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Guerra, cieli chiusi e tensioni internazionali: cascasse il mondo i Mondiali 2026 si giocheranno comunque

La FIFA non arretra di un millimetro sul calendario ma dietro le quinte cresce il lavoro su sicurezza, logistica e possibili sostituzioni

MONDIALI 2026 FIFA - GIANNI INFANTINO

MONDIALI 2026 - Gianni Infantino, presidente della FIFA dal 2016

Una sala stampa a Dallas, luci fredde, telecamere puntate. Davanti ai microfoni, il dirigente che non ti aspetti sceglie una formula secca, quasi brutale per chiarezza: i Mondiali sono «troppo grandi» per essere rinviati. Parole di Heimo Schirgi, il responsabile delle operazioni per FIFA World Cup 2026, mentre fuori dagli stadi la mappa geopolitica s’incendia, i corridoi aerei si accorciano e squadre come l’Iran valutano se presentarsi al torneo più importante di tutti. Eppure la macchina mondiale non si ferma: apertura l’11 giugno 2026, finale il 19 luglio 2026, in 16 città tra USA, Canada e Messico. Non è incoscienza: è calcolo, è logistica, è politica dello sport. E soprattutto è la convinzione, coltivata ai piani alti di Zurigo, che il pallone non si possa (e non si debba) fermare.

IL CALENDARIO: DATE, CITTÀ, NUMERI DI UN MONDIALE INEDITO
1) Il torneo scatterà l’11 giugno 2026 e si concluderà il 19 luglio 2026, con la finale al MetLife Stadium di East Rutherford, nell’area di New York/New Jersey. È il cuore del piano operativo svelato e ribadito da FIFA, nonostante le turbolenze internazionali. 2) Sarà l’edizione più estesa di sempre: 48 nazionali, 104 partite, una fase a gironi amplificata e un tabellone a 32 nel knock-out. Una complessità che rende la macchina più rigida ma, paradossalmente, anche più resiliente. 3) La distribuzione degli incontri: 78 partite negli Stati Uniti (dai quarti in poi tutte in territorio USA), 13 in Canada, 13 in Messico. Una scelta logistica che concentra i picchi operativi dove infrastrutture, mercati e audience sono più capillari. Di fronte a questi numeri e a impegni contrattuali già in essere con città ospitanti, broadcaster, sponsor e fornitori, l’ipotesi di spostamento o rinvio è considerata dall’organizzazione una soluzione di ultima istanza, logisticamente e legalmente devastante. «Troppo grande» non è solo una formula retorica: è la traduzione in due parole di un gigantesco intreccio di contratti, diritti televisivi, catene di fornitura, sicurezza e mobilità internazionale.

LA FRASE CHE HA SEGNATO LA SETTIMANA: «TROPPO GRANDE PER ESSERE POSTICIPATA»
Le dichiarazioni di Heimo Schirgi arrivano da Dallas, nel contesto di presentazioni operative legate ai Fan Festival e ai progressi dei siti media e broadcast. Il dirigente ha insistito sul principio di continuità: la Coppa del Mondo si farà alle date previste, monitorando giorno per giorno l’evoluzione della crisi. Parole rimbalzate in tutto il mondo e riprese anche da testate locali statunitensi e da Yahoo Deportes, che ne hanno amplificato il peso politico e simbolico. Allo stesso tempo, FIFA ha continuato a scandire gli appuntamenti tecnici e i workshop per le squadre e le sedi, segnale di una tabella di marcia che non contempla deviazioni.

LA VARIABILE IRAN: PARTECIPAZIONE IN DUBBIO E DIPLOMAZIA SPORTIVA
Il dossier più delicato riguarda l’Iran. Le chiusure e restrizioni dello spazio aereo in scia all’escalation del conflitto hanno già creato disagi significativi nel calcio internazionale e, più in generale, nella mobilità di atleti e staff. Nel quadro attuale, la partecipazione dell’Iran alla fase finale del Mondiale è diventata un’incognita politica, logistica e diplomatica: non ci sono annunci definitivi di ritiro, ma si moltiplicano i segnali di incertezza. Il tema non è solo simbolico. Gli effetti immediati dell’instabilità si sono già visti nelle settimane scorse con la difficoltà di pianificare spostamenti, visti e collegamenti per eventi FIFA e confederali, mentre diverse autorità aeronautiche della regione hanno modulato le restrizioni sui sorvoli. Anche il mondo sportivo europeo e asiatico monitora con attenzione, perché le ripercussioni logistiche non seguono i confini politici ma le rotte.

PERCHÈ LA FIFA NON RINVIA: POLITICA DEL RISCHIO E PRECEDENTI STORICI
1) La Coppa del Mondo è stata cancellata solo durante la Seconda guerra mondiale (edizioni 1942 e 1946). Da allora, perfino in contesti di forte tensione internazionale, si è sempre giocato. La memoria istituzionale conta: rinviare un Mondiale comporta una frattura con la storia del torneo e con l’aspettativa che la competizione resista agli shock, salvo eventi di portata sistemica. 2) Le valutazioni di rischio non sono binarie. Come ha osservato la stampa internazionale l’«asticella» del rinvio si alzerebbe solo di fronte a una duplice evenienza: un’estensione diretta del conflitto che coinvolga in modo operativo Nord America ed Europa e, contemporaneamente, una disarticolazione dei flussi aerei e dell’approvvigionamento energetico tale da rendere impraticabile la logistica dell’evento. In altre parole: finché i rischi restano circoscritti e gestibili con misure tecnico-operative e di sicurezza, la strategia è proseguire. 3) L’architettura a tre Paesi ospitanti aumenta la «ridondanza» del sistema: più aeroporti hub, più reti stradali e ferroviarie, più impianti. La presenza di 16 città offre opzioni di riallocazione interna in caso di criticità circoscritte. È un Mondiale costruito come una rete, non come un unico punto di rottura.

COSA PUÒ DAVVERO FAR SALTARE IL BANCO
Essere franchi aiuta: un rinvio dell’intero torneo diventerebbe concreto solo se una combinazione di fattori, oggi non presenti in Nord America, rendesse impossibile garantire standard minimi di sicurezza e mobilità per squadre, arbitri, media e pubblico. In quell’eventualità, FIFA e autorità statunitensi, canadesi e messicane attiverebbero la «fase 3» dei piani di contingenza: riduzione del perimetro degli eventi collaterali, restrizioni di capienza, riassegnazioni interne delle gare e, come ultima ratio, slittamento. Per ora, i segnali che arrivano dai workshop tecnici, dagli accordi territoriali e dal calendario ufficiale vanno nella direzione opposta: si procede, con attenzione massima e aggiustamenti continui.

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