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Serie A

Dopo le polemiche i fatti, Dimarco è pronto a sfornare assist per l'Italia come sa fare lui

L’esterno dell’Inter arriva alla finale playoff con la Bosnia dopo giorni di diatribe per l’esultanza negli spogliatoi di Bergamo

BOSNIA-ITALIA - FEDERICO DIMARCO

BOSNIA-ITALIA - Federico Dimarco, esterno sinistro classe 1997, con la Nazionale conta 37 presenze e 3 reti

La scena è quasi muta, rotta solo da un coro che risuona ovattato nel «ventre» della New Balance Arena di Bergamo: sullo schermo scorre l’ultimo rigore, il piede di un 18enne bosniaco affonda nel pallone, la rete si gonfia, i telefoni si alzano. Poco dopo, le immagini di alcuni azzurri, tra cui Federico Dimarco, che festeggiano diventano benzina per i social. Quel video, ripreso in una zona mista di spogliatoi e corridoi, trasforma un gesto istintivo in accusa: «arroganza», «offesa» alla Bosnia. Le scorie restano appese all’aria, vigilia avvelenata della finale spareggio. Poi, però, restano anche i dati. E i dati, quando parlano di Dimarco, suonano alto. Nella stagione in corso con l’Inter, l’esterno milanese ha confezionato una valanga di passaggi vincenti: in campionato ha toccato quota 14 assist, una cifra che lo ha issato in cima alla classifica degli assist-man di Serie A 2025-2026.

LE SCORIE DI BERGAMO E LE PAROLE (MISURATE) DELL'AZZURRO
Il nodo polemico nasce a Bergamo, dove un video televisivo mostra alcuni azzurri seguire dai corridoi lo spareggio tra Galles e Bosnia. Il rigore decisivo di Kerim Alajbegovic alimenta un’esultanza a caldo. Da lì la lettura, soprattutto social, di disprezzo verso i prossimi avversari. Poche ore più tardi, a Coverciano, Dimarco sceglie i toni bassi: «Reazione istintiva tra compagni, nessuna mancanza di rispetto. Arroganti noi? Con che diritto, visto che manchiamo al Mondiale da anni?». E un appunto alla tv di Stato: «Poco rispettoso riprenderci in quel momento». Un chiarimento netto nella forma e nella sostanza, utile a rimettere il fuoco sul campo di Zenica. Che quella rete fosse destinata a incendiare gli umori, peraltro, è scritto anche nel profilo del ragazzo che ha calciato l’ultimo rigore: Alajbegovic, talento esploso tra Leverkusen e Salisburgo, ha trascinato la Bosnia dalla lunetta a Cardiff

IL «PANETTIERE» DEGLI ULTIMI METRI: PERCHÈ GLI ASSIST DI DIMARCO VALGONO COME GOL
L’Inter lo ha raccontato più volte: da quando è tornato in nerazzurro (estate 2021), Dimarco è tra gli esterni più «pesanti» del nostro campionato per partecipazioni-gol. Le sue mattonelle sono due: il cross «a uscire» col mancino e il corner tagliato sul primo uomo. Nella Serie A 2025-2026 è il giocatore che ha recapitato più cross in area (quasi 200 tentativi registrati nei report di lega): non è un vezzo statistico, è la descrizione di un sistema offensivo che vive (anche) di palle inattive e traversoni di qualità. E infatti il suo bottino di 14 assist non è un’aberrazione, ma la linea del grafico. Gli effetti si vedono spostando lo sguardo dalla porzione nerazzurra del prato all’azzurro della Nazionale. Qui Dimarco ha firmato negli ultimi mesi una sequenza di rifiniture «pesanti». E adesso la chance di ricominciare proprio nella partita che vale il Mondiale 2026.

TRE FIRME IN AZZURRO, TUTTE LONTANO DA CASA
Se gli assist sono la sua valuta madre, il gol è moneta più rara. In Nazionale, le reti sono tre: la prima a Budapest (26 settembre 2022) contro l’Ungheria in Nations League; la seconda a Enschede (18 giugno 2023) nella finalina di Nations League contro l’Olanda; la terza a Parigi (6 settembre 2024), al Parc des Princes, nell’avvio della nuova edizione della Nations League, nella serata del colpo di Francia–Italia 1-3. Tutte e tre, dettaglio non banale, in trasferta: fotografia fedele di un giocatore che sente l’inerzia dei grandi stadi e la cavalca, invece di farsi schiacciare dal rumore.

DALLA «TEMPESTA NEL TELEFONO» AL PRATO DI ZENICA: COSA RESTA DEL CASO
L’onda lunga del video bergamasco esiste, nessuno lo nega. Ma restringere tutto a una didascalia morale sarebbe corto di vista. A Coverciano, Dimarco ha spostato il discorso su due pilastri che, per uno che calcia e crossa, suonano sorprendenti: il rispetto e la misura. L’Italia non è nelle condizioni di guardare nessuno dall’alto, dice: la qualificazione mondiale manca da 2014-2022, due cicatrici ancora fresche. E allora il sottotesto è chiaro: tutto legittimo, tutto comprensibile, le riprese, le reazioni, i commenti, ma la partita si vince altrove. In Bosnia-Italia il suo compito è un altro: spingere, creare, rifinire. E, se capita, segnare.

L'ULTIMA VIRATA: COME UN MANCINO PUÒ CAMBIARE LA NARRAZIONE
Dopo giorni di «rumore» e parole inquinate dal sospetto, il calcio torna a fare il calcio. Federico Dimarco, «il panettiere degli assist», per usare una metafora perfetta, avrà in Bosnia–Italia due missioni: 1) usare il proprio piede per addomesticare un ambiente che si preannuncia «infernale»; 2) ricordare che l’Italia che crea tanto da palla inattiva e traversoni felpati diventa più pericolosa e, soprattutto, più «serena». Nel suo piccolo, un assist è spesso l’atto più «altruista» del gioco. E se è vero che una parte del Paese non gli ha perdonato un’esultanza di pancia, proprio un assist, un gesto per gli altri, è la miglior risposta. Conta il tabellino, certo. Ma a fine serata conterà, più di tutto, la direzione in cui si sarà spostata la storia: lontano dal telefono, di nuovo dentro al campo. Con un mancino che, quando parte, somiglia più a una firma che a un cross.

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