malessere e spiega perché, a fine partita, le parole di Maurizio Sarri siano scivolate oltre la tattica per toccare corde più profonde. «Sono rimasto alla Lazio per il popolo laziale, ora non lo so neanche io perché sono rimasto», ha dichiarato l’allenatore a DAZN e poi in conferenza, definendo l’assenza del tifo «avvilente» e «penalizzante» sul medio-lungo periodo. Un messaggio che non riguarda solo i tre punti, ma l’orizzonte di una stagione. Le sue sono frasi pesanti, pronunciate il 9 marzo, che fotografano una frattura e chiedono una cura prima che diventi cronica. 

UNA PARTITA DAL COPIONE SPEZZATO
Se l’atmosfera è gelida, l’avvio è rovente. Bastano poco più di 120 secondi e la Lazio rompe l’inerzia: un’azione sviluppata a destra, un pallone che resta vivo in area dopo una deviazione, e Daniel Maldini, che cerca spazio e responsabilità, si trova al posto giusto per spingere in rete il 1-0. È il suo primo sigillo in maglia biancoceleste in Serie A, il modo migliore per indirizzare una gara che alla vigilia prometteva spine. Il Sassuolo però non resta a guardare. La scossa arriva a metà del primo tempo, quando Armand Laurienté trova la giocata che vale l’1-1: progressione, scambio, conclusione che non lascia scampo. Pari meritato per l’atteggiamento, che riapre una serata dalla narrazione incerta. 

IL SUCCESSO FINALE
Nel mezzo, anche qualche episodio discusso: un contatto in area su Maldini con Lipani protagonista, valutato regolare dall’arbitro Alberto Ruben Arena. Scintille, proteste, ma il fischietto lascia correre, coerente con un metro che tiene la gara viva senza spezzettarla. La ripresa assomiglia a una corda tesa. Minuto 90+2: Matteo Cancellieri lavora l’ennesimo pallone sulla destra e lo mette nel cuore dell’area. L’estremo difensore Arijanet Murić, buona gara fin lì, sbaglia il tempo dell’uscita: il varco resta libero e lì si infila Marušić, stacco secco, palla in rete. È il 2-1 che pesa come un macigno e che restituisce respiro a una Lazio rimasta troppo spesso senza ossigeno nelle ultime settimane. 

SARRI, PAROLE CHE PESANO QUANTO I PUNTI
Il dopo partita non è di circostanza. Maurizio Sarri rompe il velo con frasi nette: «Sono rimasto alla Lazio per il popolo laziale, ora non so neanche io perché sono rimasto». Niente giri, niente alibi. Nel suo discorso c’è un doppio binario: da un lato l’elogio del gruppo per aver retto mentalmente dentro un contesto «avvilente e penalizzante»; dall’altro l’appello a ricucire un rapporto che non può restare sfilacciato. In Serie A, più che altrove, la spinta del pubblico non è un optional. Senza, la casa scricchiola. Sarri lo sa, lo dice, e consegna alla Società un messaggio chiaro: serve una soluzione che riporti la gente allo stadio, perché questa situazione è «gestibile nel breve periodo, ingovernabile nel lungo». Parole del 9 marzo 2026, destinate a far discutere. 

COSA RESTA, OLTRE I 3 PUNTI
1) Un allenatore, Sarri, che si è preso la responsabilità di dire ad alta voce ciò che molti pensano: senza il popolo laziale questa Lazio perde una parte di sé. È un invito alla Società a riaprire canali di dialogo e a riconnettere la squadra con l’ambiente. 2) Una squadra che, pur tra imperfezioni, ha mostrato carattere, trovando la giocata decisiva nel momento di massima pressione. Il calcio è spesso una questione di dettagli: un cross al momento giusto, un passo in più verso la palla, un portiere che esita per una frazione di secondo. 3) Un avversario, il Sassuolo, che conferma qualità nella metà campo offensiva e che dovrà lavorare sulla tenuta nei finali, perché i punti persi dopo l’85’ possono pesare come macigni a fine stagione.

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