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Il marito esonera la moglie dalla presidenza del club, il derby in famiglia finirà in tribunale

Due giorni dopo il ribaltone in società, l’ex presidentessa convoca i media e annuncia azioni legali: «Decisioni illegittime»

PRATO SERIE D - ASMAA GACEM

PRATO SERIE D - Asmaa Gacem, ormai ex presidentessa del club toscano

Allo stadio Lungobisenzio, le luci rimangono spente. In una sala d’albergo poco distante, invece, i microfoni sono accesi e i taccuini corrono veloci: al centro del tavolo c’è l’ormai ex presidente del Prato, Asmaa Gacem, 35 anni, che scandisce parole pesanti: «Decisioni illegittime, prese per motivi personali». Due giorni prima, il 24 marzo 2026, la poltrona che era sua è passata al marito, l’avvocato Antonio Politano, amministratore unico di Finres S.p.A., la holding che detiene il club. È l’epilogo più impensabile di un «derby domestico» che, a dispetto delle apparenze, riguarda temi tutt’altro che privati: governance, strategia industriale, rapporti con le istituzioni e il futuro di un simbolo cittadino. Il calcio, a Prato, torna ad avere un’aria da tribunale.

CHI SONO I PROTAGONISTI
1) Asmaa Gacem: manager di origini marocchine, 35enne, imprenditrice nel settore immobiliare e degli investimenti, è arrivata al Prato la scorsa estate come figura-ponte del nuovo corso Finres, dopo i difficili mesi conclusi con l’uscita di scena della precedente proprietà. Ha impostato un lavoro di ricostruzione societaria e d’immagine, spingendo sul progetto stadio e su una visione «cittadina» del club. 2) Antonio Politano: avvocato, amministratore unico di Finres S.p.A., è formalmente il nuovo presidente dell’AC Prato. Figura chiave della proprietà, ha accompagnato il processo di acquisizione e ha seguito i profili legali e finanziari del rilancio. 3) Finres S.p.A.: la holding che ha rilevato il 100% del club nell’estate 2025, garantendo continuità aziendale e pianificando investimenti sulle infrastrutture e sull’organizzazione.

IL NODO GIURIDICO: GOVERNANCE, PATTI E DELIBERE
La schermaglia è destinata a spostarsi dalle stanze della società alle aule di giustizia. Il contenzioso annunciato da Gacem verterà probabilmente su due livelli: 1) Il piano della governance: la legittimità delle procedure che hanno portato alla revoca dell’incarico e alla nomina di Politano. In questa cornice conteranno gli statuti societari dell’AC Prato, gli eventuali patti parasociali all’interno di Finres, le deleghe operative e gli atti formali che giustificano il passaggio di consegne. 2) Il piano delle motivazioni: stabilire se le ragioni addotte, e qui la ex presidente parla esplicitamente di «questioni personali», possano aver inciso in modo distorsivo su decisioni che devono invece rispondere a criteri di buon governo, tutela dell’interesse sociale e corretta amministrazione. Non è materiale da talk show: è diritto societario. E i tempi, come sempre in questi casi, non saranno brevissimi. Ma l’esito potrà pesare su scelte strategiche in corso.

IL CONTESTO SPORTIVO: UNA SERIE D COMPETITIVA E 2 PUNTI DI PENALIZZAZIONE
La resa dei conti al vertice arriva mentre la squadra naviga una Serie D sempre più competitiva. A fine febbraio 2026 la società ha incassato una penalizzazione di 2 punti per un pregresso della precedente gestione, relativo all’omesso deposito di alcune liberatorie entro i termini federali. Sul provvedimento è già stato annunciato un reclamo alla Corte Federale d’Appello. Il tema, tuttavia, è meno numerico di quanto sembri: il -2 si somma al peso simbolico dell’eredità ricevuta, alimentando la sensazione di un cantiere aperto su più fronti, tra campo e scrivanie.

IL DOSSIER LUNGOBISENZIO: CAPIENZA, IDENTITÀ E AMBIZIONI CITTADINE
Nelle ultime settimane il confronto pubblico si è avvitato intorno a un mantra: aumentare la capienza del Lungobisenzio. Dai circa 2.000 posti utilizzabili oggi, l’obiettivo dichiarato è di salire subito a 3.000, rimuovendo i vincoli della Commissione di Pubblico Spettacolo e riportando lo stadio al suo potenziale minimo in configurazione attuale. Ma il piano industriale è più largo: nel gennaio 2026 Gacem ha presentato in conferenza un progetto per un impianto fino a 15.000 posti, con linee architettoniche che richiamano l’identità tessile della città e una fruizione più moderna, senza pista di atletica e con spazi multifunzionali. Per i sostenitori del progetto, è la leva per rilanciare il marchio Prato, attrarre sponsor, elevare la matchday experience e calamitare nuove generazioni di tifosi. Per i critici, è un salto fin troppo lungo: in una città con bacino particolare e storia di montagne russe sportive, l’azzardo infrastrutturale va misurato su sostenibilità, fasi e tempi della domanda reale.

COME SI È ARRIVATI QUI, DAL SALVATAGGIO ALL'ESPOSIZIONE MEDIATICA
Per comprendere la temperatura del presente bisogna ricordare l’estate 2025. Allora, davanti a un bivio gestionale, la città guardava con ansia al futuro del Prato. L’arrivo di Finres, con Gacem volto pubblico del progetto e Politano architrave legale-finanziaria, aveva riportato entusiasmo: presentazioni molto partecipate, segnali di riavvicinamento di parte della tifoseria, una riorganizzazione che ha provato a saldare campo, settore giovanile e brand. Nei mesi successivi, la presidente ha moltiplicato le uscite pubbliche, anche in tv locale, impostando una narrazione ambiziosa: crescita delle strutture, collaborazione con le istituzioni, visione di medio periodo che includesse anche una squadra femminile e progetti sociali. Parallelamente, la stampa locale ha messo a nudo i nodi pratici, dai limiti di capienza ai tempi della burocrazia, e i riflessi reali di una progettazione che per definizione non si esaurisce in un rendering. È in questo equilibrio, tra spinta propulsiva e concretezza dell’iter, che la governance avrebbe dovuto tenere la barra dritta. Invece, si è rotta.

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