Serie B
13 Marzo 2026
SUDTIROL SERIE B - Fabrizio Castori ha toccato quota 1500 panchine lo scorso 3 marzo nel match vinto 4-0 contro la Reggiana
La notte del Città del Tricolore ha suonato come un gong. È il 3 marzo 2026, il Südtirol di Fabrizio Castori travolge la Reggiana per 4-0 e il tecnico marchigiano si alza dalla panchina sapendo di aver varcato una soglia simbolica: ha raggiunto e poi superato le 1.500 presenze complessive da allenatore. In quel boato c’è un’intera carriera: 518 gare tra i dilettanti, 982 tra i professionisti; e dentro il Professionismo un mosaico che racconta il Paese pallonaro, spalmato su C2 (150), C/C1 (158), Serie B (628) e Serie A (46). Numeri freddi? No: pietre miliari di una strada percorsa «a gomiti larghi», senza scorciatoie. Un traguardo certificato e raccontato anche dalla stampa che, proprio il 13 marzo 2026, ha fissato la tacca del record sulla cronaca di giornata.
LE ORIGINI: I CAMPI DEI DILETTANTI E LA GRAMMATICA DEL LAVORO
La leggenda personale di Castori nasce presto. A 26 anni è già in panchina, chiamato dalla Belfortese nelle Marche: è qui che impara la liturgia del lavoro quotidiano, il rapporto col territorio e con i calciatori part-time. Non c’è ancora la ribalta, ma c’è il metodo, quel mix di ritmo, intensità e cura maniacale dei dettagli che segnerà tutta la sua opera. Fra Grottese (1987-88), Cerreto (1988-91) e Monturanese (1991-92), la cifra tecnica e umana prende forma: organizzazione, pressing, cultura della fatica. È l’anticamera del calcio «vero».
IL SALTO A TOLENTINO: DEBUTTARE TRA I PRO NON È UN DIRITTO MA UN ESAME
Con il Tolentino (dal 1992-93 al 1997-98) Castori entra stabilmente nei professionisti: prima C.N.D., poi Serie C2. In sei stagioni (oltre un centinaio di gare ufficiali) definisce l’idea di squadra «operaia»: baricentro compatto, catena di destra aggressiva, transizioni codificate. Nel computo finale delle categorie, proprio le annate di C2 peseranno fino a costruire un tassello importante delle sue 150 panchine in quarta serie. Sono gli anni in cui, più che vincere, impara a resistere.
IL PERCORSO CONTINUO TRA I PROFESSIONISTI
La chiamata del Lanciano è il primo snodo ad alta tensione: 1998-1999 in C.N.D., poi la spallata verso la C2 (2000-2001) e la C1 (2001-2003). La provincia abruzzese diventa una cattedra: Castori forgia gruppi, moltiplica il valore dei giocatori, coltiva il principio della prestazione come premessa del risultato. Il suo Lanciano compete, cresce, stuzzica i playoff, accumula quelle panchine in C1 che finiranno nel totale di 158 presenze in terza serie «alta». È il momento in cui il suo calcio comincia a farsi riconoscere ovunque. Nel 2003-2004 sbarca al Cesena. Il 20 giugno 2004 la sua squadra vince a Lumezzane la finale playoff e sale in Serie B ai supplementari. Una gara sporca, feroce, ricordata purtroppo per la rissa: Castori paga con una durissima squalifica, poi ridotta. Ma il punto è un altro: il suo Cesena ha risalito la corrente e messo il naso in B. Nel biennio successivo (e poi nella parentesi del 2007-08) lavora su un’idea chiara: verticalità, pressione, «catena sinistra» come piattaforma di spinta, e la scelta di uomini funzionali più che appariscenti. Un capitolo con ombre e luci che ne tempra l’allenatore e l’uomo.
COME IMPARARE A STARE NELLA TEMPESTA
Tra 2008-2009 e 2009-2010, Castori affronta piazze nervose e contesti in evoluzione: Salernitana e poi Piacenza. È un’università di gestione delle crisi: spogliatoi complessi, pressioni ambientali, classifiche precarie. L’allenatore continua però a macinare panchine e ad affinare il suo alfabeto tattico, preparando la lunga cavalcata che culminerà anni dopo col titolo (non ufficiale ma percepito) di «Mister Serie B». È ad Ascoli che l’impronta diventa indelebile. Subentra nel novembre 2010, riallinea una squadra scossa dalle difficoltà e, dentro una stagione tormentata da penalizzazioni, la porta alla salvezza. La fotografia è fissata al 29 maggio 2011: Ascoli–Triestina 3-0 al Del Duca, lo stadio pieno, la città che esplode. Un’ultima giornata «senza paracadute», vinta di forza. Le esperienze a Varese (2012-2013) e Reggina (2013-2014) mostrano il lato «medico di pronto soccorso» del mestiere: subentrare, riordinare, stabilizzare. Non sono stagioni di fuochi d’artificio, ma di artigianato tecnico.
CARPI, IL MIRACOLO CHE CAMBIA LA PERCEZIONE
L’estate 2014 lo porta a Carpi. È l’innesco di una favola sportiva: il 28 aprile 2015 la squadra centra la prima storica promozione in Serie A. Un’ascesa nata dal lavoro sui dettagli: linee corte, recupero palla alto, esterni aggressivi e un centravanti «di fatica» per attaccare la profondità. In A (2015-2016) l’avventura si complica; Castori verrà esonerato a settembre e poi richiamato a novembre, chiudendo con 46 panchine complessive in massima serie nel corso della carriera. Tornerà ancora a Carpi nel 2016-2017 (playoff) e nel 2018-2019. Lì si consacra la sua immagine di tecnico promozionista, capace di spostare gli equilibri anche senza budget «da cinema».
RESILIENZA E RIPARTENZE
Con il Trapani (2019-2020) mette ordine e punti, poi nel 2022 la chiamata del Perugia: prima l’esonero a settembre, quindi il richiamo a ottobre dopo le dimissioni del successore. La salvezza non arriverà, ma Castori riafferma competenza e leadership in contesti ad alta turbolenza. Anche queste sono pagine del «match-by-match» che lo condurrà al traguardo di 1.500. Il 13 novembre 2023 l’Ascoli richiama Castori. È un ricongiungimento emotivo oltre che tecnico. La corsa però s’infrange il 12 marzo 2024: esonero in serata, con la squadra invischiata nella zona calda. Al suo posto arriva Massimo Carrera. La piazza bianconera rimane divisa, ma nessuno discute il legame profondo tra il tecnico e il Picchio. E quei mesi aggiungono 16 gettoni al totale della sua epopea.
SUDTIROL, LA NOTTE NUMERO 1500
Dall’8 dicembre 2024 Castori siede sulla panchina del Südtirol. Qui, fra la fine del 2024-25 e l’inizio del 2025-26, abbatte uno dopo l’altro i muri statistici della Serie B: prima l’aggancio a Guido Mazzetti a 572 panchine, poi il sorpasso a 573 fino a salire ulteriormente oltre quota 575. Nel frattempo, il profilo tattico resta inconfondibile: struttura a 3-5-2, linee strette, punte complementari e ritmo come parola d’ordine. Il 3 marzo 2026, a Reggio Emilia, il 4-0 alla Reggiana diventa la cartolina della panchina numero 1.500+: un segno in grassetto sul suo curriculum infinito.
LE STATISTICHE CHE RACCONTANO L'UOMO PRIMA ANCORA DELL'ALLENATORE
Totale panchine complessive: superata quota 1.500 il 3 marzo 2026 con il Südtirol. Ripartizione: 518 nei dilettanti, 982 nei professionisti; quindi C2 (150), C/C1 (158), Serie B (628), Serie A (46). È l’ossatura numerica certificata dalla cronaca del giorno. 1) Record in Serie B: sorpasso a Guido Mazzetti tra 4-7 maggio 2025 con 573 panchine (conteggio poi cresciuto ulteriormente nel 2025-2026). Un riconoscimento celebrato dalla Lega B con targa ufficiale in prepartita. 2) La cifra tattica: prevalenza di 3-5-2, esterni «a fisarmonica», reparti corti, pressione alta e transizioni rapidi. Un calcio di intensità («ci credo perché si lavora in settimana»), come dichiarato dallo stesso tecnico in un ritratto recente. L’etichetta «Mister promozioni» non basta a spiegare Fabrizio Castori. I suoi numeri sono un atlante morale: il valore del lavoro, la resistenza alle storture del mestiere, la capacità di «stare» in ogni dimensione del calcio italiano. Dalla Terza Categoria alla Serie A, dal Tolentino al Carpi, passando per Ascoli e Südtirol, ogni panchina è stata una lezione di metodo. La sera del 3 marzo 2026, con quel 4-0 che sa di manifesto, non ha chiuso un cerchio: lo ha allargato, aggiungendo un altro capitolo a un romanzo che, evidentemente, non ha fretta di finire.